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GUARDA IL VIDEO E SCOMPISCIATI DALLE RISATE. Incredibile imitazione di Giggin a’ purpett fatta da Maurizio Crozza

17 Novembre 2018 - 11:45

CASERTA (Gianluigi Guarino) – E’ vero che in passato Maurizio Crozza aveva già trattato il soggetto, ma lo aveva fatto in tempi in cui di Luigi Cesaro scrivevano e parlavano in pochi al di fuori della Campania e anche “al di dentro” della Campania, dove Casertace era l’unico giornale che conteneva qualche sua citazione.

Nel 2012, quando Crozza ne parlo per la prima volta in un suo show televisivo il seppur già acciaccato Nicola Cosentino era ancora in auge, per cui le ingerenze poetico-affaristiche di Cesaro , qui da noi, erano pressoché inesistenti o si muovevano sotto traccia attraverso l’operatività dei fratelli, veri e propri businessman, ora in carcere da una vita, con l’accusa di camorra, che mantenevano le relazioni riservate con determinati mondi delle professioni e dell’economia del calcestruzzo, che loro, come famiglia, avevano fortemente partecipato negli anni 90 e nei primi anni 2000, costruendo tanto, ma proprio tanto, a Caserta capoluogo (area 167 e San Clemente in particolare), ad Aversa e in tutto l’agro-aversano.

Quando cosentino, a differenza di luigi Cesaro, è stato investito da un’autentica gragnuola di provvedimenti giudiziari a presa immediata, Cesaro ha riempito il vuoto da far suo. E da allora ce ne siamo occupati, e come se ce ne siamo occupati. Noi, non gli altri, questi quattro 

ricottari del sedicente giornalismo casertano, sempre proni nei confronti dei potenti e sempre attenti a centellinare le parole e le espressioni, consegnandosi ad un’auto censura che, al di là dei tesserini, tradisce ab origine, l’essenza, il tessuto connettivo di questa professione.

E allora non può che farci piacere che ieri sera Maurizio Crozza nella sua trasmissione settimanale “Fratelli di Crozza” sul Canale Nove , gruppo “Discovery”, abbia utilizzato filmati pubblicati a ripetizione da Casertace, selezionando le perle più preziose di un comico naturale come Giggin a’ purpett. Due in particolare: i mitici tictac per dire diktat e “word…wo…worr“, espressioni che in quella che Crozza ha definito lingua paleolitica di Luigi Cesaro voleva significare “world urban forum”.

 

Ad inizio settimana, la minaccia, poi rientrata, per somma sfortuna di Antonio Tajani e di chi vorrebbe fare di Forza Italia una cosa diversa da quella degli ultimi otto anni, che sono stati un precipizio verso un vero e proprio crepuscolo degli dei, di uscire dal partito, accompagnato dai suoi sodali di sempre, cioè i vari Paolo Russo, Carlo Sarro, Pentangelo e Domenico de Siano, quest’ultimo, incredibilmente, ancora coordinatore regionale del partito.

Al suddetto gruppetto è stato consentito, utilizzando la formula della “Libertà di voto”  di dire sì in dissenso rispetto al voto del gruppo parlamentare forzista, al cosiddetto decreto Genova, che per il gruppetto si chiamava “decreto Ischia“, quel condono che se non fosse passato avrebbe reso problematico il ritorno a casa, in questo fine settimana, di Desiano, proprietario di alberghi, e grande condizionatore della politicanti diversi comuni dell’Isolaverde.

Ovviamente, questo non poteva sfuggire al comico genovese, il quale sarà anche smaccatamente di sinistra, però, in molte occasioni si esprime con piena ragione rispetto alle cose della politica italiana.

E poi, come si suol dire, Giggino la polpetta va da se.  il suo linguaggio, ma soprattutto la sequela lunghissima di inchieste giudiziarie che l’hanno coinvolto, ultima delle quali quella sul voto di scambio, che lo vedrà imputato insieme al figlio Armanod al cospetto dei giudici del tribunale di aversa-napoli nord, a partire dal prossimo 13 dicembre, diventano, infatti, un naturale alimento per l’estro di qualsiasi satira ma anche, e così dovrebbe essere e invece non è, di qualsiasi satira variamente connotata da un punto di vista politico, che ritiene vergognoso, a prescindere dal proprio credo politico, dalla propria posizione culturale, dalla scelta elettorale per un partito piuttosto che per un altro, che un soggetto che si esprime in questa maniera e che mai ha dichiarato di aver sbagliato e di essersi pentito del fatto di aver svolto la funzione di autista per Raffaele Cutolo, trovi posto in un’alta istituzione dello Stato.

Poi, pensi ai nomi di chi è stato seduto in passato nei comodi scranni di Montecitorio e Palazzo Madama e, con buona pace del bravissimo Maurizio Crozza, ti rassegni e te ne fai una ragione