CAMORRA & RIFIUTI. Ecco perché per il Consiglio di Stato Termotetti e Nova Ecology sono la stessa cosa. QUESTIONI DI FAMIGLIA

PIEDIMONTE MATESE (g.g.) – La notizia è già nota ed è inutile re-declinarle i fondamentali. La Nova Ecology s.a.s. si è vista revocare l’appalto per la raccolta dei rifiuti sia dal comune di Piedimonte Matese che da quello di Casagiove, dove resta in regime di proroga in attesa della nuova gara.

Oggi vogliamo regalare ai nostri lettori un approfondimento, in modo che possano capire per quale motivo si dice che la Nova Ecology non è altro che una riedizione, nemmeno troppo ben mascherata, dell’ormai rottamata Termotetti, per la quale, com’è noto, per una serie di motivi riconducibili all’indagine che ha portato all’arresto tempo fa del suo patron Luigi Imperadore, ma anche ai suoi rapporti diretti e acclarati con la Impresud di Francesco Iavazzi, definitamente interdetta con sentenza del Consiglio di stato, è stata messa fuori gioco (fuori dalla white list) della Prefettura di Caserta.

A guardare le due visure camerali, gli atti e le persone che le compongono, sembra che non possano sussistere dubbi sulla riconducibilità di Nova Ecology a Termotetti. Eppure, com’è capitato tropee volte anche in casi simili, il Tar della Campania si è dimostrato di manica larghissima nei confronti di questa nuova società. La quale, colpita a sua volta da interdittiva antimafia, aveva impugnato il provvedimento della Prefettura di Caserta.

Il citato Tar, con sentenza dell’11 luglio 2018, ha annullato il provvedimento di mancato inserimento nella white list. Riavutasi dalla sorpresa, l’Avvocatutra dello stato ha presentato un preciso di ricorso di 17 pagine, di cui potrete leggere in calce a questo articolo, in cui ha raccontato cose semplici, al limite del disarmante.

Punto primo: la famiglia Tedesco, nella specie Silvana Tedesco, moglie di Luigi Imperadore è a pieno titolo dentro la società della Nova Ecology, nella veste di socio titolare del 40% delle quote. Un altro 40% è nelle mani di Angelina Tedesco, sorella di Silvana e moglie di Angelo Di Chello, ex amministratore della Termotetti. Per cui, il fatto che nella compagine societaria non ci sia Luigi Imperadore o anche la cognata Antonella tedesco, entrambi colpiti da ordinanza di custodia cautelare, non può configurare, aggiungiamo noi per logica, non solo per diritto, che Imperadore e Di Chello non esercitino il controlla sulla Nova Ecology tramite le proprie moglie, che nasce da una cessione della Termotetti s.a.s.

Pensate un po’ che il Tar della Campania si è messo a guardare il cambiamento di sede e altre pinzillacchere per trovare una motivazione a supporto della sua sentenza che ha annullato il provvedimento della Prefettura di caserta. Va da sé che, come è successo decine di volte, il Consiglio di Stato ha già cominciato a smentire il Tar, visto che il 14 dicembre ha emesso un’ordinanza, il cui testo integrale troverete qui sotto in calce, sotto alle 17 pagine del ricorso dall’avvocatura dello Stato, con la quale sospende gli effetti della sentenza del Tar campanaria, ricostituendo, in pratica, in attesa dell’esito finale dell’udienza di merito, già fissata a Roma per il prossimo 21 marzo, l’interdittiva antimafia a carico della Nova Ecology. Per il Consiglio di Stato esiste pienamente quel fumus bonis iuris, presupposto fondamentale per l’emissione di un provvedimento cautelare di sospensione degli effetti della sentenza del Tar “in considerazione della riconducibilità anche della nuova compagine sociale allo stesso nucleo familiare e dei rapporti da questo intrattenuti con Impresud s.r.l. “.

Questa motivazione sembra ipotecare, già da ora, anche l’esito del giudizio di merito. In poche parole, il prossimo 21 marzo, anche la Nova Ecology rischia di essere rottamata.

Mentre, ancora oggi, il comune di Casagiove può sempre affermare che manca il pronunciamento concreto del Consiglio di Stato, dal 22 marzo, qualora il ricorso del Ministero degli Interni e della Difesa, presentato attraverso l’Avvocatura, venisse accolto anche nel merito, si troverebbe nella stessa condizione in cui, un anno fa, finiva il comune di Caserta, che firmava la prima di 12 mesi di proroghe a favore di Eco.Car già al tempo definitivamente interdetta per effetto di una sentenza di merito passata in giudicato dal Consiglio di Stato.

 

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