118 A CASERTA, PERICOLO MORTALE. La TAC si rompe e restano ambulanze bloccate per ore, mentre altre persone chiedevano aiuto

19 Luglio 2026 - 11:33

L’incidente di Mondragone è stato solo l’inizio. Il vero caos è esploso dopo: radiologia fuori uso, pronto soccorso intasato, barelle “sequestrate”, nessuna sedia per chi attende

CASERTA – Quella di stanotte è stata una notte che resterà a lungo nella memoria degli operatori del 118. Non solo per il grave incidente sulla Domiziana, con due giovani fidanzati in moto finiti in codice rosso. Ma per tutto ciò che è accaduto dopo. E che la stessa governance delle emergenze, con un primis il dirigente Roberto Mannella, non vuole che venga raccontato, così come dimostra quella lettera che diffida i sanitari e gli operatori del 118 a raccontare, a denunciare quello che succede- CLICCA E LEGGI.

L’emergenza è iniziata con lo schianto. Poi, il caos. I due ragazzi sono stati caricati in ambulanza e indirizzati verso la clinica Pineta Grande, sostanzialmente abbandonata al suo destino dopo che per anni – e ancora oggi – si è occupata di prestare il servizio di emergenza, come unico avamposto sanitario dell’intero litorale.

Ma una volta arrivati, l’incubo è continuato: la TAC non funzionava. Radiologia fuori uso. Nessuna possibilità di fare gli accertamenti necessari. Così le ambulanze, compresa quella partita da Mondragone, hanno dovuto invertire la rotta e dirigersi verso l’ospedale di Caserta.

E qui è andata anche peggio. Il pronto soccorso di Caserta, già sotto pressione, si è intasato immediatamente. I mezzi di soccorso sono rimasti bloccati dalla mezzanotte fino alle sei, alle sette del mattino. Ore e ore di attesa, con i pazienti in barella e gli operatori impossibilitati a ripartire per altre emergenze, senza neanche un posto dove appoggiarsi, aspettare in maniera consona. Nel frattempo, sul territorio, altre chiamate attendevano risposta.

Una guerra tra poveri in cui le liti tra personale delle ambulanze e medici del pronto soccorso sono all’ordine del giorno.

Tra poveri, ma non certo in senso economico o morale, bensì tra operatori che con pochissime persone in servizio e mezzi scarsissimi devono portare avanti un’intera sistema sanitario. E allora quella richiesta di silenzio, quella censura che il dirigente 118 dell’ASL Caserta, Roberto Mannella, spinge verso i lavoratori del servizio di emergenza ha un valore diverso. Non la fuga si notizie in senso stretto, ma più un modo per evitare che certe criticità, drammatiche e croniche, finiscano sulle prime pagine dei giornali.

Una notte d’estate, con il caldo e l’afflusso di turisti, è bastato un guasto alla TAC per far crollare l’intero sistema. Ambulanze chiamate da postazioni lontanissime, arrivate dopo un’ora, con il rischio concreto di mettere in pericolo la vita dei cittadini. E operatori esausti, lasciati soli a gestire l’ingovernabile.