CLAMOROSO. Il legale di Michele Diana accusa la Dda: “Ha pubblicato una testimonianza che il mio cliente aveva ritrattato”. Con tutto il rispetto, avvocato, lei sbaglia e piuttosto clamorosamente

22 Maggio 2020 - 15:30

Alla C.A. Direttore Testata Giornalistica On line Caserta C’è
Oggetto: Articolo “Camorra e mortadella. Il pentito: ai Casalesi il business della costruzione. I clan napoletani si vendettero tutti i posti di lavoro a 3 mila euro”.

Il sottoscritto avvocato, difensore di Diana Michele n. il 31/7/73 a San Cipriano d’Aversa (CE), potenziale parte richiamata dall’articolo summenzionato, con il presente arto, rendo noto che il proprio assistito precisa di:

– Disconoscere le dichiarazioni rappresentate nell’articolo citato;
– Non aver mai aderito ad alcun programma di collaborazione con la Giustizia;

Tanto premesso, il sottoscritto avvocato chiede che venga data notizia e pubblicità alla precisazione dell’articolo citato.

 

Gentile avvocato, quelle dichiarazioni sono state pubblicate su un solenne atto erogato con le insegne della Repubblica Italiana, con la firma di un giudice appartenente alla medesima Repubblica. Noi ci siamo limitati a riportarle integralmente come fatto cronistico attinto da una fonte che definire ufficiale e istituzionale è poco. 

Naturalmente, dopo aver effettuato le dovute verifiche, non avremo difficoltà a pubblicare integralmente anche il suo scritto. 
Peraltro, questa ordinanza è datata 6 novembre 2018. Siccome è stata notificata a ognuno degli indagati coinvolti, lei ritiene che attraverso i loro avvocati questi abbiano bisogno di leggere l’articolo di CasertaCe per introitare le dichiarazioni di Michele Diana riportate nel corpo di questa ordinanza? Comunque, ripetiamo, nessun problema a pubblicare integralmente questo suo scritto con cui lei, badi bene, avvocato, non parla di ritrattazione ma di disconoscimento, proiettando un velo d’ombra sull’attività della magistratura inquirente e degli uomini della polizia giudiziaria che con questa hanno sviluppato l’indagine. 
Cordiali saluti
Salve,
il Cliente e men che mai il sottoscritto non hanno niente, infatti, nei vostri confronti. Tali dichiarazioni, già abbondantemente ritrattate, non potevano e non dovevano confluire in un atto giudiziario, poiché inutilizzabili e poiché pericolose per l’incolumità del dichiarante. La diffusione su di una nota testata giornalistica non è altro che un grave peggioramento di un danno che la DDA ha già potenzialmente causato con l’inserimento della stessa negli atti propalati.
Spero che non si portino il Diana Michele sulla coscienza e provvedano alla sua sicurezza, in quanto non beneficiante di alcun programma di protezione e recluso a casa in detenzione domiciliare. In poche parole in attesa di esecuzione…
Ad ogni buon conto, per sua informazione, ho già provveduto a ri-comunicare formalmente la ritrattazione anche alla DDA, facendo loro da promemoria.
Confido nel suo operato.
Buona lavoro.
Avv. Gennaro Caracciolo
LA SECONDA REPLICA DI CASERTACE – Sa, avvocato Caracciolo, lei ha messo nero su bianco notizie molto interessanti. Interessanti e anche piuttosto gravi, visto che addebita alla Dda la pubblicazione delle dichiarazioni del suo assistito e che il suo assistito avrebbe ritrattato ben prima dell’emissione dell’ordinanza di cui stiamo discutendo, risalente la novembre 2018.
In termini strettamente formali, lei sicuramente saprà che le ordinanze le possono scrivere solamente i giudici e non i magistrati inquirenti, che si limitano a presentare alla funzione requirente una richiesta di applicazione di misure cautelari variamente connotate, qualora non imbocchino la strada più soft della “chiusura indagini”, ai sensi dell’articolo 415 bis del codice di procedura penale che vale, come sicuramente sa, quale informazione di garanzia. Per cui, se esiste una responsabilità nella pubblicazione di queste dichiarazioni, questa non è ascrivibile alla Dda, ma al tribunale di Napoli. Lo stato di diritto in cui, almeno ufficialmente, viviamo, anche se non ce ne siamo tanto accorti durante i mesi del coronavirus, dà la possibilità al suo cliente di denunciare formalmente, attraverso lei, comportamenti ritenuti non legittimi o addirittura illegali, quand’anche compiuti da uno dei livelli della magistratura penale. E non ha solamente l’arma di un esposto ad un’altra autorità inquirente, ma può anche segnalare il caso al Consiglio superiore della magistratura che se ha, al suo interno, una “Sezione disciplinare”, ci sarà anche un perché. Comunque, avvocato, raramente, addirittura forse mai in 20 anni di lavoro in questa provincia mi era capitato di leggere una denuncia così forte da parte del legale di una persona coinvolta in fatti di camorra.
Come può constatare, nulla è stato censurato e tutto, come si usa negli stati di diritto di radice liberale, è stato pubblicato. Ovviamente, lei ci ha ingolositi e, dunque, le garantiamo che da domani compiremo un indagine “indipendente”, super partes, autenticamente terza su questa vicenda e, perché no, sulla storia giudiziaria del suo assistito Michele Diana.
Restiamo a sua disposizione qualora volesse aggiungere altro, in modo da rendere più completo e mirato, il nostro lavoro di acquisizione di fatti documentati