Il FOTO REPORTAGE. CASERTA saccheggiata. Marino e Biondi peggio di Attila: tra nuovo cemento e volumetrie, palazzi storici sfregiati da palazzinari cialtroni

19 Luglio 2021 - 10:10

Diciannove fotografie integrano il nostro racconto dettagliato di quello che si sta verificando, al cospetto di una Sovrintendenza sempre più ottusa e di una magistratura disattenta.  E Italia Nostra interviene su una nuova porcheria attuata in via S.Carlo, dove l’amministrazione comunale dell’ignoranza storico-identitaria vuol portare addirittura il mare, ovviamente in cemento

 

CASERTA (pasman) – Questa giunta comunale, con la sua spregiudicata politica di aperto sfruttamento urbanistico, sta spolpando la città fino all’osso.  Non c’è spazio, grande o piccolo residuato dalle ampie e dissennate lottizzazioni vecchie e nuove, al centro come in periferia, dove non si stia costruendo e con cubature abnormi. Nuovi, imponenti condomini vengono consentiti in pieno centro, anziché imporre le ristrutturazioni e le riqualificazioni possibili o diradando l’edificato scadente attraverso il suo abbattimento e la destinazione a verde pubblico delle aree così riguadagnate. Gli ennesimi insediamenti commerciali stanno occupando gli ultimi grandi terreni rimasti attorno alla città, la quale è ormai priva di un contesto, di un ambiente naturale significativo. In definitiva, siamo alla distesa di cemento vera e propria, che si accentua nelle frazioni, oramai stravolte, dove si è costruito e si costruisce più che caoticamente. Sul fenomeno nel centro storico, ha detto cose definitive la sezione casertana di Italia Nostra, la quale, in un recente suo intervento a riguardo della realizzazione di un impensabile centro sportivo balneare nella strada cittadina forse più antica, al civico 100 di via San Carlo, si è persino domandata retoricamente e non a caso, “Caserta deleta est ?”.

Sezione che, nel denunciare fondatamente il deliberato stravolgimento dei caratteri urbanistici ed architettonici tipici del capoluogo, ha finanche invocato le “… autorità competenti in materia urbanistica e di tutela dei beni culturali e del paesaggio di accertare la regolarità amministrativa, se non penale delle autorizzazioni rilasciate, e di evitare demolizioni e trasformazioni incongruenti con la tutela dei valori identitari”. Dunque, un riconosciuto sodalizio culturale e di esperti, non certo di facinorosi o di faziosi, si vede costretto, al punto in cui sono le cose e in una città in cui la intellettualità è sostanzialmente defilata, ad un pubblico appello perché cessi lo scempio.

Nelle foto, il civico 100 dove è in costruzione un centro sportivo balneare. In particolare, la struttura in ferro realizzata nel giardino, la quale non sembra conforme  al progetto, e la volta di ingresso rimossa.

Ma, ovviamente, l’appello resta ignorato, come i tanti passati. Chi dovrebbe e potrebbe agire non sembra dare segni di vita: l’amministrazione comunale, giacché prima responsabile di tali scelte edilizie, la soprintendenza di Mario Pagano perché arriva, se e quando arriva, a scoppio ritardato (villa Vitrone o la villetta borbonica di Centurano, docet), la magistratura, che pare non occuparsi in generale di tutto quello che, anche di sconcertante, accade negli uffici municipali.

Sia qui consentita una breve digressione, per questione diretta. Ricorderanno i lettori che il nostro giornale diede per primo la notizia della sbalorditiva costruzione del centro sportivo balneare che stava avvenendo in via San Carlo e dell’irrintracciabile relativa licenza all’albo pretorio. Nei giorni seguenti, emergendo delle perplessità anche sui tempi dei lavori, ci rivolgemmo alla soprintendenza Archeologica, belle arti e paesaggio di Caserta per averne notizie.

I due palazzi di via San Carlo vicini, equivocati dalla soprintendenza di Caserta

In particolare, chiedevamo se esistesse, allo stato della normativa vigente di tutela dei centri storici urbani, uno strumento per impedire che potessero avvenirvi stravolgimenti di tale portata. E se fosse ipotizzabile l’attivazione della procedura contemplata dall’art.14 del codice dei beni culturali e del paesaggio, che assegna al soprintendente la competenza per la dichiarazione di interesse culturale di un bene, anche su richiesta motivata dell’ente territoriale interessato. L’ufficio ci rispose con cortese immediatezza, ma prendendo fischi per fiaschi, perché immaginò che si parlasse del vicino palazzo Alois (quello del famigerato parcheggio interrato), del quale ci disse quello che già sapevamo ed ossia che era già protetto dal vincolo amministrativo del 1990, senza tuttavia annunciare iniziative di tutela sebbene in relazione a tale frainteso.

Facemmo rispettosamente osservare il qui pro quo, ma evidentemente in viale Doueth si fecero spallucce in quanto non risposero più. Il che fu il meno grave perché frutto di mera scortesia, mentre più gravemente significò l’indifferenza, l’insensibilità, improntate alla più ottusa burocrazia, rispetto al tema della difesa del valore storico della strada.

Tornando in tema, conviene passare in rassegna qualcuno dei casi più eclatanti rispetto a quanto sosteniamo sulla stretta speculativa edilizia sulla città, con una premessa.

Il parco pubblico di via Campania, oltre che desolato, ha subito da tempo la rimozione di tutte le giostrine poiché vandalizzate

Caserta, a differenza di moltissimi centri della sua provincia, paesi o città che siano, ed a causa dell’ininterrotto ed incontrollato affarismo edilizio subito, ha un deficit gravissimo di verde. Irrisolto il caso del Macrico proprio perché al centro dei più disparati interessi economici, ha qualche villa o villetta sparse qui e là, tendenzialmente chiuse per incapacità a gestirle, ma soprattutto piccole o di poca ampiezza e quasi sempre poverissime di alberi e vegetazione per il prevalere di cemento e laterizi che vanno sotto il nome di strutture ed attrezzature. Una contraddizione in termini, tanto che ce ne sono alcune che nei mesi caldi sono infrequentabili per il calore che accumulano. Il caso clamoroso è forse la c.d. e contestata villetta Padre Pio. Vi si sta spendendo uno sproposito per una ristrutturazione che ridurrà ulteriormente le superfici di aiuole e piante, ma che si sa già non risolverà il problema del sovraffollamento dovuto alla sua esigua estensione, in quanto poco più di un giardinetto. Riprenderanno così i litigi tra i genitori sulla precedenza dei tanti bambini che si contendono le poche giostrine.

 

LA LOTTIZZAZIONE CONVALLO – Dicevamo dei casi eclatanti. Vediamo. Nella nuova zona ospedaliera, a ridosso della frazione di San Benedetto, in cui non si sono quasi lasciate le strade per la circolazione interna tra i tanti condomini addossati l’uno all’altro, dopo la strabordante lottizzazione Convallo si costruisce ancora sui terreni che avrebbero dovuto restare funzionalmente liberi rispetto al policlinico.

Nelle foto, il palazzo Landolfi-Traettino di via S.Antida e la villetta pubblica confinante, durante la ristrutturazione e nella sua sistemazione attuale

 

…E IN VIA S.ANTONIO – Nella vicina via S. Antonio, caduto un palazzetto d’epoca, anziché dare spazio ad una nuova strada, rispetto all’attuale stradina di poco più di due metri di larghezza, già se ne costruisce un altro.

 

LE OFFICINE OM, S.ANTIDA E PIAZZA CORRERA – In via Roma, il nuovo condominio in costruzione sull’area delle ex officine meccaniche OM, la cui licenza edilizia è anche in questo caso irrintracciabile all’albo pretorio, lascia presagire la stessa fine al vicino caseggiato di bassi edifici, che scommettiamo diventeranno alti non meno che il doppio. Palazzoni fuori misura troviamo in piazza Correra, al posto dello storico palazzo Montagna ed in via S. Antida, il palazzo Landolfi e Traettino.

Proprio di quest’ultimo scrivemmo nel giugno del 2018 per esprimere le nostre perplessità sul fatto che il comune avesse concesso, con molto dubbia convenienza, la disponibilità della confinante villetta pubblica ai costruttori. I quali, assumendo il minimo impegno di manutenere lo spazio, acquisivano il grande vantaggio di valorizzare economicamente di molto i locali terranei, altrimenti ostacolati nell’accesso dalla strada. Difatti, al momento, da come appare, sono state installate tre semplici giochini, ma ha aperto un considerevole bar ed ancora non si sa quando e come quella che fu la villetta sia accessibile al pubblico. Un affarone, per il privato ! Tanto abbiamo scritto negli anni su via S. Augusto, del distributore di benzina, del LIDL, delle compensazioni discutibili degli oneri urbanistici a favore dei privati, a cui è bastato realizzare qualche struttura di pubblica utilità di davvero poco conto, degli pseudo piani di recupero, snaturati al punto tale che attraverso di essi si è combinato di tutto sugli edifici storici del centro, stravolti attraverso lo stilema architettonico del falso storico in voga nei centri commerciali, aggravato dalla ricerca del massimo profitto dalle cubature ammassate ai limiti della vivibilità. Basta guardare, uno per tutti, come è stato conciato il palazzo della posta in piazza Vanvitelli. E per non dire delle soluzioni alla Scatole cinesi: si entra in uno dei palazzi antichi ed in quello che fu il giardino trovi innalzati edifici imponenti, fuori contesto, che impegnano ogni centimetro possibile del terreno di una volta.

Il modello sono stati, nel tempo, il palazzo Leonetti, il palazzo della provincia sul corso Trieste e tanti altri ed oggi l’inqualificabile pratica è pacificamente in atto con il poco che ormai resta.

E la elencazione potrebbe continuare, ma ne facciamo grazia ai lettori, che, da casertani, ben conoscono quello che sta accadendo nel capoluogo.

Nelle foto in basso, un cantiere nella nuova zona ospedaliera e l’area prima della lottizzazione

Il cantiere di via Roma. Le ex officine OM saranno sostituite dall’edificio rappresentato nel rendering, di volume enormemente aumentato. Nell’immagine a seguire, il vicino caseggiato di via Renella, che, ci scommettiamo, farà la stessa fine

Sotto, il palazzo di via S.Antonio, nella frazione di San Benedetto. Abbattuto perché in stato di abbandono e pericolante, sarà sostituito con un nuovo edificio, benché in una strada che supera appena qualche metro

In basso, uno dei tanti casi di palazzi nuovi costruiti nei giardini di quelli storici. Nelle foto a seguire, alcuni dei  giardini tipici ancora scampati…