ELEZIONI POLITICHE “Familismo amorale”: Franceschini candida la moglie, a purpetta e Mastella sono dei signori. Graziano, Traettino, Sgambato e Pignetti…

7 Agosto 2022 - 13:06

Il teverolese, per la cui elezione Letta “farà fuori” Oliviero e Del Basso, sognava un tris di gregari con Zannini. Si dovrà “accontentare” di…

 

CASERTA (g.g.) Tra tutti quelli che hanno discusso sulla teoria che il sociologo e politologo americano Edward Banfield esplicitò nel suo notissimo saggio “Il familismo amorale” si annoverano sociologi, economisti e politologi. Se si eccettua qualche caso in cui la critica a questa teoria si è sviluppata sul comodo e banale crinale della contestazione degli effetti valutativi del lavoro di osservazione, giudicati troppo sbrigativi ed eccessivamente densi di generalizzazioni, i consensi sono stati largamente superiori ai dissensi.

Senza entrare nel merito di queste discussioni, visto che questo vuol essere solo un normale articolo di cronaca politica, vi segnaliamo solo che tra gli interventi più recenti sulla teoria del familismo amorale, elaborata nel 1958, dopo un soggiorno dello studioso americano, che in quel viaggio nelle viscere del Meridione fu accompagnato da Manlio Rossi Doria, a contatto dei paesaggi aspri e brulli della terra e dell’sno.umsno, del Comune lucano di Chiaromonte, presentato nel libro con il nome di fantasia di Montegrano, ci sono quelli dei due noti economisti, per anni adorate  icone dei sedicenti riformisti socialdemocratici e liberaldemocratici nostrani.
Alesina e Ichino, non solo sottoscrivono la piena validità della teoria, elaborata 64 anni fa da Banfeild, ma la rilanciano adattandola a un presente, che, nella sua disarmante evidenza, ne rappresenta il sigillo indelebile, comprensibile anche con rudimentali mezzi empirici di apprendimento e di osservazione, senza ricorrere alla mediazione didascalica di sociologi, economisti ed esegeti più o meno accreditati

È vero che molte delle nostre convinzioni, che si riflettono nella indipendentissima linea politico-editoriale di Casertace, si sono formate nella lettura e dalla lettura giovanile del libro di Banfeild, vero manuale di chi pensa che il disastro del Meridione sia solo e solamente colpa di chi il Meridione lo abita, ma è anche vero che se un ministro della Repubblica italiana, colui che rappresenta da anni, primis con pochi pares, la non certo ordinaria  espressione culturale del nostro Paese, sceglie il collegio plurinominale del Senato di Napoli e provincia, sicuramente simbolico per la sua collocazione geografica, per blindare la propria elezione in Parlamento, ciò sublima e, purtroppo, eternizza, al di là di ogni possibile differente sensibilità valutativa,  la teoria del familismo amorale.
Dario Franceschini, infatti, non sceglie Napoli per dare un grande segnale politico con lo sposalizio tra questa città meravigliosa e la punta avanzata dell’attività di conservazione, promozione e propulsione della cultura nazionale, ma semplicemente la sceglie perché a Roma il ministro ha riservato un posto tra le candidature blindate, a sua moglie.
Non è che non sapessimo che il Pd sia un partito pessimo,  al pare di altri posizionati lungo l’intero spettro della politica nazionale, ma almeno, stavolta, non dovremo ascoltare le solite menate sull’arretratezza degli altri partiti appartenenti alla tribù sgrammaticata degli impresentabili centrodestristi, in confronto alla linearità comportamentale del Partito Democratico. Questa roba di Franceschini, che fa il paio con quella di Fratoianni, anche lui candidato insieme alla consorte, riabilita senza se e senza ma il prode “polpettone” di S. Antimo e anche il buon Clemente Mastella, aggiungendo alla compagnia anche il Democratico anomalo (nell’accezione più ampia del termine 😂),😉 Vincenzo De Luca.

Nessuno dei tre, infatti, ha mai osato quello che ha osato  Franceschini in questi giorni,, dato che, quanto meno, il padre di Armandone Cesaro, il marito di Sandra Leonardo, il papà di Piero De Luca  non si sono mai candidati alle stesse elezioni che vedevano candidati i loro congiunti.
Ma figuriamoci, per carità, noblesse oblige, il Pd lo fa con altro stile e così sfrutta, senza dare nell’occhio, come nessun altro partito, l’impronta centralista e cooptatrice di questa legge elettorale che si basa proprio sulla possibilità, offerta ai segretari e ai maggiorenti nazionali dei partiti, di far marameo ai territori e che permette, quindi  a Enrico Letta di imporre Franceschini, ma anche Luigi Di Maio capilista a Napoli, con buona pace di Topo e compagnia che puntavano e puntano a un seggio parlamentare.
Stefano Graziano e Luigi Di Maio: due facce della stessa medaglia
Imposti dall’alto e solo perché simpatici a Enrico Letta e non certo per diritto di democrazia, con il Graziano disperatamente alla ricerca di candidati che, nel maggioritario, gli facciano da gregari, stimolando la percentuale del Pd al proporzionale e mettendolo al riparo da sorprese con il quorum che la volta scorsa museo seriamente a rischio l’elezione di Piero De Luca, catapultato a sua volta per editto, qui da noi.
Graziano avrebbe sognato una triade tipo De Simone, Zannini, Sgambato. Si dovrà accontentare di De Simone, Traettino, quest’ultimo in quota Calenda nell’uninominale di Caserta e che ci prova da una ventina d’anni, ma che manco stavolta, sondaggi alla mano, probabilmente ci riuscirà, che per la sua incrollabile perseveranza, meriterebbe un seggio honoris causa. Il terzo collegio maggioritario dovrà  necessariamente schierare  una donna che però, se Traettino, come tutto lascia presagire, si candiderà a Caserta, dovrà per forza scendere in campo nel collegio di Aversa, Sessa Aurunca, Mondragone, Castelvolturno ecc. Una prospettiva che non entusiasma Camilla Sgambato  che vorrebbe candidarsi proprio nel collegio del capoluogo, comprendendo.lo stesso anche la città di Santa Maria Capua Vetere, dove la Sgambato risiede ea pensarci bene  anche Santa Maria a Vico, luogo d’origine dell’ex parlamentare

Magari Graziano, in linea con l’elaborazione effettuata dal professore Loffredo, sempre intorno alle teoria del familismo amorale, che si allargherebbe al di là, ben al di là, dell’ambito ristretto della famiglia nucleare, potrebbe candidare la presidente dell’Asi Raffaela Pignetti.