L’EDITORIALE. Il comune si è venduto la città ai potenti dell’Interporto. Dopo Gomorra, scriviamo noi SODOMA SENZA VASELLINA

Di Gianluigi Guarino

 

Questo che vedete in alto è il famoso articolo 5 della Convenzione tra il comune di Marcianise e Interporto Sud-Europa, su cui molto stiamo insistendo ultimamente e confezionato da abili alchimisti, i quali hanno votato la loro vita imprenditoriale, non ad una dura, strenua battaglia finalizzata a ottenere grandi risultati dentro all’intransigente rispetto del diritto e anche di quelle regole che, se non sono oggetto di codici e leggi, definiscono, comunque, un minimo di standard etico collegato al pubblico interesse.

Dunque, leggete, e leggete bene: la corresponsione della prima delle 120 rate, che l’Interporto dovrà versare nelle casse del Comune è, dunque, in quotaparte nelle tasche dei cittadini, partirà “dalla data di rilascio dell’ultimo provvedimento richiesto“.

Attenzione, nell’articolo 5 si parla di “provvedimento in generale”, non, dunque, di un provvedimento ben preciso e declinato. O meglio, così quasi ci chiede di interpretarlo, perché la trappola e la fregatura stanno proprio nella abile utilizzazione dello strumento lessicale.

Procediamo con ordine. Questo è “l’ultimo provvedimento” dal cui rilascio dipende l’inizio del pagamento rateale: “Ritiro autorizzazione commerciali all’apertura di grandi strutture di vendita”.

Messa così uno è portato a immaginare la figura di un omino con un mini farfallino, epigonino del presidente Ise De Biasio.

A un omino laborioso che, una mattina, sale le scale del Comune e ritira, in una sola soluzione, le autorizzazioni commerciali di cui sopra.

Dobbiamo trattenerci per evitare di scrivere parole gravi. Il meccanismo dell’erogazione delle licenze commerciali è, infatti, costituito da una struttura giuridica endoprocedimentale che poi si apre nella erogazione della concessione commerciale.

Un processo che, in poche parole, parte da una e una sola istanza e arriva alla concessione della medesima. Poi ci sarà una seconda, una terza, fino ad una N procedura, ognuna collegata a una singola richiesta di concessione commerciale, ognuna, in tutta evidenza, fine a se stessa.

Per cui i marcianisani non sanno e non sapranno quando comincerà ad entrare un solo euro nelle casse del Comune.

Ecco qua, è arrivato il solito Guarino screditatore. Corro a indossare la toga di difensore di Lucifero e mi contesto: “Guari’, ma se sono solo due o tre le istanze per le licenze commerciali, perché fai tutto ‘sto casino, dato che conoscendo bene i padroni dell’Interporto, questi hanno già chiuso la partita con le aziende interessate, che a Marcianise vogliono piantare le loro tende massimo entro un anno, e non certo all’inizio del quarto millennio?”

Due o tre…?Col piffero! Sono dodici, come dimostra la tavola che pubblichiamo.

 

I dodici lotti

 

E vai con il Divo Giulio: “A pensar male si fa peccato, ma spesso ci si indovina“. E, aggiugiamo noi, con quelli dell’Interporto ci si indovina quasi sempre.

Vuoi vedere che 11 interventi che servono per il business dai valori aggiunti esponenziali, dal costruito al venduto e che l’ultimo intervento, magari il più sfigato di tutti, non incroci mai una procedura di istanza al Comune di Marcianise, in modo tale da non chiudere e definire il quarto provvedimento, quello che obbliga l’Ise a cominciare a pagare le rate?

Per cui, questo dodicesimo intervento diventa, a nostro avviso, la meritatissima sodomizzazione del popolo marcianisano, il quale, al di là delle macchie di machismo che affiorano qua e là, sta dimostrando di godere di questa speciale e particolare pratica contro-natura.

Ordunque, se il clonatore con lo sguardo tenebroso ha scritto Gomorra, noi possiamo completare la metafora biblica scrivendo Sodoma e dedicandolo l’opera al popolo marcianisano, che ha rinunciato, per questo piacere, finanche alla vasellina.