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CONCORSI TRUCCATI. Ecco il listino prezzi per entrare nell’esercito o nella penitenziaria: quanto chiedevano i 6 indagati e il bar degli incontri

29 Ottobre 2023 - 11:01

CASERTA – Quarantamila euro. Tanto poteva arrivare a costare un “caffè” e chi lo pagava avrebbe ricevuto garanzie nel superamento dei concorsi per entrare nel corpo dell’esercito o della polizia penitenziaria.

Secondo le fiamme gialle il “caffè” di cui alcuni degli indagati parlavano al telefono altro non era che il denaro che i candidati ai concorsi avrebbero dovuto sborsare.

La Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere ha concluso le indagini preliminari nei confronti di sei persone indiziate del delitto di traffico di influenze. Sei gli indagati: Franco Di Rauso, 57enne di Capua, luogotenente dell’esercito e il fratello Antimo di Rauso, 45 anni, già candidato nel 2022 al consiglio comunale con la lista Oltre, a sostegno della candidata sindaco Carmela Del Basso, referente del centro “Ansi gruppo Capua” struttura che si dedica alla preparazione ai concorsi nelle forze armate.

Tra gli inquisiti anche Emilio Cinquegrana, fisioterapista 51enne di Camigliano e tre appartenenti alla polizia penitenziaria: Roberto Ottati, 50enne di Santa Maria Capua Vetere dirigente presso il provveditorato regionale della Campania, Leo Beneduci 66enne di Roma, ispettore superiore e segretario generale dell’Osapp e Vincenzo Palmieri, 52enne di Teverola, vice ispettore e segretario regionale dell’Osapp. A tutti è contestato il reato di traffico di influenze illeciti.

Per accedere alle procedure ed essere inseriti in graduatoria “bastavano” 15.000 euro, invece, con relativa convocazione bisognava sborsarne 20.000 fino ad arrivare a 30mila o anche 40mila euro, se c’erano da superare caratteristiche fisiche dell’aspirante o imprevisti che in condizioni normali, quindi senza caffè, avrebbero impedito il superamento del concorso.

La consegna del denaro, stando alla tesi dell’accusa, ad Antimo di Rauso avveniva presso il bar Hopera caffè di Capua. Di Rauso successivamente lo avrebbe diviso con altre persone. Resta da accertare dove i soldi ipoteticamente presi dagli indagati siano andati a finire e se effettivamente andati ai componenti delle commissioni dei concorsi.