TERZA PUNTATA. EnergetiKa Ambiente, l’azienda che ha fatto girare la testa a Carlo Marino. Pizzimbone in amore con Marcello Dell’Utri e a Saint Moritz con Barbara D’Urso

CASERTA (Gianluigi Guarino) Pizzimbone, chi era costui? O meglio, chi erano costoro? L’ormai proverbiale interrogativo di don Abbondio dura, ai tempi della rete globale, giusto il tempo di quattro ticchettii sulla tastiera di un pc. Digitando sulla tastiera il cognome Pizzimbone, salta fuori, su questi due fratelli di origine piemontese, ma che hanno piantato le tende nelle tante bellezze del Ponente Ligure, una vera e propria enciclopedia.

“AMBIENTE 2.0”, LA SECONDA VITA DEI PIZZIMBONE E LA FAVOLA DI…BIANCAMANO –  Sempre camminando a ritroso, nel flashback di questa sorta di film, che avrebbe tutto, peraltro, per diventare veramente tale, dai tempi del presente a quelli del passato, vi sveliamo che il consorzio “Ambiente 2.0″, di cui fa parte la EnergetiKa Ambiente, aggiudicataria provvisoria dell’appalto di Caserta da 116 milioni di euro, nasce sulle ceneri lasciate da quello che era diventato un vero e proprio gigante della raccolta rifiuti in Italia: il gruppo Biancamano.

Ambiente 2.0 è una reazione di sopravvivenza delle antiche rendite di posizione conquistate da Biancamano, soprattutto grazie a una fitta rete di ammanigliamenti politici. Un gigante dai piedi d’argilla, se è vero come è vero che, terminata l’epoca dei governi Berlusconi, si trovò colmo di debiti fino alla testa, che le mutate condizioni politico-istituzionali, rendevano impossibili da fronteggiare.

Biancamano, come capita spesso in Italia, era stato dipinto come un modello d’eccellenza, al punto che, come gruppo d’imprese, era stato il primo soggetto giuridico ed economico del settore esclusivamente impegnato nell’ambiente, nella raccolta della monnezza, ad essere quotato in borsa. Un atto di spavalderia che, come vedremo poi, finirà per ritorcersi contro ai Pizzimbone.

Biancamano non è una parola utilizzata casualmente quale ragione sociale di questa mega azienda. Il bianco evocava il colore, o il non colore, storico della Democrazia cristiana. Dai partigiani bianchi col fazzoletto azzurro in poi, era stato sempre il simbolo dell’anticomunismo, l’alternativa realmente democratica al progetto rivoluzionario rosso. Un modello esportato in quel che è stato un’espressione economica e politica, una cinghia di trasmissione del Partito comunista e della Sinistra in generale: le cooperative rosse. Forti, dominanti nelle regioni del centro Italia. Rispetto a queste la DC, pur non eguagliandone la qualità amministrativa, mise in piedi le cooperative bianche. E Biancamano è stata una filiazione di questo modello. Sul significato di mano, ci autocensuriamo altrimenti cominciamo a far battute e non la finiamo più, tra “mano morta”, “mano lesta” e tutte le altre “mani” ulteriormente citabili.

Il gruppo Biancamano era composto da Aimeri ambiente e Ponticelli. Aimeri è, o meglio, era un brand storico delle aziende impegnate nei rifiuti, pensate un po’, già costituita nel 1973.

Ora, bando a questo nostro gioco di voler mantenere velate gli elementi di identificazione più concreti ed evidenti dei due fratelli lugro-piemontesi. E’ il momento di toglierlo questo velo davanti a Giovan Battista e Pierpaolo Pizzimbone, il cui trampolino verso la “superfigata” della quotazione in borsa, fu proprio rappresentato dall’acquisizione di Aimeri, che, al di la della sua anzianità di servizio, era un’impresa in netta difficoltà. Ad Aimeri unirono la Ponticelli srl, addirittura ancora più antica della prima, dato che era stata fondata nel 1970, e che era stata un punto fermo nel Ponente Ligure relativamente all’attività di smaltimento dei rifiuti a Savona, Imperia e dintorni, con ben 44 comuni serviti.

L’INCONTRO CON CLAUDIO SCAJOLA E L’INGRESSO NELLA STANZA CELESTE DI MARCELLO DELL’UTRI – I Pizzimbone erano arrivati in questa zona perché avevano condiviso la storia di Forza Italia, dai primi fino agli anni d’oro, ed erano diventati degli autentici fedelissimi di un super potente, Claudio Scajola, già ministro degli Interni, poi ministro delle Attività Produttive, coinvolto nello scandalo degli appartamenti vip in zona Colosseo donatigli da imprenditori amici, ma ancora oggi titolare di una forza elettorale e di un potere rimasto (quasi) intatto al punto che, poco tempo fa, ha rivinto le elezioni comunali di Imperia dove oggi svolge la funzione di sindaco. Scajola ha posizionato il sempre freschissimo Pier Paolo Pizzimbone al comando di Fratelli d’Italia, uno dei partiti del centrodestra che il politico ligure ovviamente controlla in quella zona molto amena dell’Italia, che oltre a Imperia, comprende storiche località come Sanremo, Alassio, Albenga, eccetera.

Il grande salto di qualità, l’incremento esponenziale dei fatturati di Biancamano, soprattutto nella sua espressione più avanzata ed esposta, quella di Aimeri, avviene quando nei circuiti politico-economico-goderecci di Forza Italia, il piacione Pier Paolo Pizzimbone viene introdotto nelle stanze celesti precisamente nella stanza seconda per importanza solo a quella del Cavaliere: Pizzimbone non solo conosce Marcello Dell’Utri, ma ne diventa un puupillo. Una relazione che si interrompe quando l’ideologo di Berlusconi va in carcere per scontare la pena definitiva incassata per reati di mafia, ma se Pizzimbone non vede più Marcello Dell’Utri, la famiglia di quest’ultimo resta molto interessata ai super ricchi imprenditori del settore dei rifiuti.

Chi ha seguito la nostra inchiesta per intero, a partire dalla seconda puntata (CLICCA QUI), ha incrociato infatti, nella narrazione, Alberto Dell’Utri, fratello di Marcello e ottimo amico di quel Carmelo Paratore, figlio di Mino Paratore, considerato dalla dda di Palermo vicino al clan Santapaola. Alberto Dell’Utri incontra a Roma Carmelo Paratore insieme al vice presidente di un’associazione per l’amicizia italo-turca per propiziare la scalata della famiglia siciliana nel paese di Erdogan, dove i Paratore volevano costruire una mega discarica.

LO SBARCO IN SICILIA DEI PIZZIMBONE. LI’ E’ ANDATO ANCHE CARLO SAVOIA. UN CASO?  – Con Marcello Dell’Utri, Pizzimbone non fa certo chiacchiere. Si mette a disposizione sotto ogni punto di vista e il suo nome affianca proprio quello di Dell’Utri come fondatore dei “Circoli della Libertà”, una delle tante idee pre-elettorali usa e getta di Silvio Berlusconi. Pizzimbone, naturalmente insieme a Scajola a cui doveva con molta probabilità la conoscenza del politico siciliano, in carcere da qualche anno per scontare una pena definitiva per mafia, si occupò direttamente e in via esclusiva di questa operazione politica che Berlusconi aveva affidato al suo amico più fedele. Da quel momento, i Pizzimbone sbarcano in Sicilia. In quel contesto, dove per imprenditori non indigeni, addirittura del nord, non era certo semplice affermarsi nelle procedure di appalto per servizi ad altissima percentuale di lucro, il gruppo Biancamano fa man bassa, diventando un riferimento stabile del cosiddetto management dell’Ato rifiuti e anche di molti comuni, tra cui quello popolosissimo di Marsala. Situazione non di certo serena ma comunque sempre protetta da chi ha avuto in mano la potestà dell’amministrazione cittadina.

QUEL FLIRT CON BARBABA D’URSO CON VACANZE SULLE NEVI VIP DI SAINT MORITZ – E’ questo il periodo del grande successo. Mentre Giovan Battista appare come uomo più misurato, il germano piacione coglie al volo le possibilità epicuree offerte dal carrozzone forzista. I giornali del gossip segnalano, con tanto di fotografia, un suo flirt con Barbara D’Urso, una che ha sempre vissuto, al di là delle sue capacità professionali, dentro ai processi premiali, alle crescite aziendali determinate da Silvio Berlusconi nelle sue televisioni. Nell’inverno 2009, il settimanale Chi uscì in edicola con in copertina le foto di una settimana bianca a Saint Moritz, dove l’imprenditore sarebbe andato con un jet privato assieme alla conduttrice televisiva. Un gossip che, eleganza galante, Pier Paolo Pizzimbone, aveva poi smentito.