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CARCERE DI S.MARIA C.V. Nuovi disordini e mezza rivolta, mistero e bocche cucite. Ma il maxi processo alle guardie non diventi pretesto per certi detenuti

17 Marzo 2023 - 11:51

Nella giornata di martedì il carcere di S.Maria C.V. sarebbe stato teatro di una attività non ortodossa da parte di alcuni detenuti.
Chi conosce la nostra prosa si renderà conto che una locuzione come quella appena utilizzata e che non appartiene al nostro DNA è frutto solo della prudenza derivata dal fatto che non abbiamo ancora ricostruito con precisione i fatti avvenuti in un contesto delicatissimo nel bel mezzo del processo iniziato da qualche mese nel Tribunale di S.Maria C.V. che vede imputanti più di 100 persone tra genti di Polizia Penitenziaria, dirigenti regionali e interni al carcere del Dipartimento amministrazione Penitenziaria (o Dap che dir si voglia).
C’è chi parla addirittura di una mezza rivolta di agenti sequestrati per qualche minuto e di una difficile opera per riportare la situazione sotto controllo.
Altro non siamo ancora riusciti a stabilire con esattezza ma lo faremo sicuramente in queste ore e nei prossimi giorni. La notizia avrebbe già di per sé un significativo peso specifico, figuriamoci ora, cioè nel momento in cui la gran parte della struttura della sorveglianza interna è alla sbarra per gli ormai noti fatti di violenza perpetrati ai danni di diversi detenuti, nei primi giorni dell’aprile del 2020, cioè nel pieno della fase più dura del lockdown pandemico.


Chiudiamo questo articolo con una brevissima considerazione. Se quegli agenti di polizia penitenziaria, se quei dirigenti del Dap hanno sbagliato e hanno compiuto dei reati sarà giusto che ne paghino il prezzo. Certo è che alcune immagini riprese dalle videocamere interne, che costituiscono elemento fondamentale nella formulazione del grave capo di accusa nei confronti degli imputati da parte della Procura della Repubblica di S.Maria C.V. parlano da sé ed evidenziano che sicuramente in quelle concitate ore siano stati compiuti dei soprusi nei confronti dei detenuti e che per questo motivo si è verificata una pesante e inaccettabile violazione dei diritti dell’uomo.


Detto questo, però, non è che il carcere di S.Maria C.V., il regolare sviluppo della sua attività penitenziaria, possano essere condizionati da un riflesso, da una tara, destinati a diventare peccato originale e costituenti uno stabile pretesto utilizzato da alcuni detenuti per dar fondamento e giustificazione ad atteggiamenti che violano le regole degli statuti penitenziari e integrano probabilmente, a loro volta, la commissione di reati non certo irrilevanti.
Ecco perché noi di Casertace abbiamo espresso ferme critiche nel momento in cui abbiamo appreso che qualcuno degli imputati per i fatti dell’aprile 2020 opera ancora, seppur spostato in un’area diversa della struttura carceraria sammaritana, all’interno di quel penitenziario, diventando in questa maniera, di per sé, una sorta di pretesto vivente che, attraverso la memoria ancora fresca, ancora nitida di quelle immagini di cruda e ingiustificata violenza perpetrata da alcuni agenti ai danni dei detenuti, fornisce un facile assist alla strumentalizzazione di quei detenuti che vogliono far casino a tutti i costi, che non vogliono rispettare leggi e norme e che riescono, come dimostrano i fatti dell’altro giorno, a godere di una sorta di regime privilegiato da parte di uno Stato intento ancora a leccarsi le ferite, a processare una parte di sé, in pratica ad utilizzare un sistema di controllo più largo e morbido per soccorrere il proprio complesso di colpa.