Nel nostro giro di opinioni sul nuovo impianto che l’amministrazione vuole costruire a Ponteselice, abbiamo ascoltato un altro esponente dell’opposizione, che ha molto lavorato nell’ultimo periodo alla conoscenza del problema

30 Marzo 2018 - 00:00

CASERTA (Ka.Pr.) Antonello Fabrocile di professione fa l’avvocato. E’ abituato dunque a lavorare sui documenti e onestamente va riconosciuto che sulla questione del biodigestore al centro del dibattito cittadino in questo periodo, ha costruito delle convinzioni basate sulla conoscenza.

Lui è contrario all’impianto ed è ancora più contrario alla sua localizzazione in via Ponteselice. Distingue solo in termini formali, ma non sostanziali la citata posizione da quella di Speranza per Caserta, gruppo del quale ha fatto parte in consiglio comunale e dal quale però si è staccato per tutta una serie di vicende che abbiamo già raccontato in passato.

In questi giorni abbiamo ascoltato tante voci, abbiamo trasmesso la diretta video della conferenza stampa di Speranza per Caserta e dei 4 sindaci, ancora disponibile sulla nostra pagina facebook. Ora diamo spazio a Fabrocile prima di ospitare anche il legittimo diritto di replica del sindaco Carlo Marino.

Allora,

consigliere, ci spieghi quello che sa e quello che vuol dire.

Partiamo

dai fondamentali perchè ho l’impressione che in tanti non abbiamo capito assolutamente di cosa si stia parlando. Un impianto di biodigestore è un sistema che trasforma scarti organici in biogas cioè una miscela di metano ed anidride carbonica con la presenza di gas minori, ad avviso di molti studiosi, nocivi. Non opera attraverso un processo di combustione, in poche parole non brucia i rifiuti come capita con un termovalorizzatore o inceneritore che dir si voglia, stile quello di Acerra, ma attraverso un lavoro di colonie di batteri. In pratica, è una sorta di grande vasca di compostaggio dove vengono fatti marcire i composti “umidi” della raccolta differenziata, gli scarti delle lavorazioni alimentari con dei batteri digestivi artificialmente immessi”.

Ma di un impianto a Ponteselice non si parla da oggi. In molti hanno colto delle contraddizioni nella posizione di chi al tempo dell’amministrazione Del Gaudio era maggioranza e oggi è minoranza.

In effetti è così. Ponteselice era una località individuata gia’ ai tempi della amministrazione Del Gaudio e contro la quale l’opposizione di allora, e ora maggioranza, indirizzò gli strali del suo dissenso. Stupisce che la maggioranza di oggi dopo essersi opposta al progetto della giunta Del Gaudio, riproponga una tale struttura in una zona così densamente popolata e a due passi da un bene Unesco come la Reggia di Caserta.

La scelta di Ponteselice rappresenta l’elemento polemico più forte in questa vicenda. Qual è il suo punto di vista?

“L’area ipotizzata si trova a circa 800 metri dalla Stazione di Caserta, Terminal Turistico della Reggia, e da Piazza Carlo III, e a distanze pari o minori dai centri abitati di Recale, Casagiove, San Nicola e Capodrise e dal popolosissimo Quartiere Acquaviva”.

Per cui…

Caserta è una città principalmente fondata sul turismo grazie alla Reggia (a poche centinaia di metri in linea d’aria dalla località Ponteselice) e che nell’ultimo periodo sta avendo un incremento di presenze di visitatori anche grazie ad una politica attenta di rilancio. Per questo motivo il biodigestore potrebbe arrecare:

1) disagi di mobilità sulle due principali arterie viarie, Via Nazionale Appia e Viale Carlo III, e rispettivi sbocchi autostradali, che si collegano con la località Ponteselice, causati dal transito degli innumerevoli veicoli che trasporteranno i rifiuti all’impianto provenienti da tutta la Campania;
2) criticità ambientali e sanitarie.”

Fabrocile, ritorniamo sul discorso della presunta pericolosità per la salute dell’impianto. Ci spiega su quale base scientifica lei poggia questa tesi?

Secondo studi onorevolissimi, un biodigestore non e’ affatto innocuo. La fermentazione anaerobica favorisce la produzione di batteri sporigeni anaerobi come il clostridium botulinum che, attraverso il digestato sparso sui campi come concime può determinare problemi anche mortali negli animali d’allevamento e anche per le persone. I digestori non riescono a neutralizzare completamente i batteri presenti, in particolare, come già detto, i clostridi che sono batteri termoresistenti (a questa famiglia appartengono i batteri che provocano botulismo e tetano). Nel processo anaerobico di produzione di biometano si creano nel digestore le stesse condizioni favorevoli allo sviluppo delle spore, presenti sia nella produzione dell’insilato, sia nell’apparato digerente dei ruminanti. Questi batteri sono presenti nel digestato finale, cioè nello scarto dei digestori che viene successivamente spacciato come compost da smaltire nei
terreni agricoli. E i terreni sani diventano a rischio contaminazione”.

Come tradurrà queste sue posizioni in atti concreti all’interno del consiglio comunale?

Il nostro territorio già profondamente colpito da fonti inquinanti andrebbe maggiormente salvaguardato, dunque chiediamo uno stop alle decisioni solitarie. Le scelte per il futuro del territorio vanno assolutamente condivise perchè in questo caso, c’è stata una totale assenza di confronto.