CASERTA. FATTOPACE SANTO SUBITO. Finalmente il presidente dei Revisori dei conti afferma che il buco Tari-Ecocar porterà al disastro finale. Una boccata di legalità in un mare di merda

16 Luglio 2020 - 16:37

Il “miracolo”, che va riconosciuto al capo del Collegio dei revisori, è avvenuto l’altro giorno durante la riunione della commissione Bilancio. Ovviamente, il dirigente Franco Biondi, sollecitato a presentare documenti, se n’è fregato come al solito. Perché lui, giustamente, secondo la storia recente di questa città, si ritiene un intoccabile

– Ci dispiace per la premessa che risulterà noiosa ai più. Ma è che ci siamo rotti il cazzo e non è che dobbiamo avere remore scrivendo qualcosa di culturalmente evoluto. Se ve lo volete leggere, ve lo leggete, altrimenti morite ignoranti, tanto questo è il destino della città –

CASERTA (g.g.) – Quando, nel 1975, Gianni Agnelli, nella veste di presidente di Confindustria, e Luciano Lama, segretario generale della CGIL, maggiore sindacato italiano, si accordarono e firmarono il cosiddetto “accordo sulla scala mobile”, foriero della maggior parte dei guai e del disastro economico che si sviluppò in quegli anni, Franco Modigliani, grande economista italiano, riparato negli Stati Uniti dal fascismo e lì stabilitosi dopo che gli furono attribuite le cattedre più prestigiose, forse la più prestigiosa del mondo, quella di Economia del MIT di Boston, tuonò in un fondo a sua firma, scritto praticamente di getto e pubblicato dal Corriere della Sera. Disse che quell’intesa avrebbe distrutto economicamente il nostro Paese perché era semplicemente folle ancorare i salari all’inflazione che, per capirci, potremmo definire live, che si registra in un dato momento. E che quella follia avrebbe creato una spirale devastante, visto e considerato che, come pure un buono studente della Ragioneria sa, i prezzi trovano il loro condizionamento principale nel costo del lavoro, considerato che la produttività ha bisogno di tempi lunghi per modificarsi e crescere. Per cui, con un’inflazione al 10% e dunque con x lire di scala mobile, il costo del lavoro sarebbe salito significamente e ciò si sarebbe ulteriormente scaricato sul prezzo finale dei prodotti. Avvenne esattamente così e dopo due anni l’inflazione varcò la folle soglia del 20%. La storia poi continuò con Ezio Tarantelli, allievo prediletto di Modigliani e ucciso dalle Brigate Rosse all’interno dell’università La Sapienza di Roma, e con Bettino Craxi, che modificò, nel segno del progetto del citato Tarantelli, la scala mobile, ancorando l’aumento dei salari, non all’inflazione in corso, ma a quella programmata anno per anno e sigillata da un accordo con le parti sociali. I comunisti presero le firme ma al referendum persero e la scala mobile finì definitivamente in cantina, nell’ufficio delle cose (fortunatamente) perdute qualche anno dopo anche grazie al ministero di un altro grande economista, cioè Carlo Azeglio Ciampi.

Ora, paragonare Franco Modigliani, Enzo Tarantelli e il dibattito di quegli anni sull’inflazione galoppante che aveva poi come conseguenza un aumento esponenziale della disoccupazione, alle misere, banali vicende del comune di Caserta è letteralmente sacrilego. Però, pensando a quello che il signor Franco Biondi ha fatto quando, nel pieno di una crisi economica e finanziaria del capoluogo, ha garantito a quelli di Ecocar un non meglio precisato adeguamento Istat nella già enorme rimessa mensile superiore al milione di euro che il comune fa planare sui conti corrente dell’azienda dei Deodati, l’idea di quegli anni è riaffiorata da sé. E’ vero che l’Italia sparava, che il terrorismo braccava gli industriali, ma è anche vero che quell’accordo rappresentò, non una resa incondizionata non ai diritti sacrosanti dei lavoratori, ma una totale dissennatezza che avrebbe portato di lì a poco alla polverizzazione del tessuto socio-economico del Paese, alla chiusura di tantissime aziende, alle prime migrazioni delle stesse in lidi stranieri più sicuri e accoglienti e dunque carovane intere di nuovi disoccupati o di disoccupati destinati a rimanere tali anche se non avevano mai lavorato.

Quel fatto dell’Istat e di Ecocar, ovviamente sottovalutato da tutti, rappresentò per noi l’ennesima prova del fatto che a chi governa questa città non gliene frega un benemerito cazzo del bene comune, mentre gli “frega”, eccome se gli “frega”, degli interessi particolari, di garantire tranquillità ad aziende che poi trovano il modo di sdebitarsi con la politica attraverso assunzioni o altro. E allora, dopo aver bacchettato per l’ennesima volta Giuseppe Fattopace, presidente dei Revisori dei conti operanti al comune di Caserta (LEGGI QUI LA BACCHETTATA), è giusto ed equo per gli stessi motivi che ci avevano indotti a impugnare lo scudiscio, riconoscergli ora il fatto di essere stato qualche giorno fa l’autore di un gesto storico.

Eh sì, perché al comune di Caserta, come capita da più di dieci anni, è perfettamente normale che nel corpo del bilancio di Previsione si scriva che dalla Tassa Rifiuti arriveranno entrate per 50/60 milioni di euro ed è perfettamente normale che poi in sede di Consuntivo si registri un gettito effettivo mai superiore al 65% e nell’ultimo caso di poco superiore al 50%.

Dunque, è normale come normali furono considerate le conseguenze di quel patto tra Agnelli e Lama, che il comune di Caserta abbia accumulato 60, 70 o forse 80 milione di euro di debiti, visto e considerato che una ben magra percentuale di quegli incassi non riscossi sono entrati per effetto di procedure coattive, che poi si capisce anche perché la Publiservizi ha voluto (e ha ottenuto) una percentuale record per quel che riguarda la provvigione sulle entrate volontarie, cioè frutte di un atto di diligente pagamento effettuato dal cittadino contribuente. Va riconosciuto, dunque, a Fattopace di aver detto una cosa che altrove sarebbe perfettamente normale e su cui ogni Collegio dei revisori avrebbe dovuto calare la sua mannaia, erogando pareri negativi e non quelle filastrocche confezionate a tavolino in cui, da un lato si dice tutto il male del mondo di un bilancio, dall’altro lo si approva, magari con qualche riserva.

Nel corso della riunione della commissione Bilancio, Fattopace ha spiegato il motivo per il quale lui, da presidente dei Revisori, ha espresso parere negativo su un Consuntivo che il prossimo 24 luglio arriverà il consiglio con il placet a maggioranza, e con il voto negativo del presidente, da parte del Collegio dei revisori dei conti. Su queste cose dovrebbe intervenire la magistratura, quella contabile ma forse anche quella penale. Perché bisognerebbe chiedere al presidente Fattopace quali siano le sue riserve e quanto gravi si configurino per giustificare la serissima decisione di non approvare un Consuntivo.

Probabilmente non accadrà nulla neppure questa volta e quindi Carlo Marino, che ha battuto il record delle diffide perché in questi 4 anni non ha approvato un solo Bilancio senza che la Prefettura abbia dato i suoi (pur comodi) ultimatum e che questi arrivassero dopo una serie di (ancor più comode) proroghe garantite dal governo, supererà anche questo ostacolo perché qui da noi non esistono né pesi, né contrappesi. E siccome non esistono, non esiste neppure la democrazia.