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IL FOCUS. CASERTA. Ecco perché il project financing dei Dresia per l’area Pollio non doveva essere approvato da Marino e Casale. Basterà un ricorso all’Anac per cestinarlo

4 Aprile 2022 - 08:05

Il concetto che emerge da questo nostro sforzo di approfondimento è il seguente: tu, Dresia, puoi anche stipulare 100 contratti di sub-fornitura quando ti sarai aggiudicato l’appalto, magari attraverso al diritto di prelazione, ma condizione necessaria, assoluta affinché tu, sempre signor Dresia, possa sviluppare un’attività di ristorazione, di commercio, di esposizione, è che il nome dell’azienda proponente sia incardinato nella guida Monaci che inaugura le descrizione di ogni società o di persona proprietaria di ditta individuale, con la pubblicazione integrale del suo oggetto sociale. Ancor di più questa regola vale nel momento in cui tu devi svolgere opera riqualificatoria, strutturale e di recupero di manufatti. Il soggetto deve essere abilitato a tutto in sede di proposta, prima dell’approvazione di giunta che, altrimenti, non può esserci. Ad esempio, il project financing dello stadio Pinto è stato presentato da un’associazione temporanea di imprese, in cui c’è quella abilitata a pulire i cessi, quella per l’erba sintetica da manutenere, una per i gadget, eccetera.

CASERTA (gianluigi guarino e luigi vincenzo repola) – Abbiamo lavorato a lungo, arrancando non poco nel dedalo delle leggi e delle controleggi, dei decreti e dei subdecreti, delle norme che richiamano, come se ti trattasse di una matrioska ubriaca, ad altre norme che poi a loro volta riconducono ad altre, poi ad altre ancora, fino a quando inevitabilmente finisci per essere ricoverato in un manicomio.

Questo sacrificio l’abbiamo compiuto per rendere semplice il contenuto di un articolo che mai avrebbe potuto far capire una proverbiale acca a chi avrebbe avuto la ventura, anzi, la disavventura di incrociarlo.

La vicenda è sempre quella sfrontata, totalmente disinibita dal regime di impunità di cui gode l’amministrazione comunale di Caserta, relativa al futuro che si preannuncia terrificantemente simile al passato, dell’area parcheggio della caserma Pollio. Per capirci, l’affare-Dresia.

Essendoci sobbarcati il lavoro appena detto, siamo in grado di affermare che, anche stavolta, il comune di Caserta, nel caso specifico la giunta comunale di Casertaha compiuto un atto illegittimo, se non addirittura illegale. Ciò è avvenuto qualche giorno fa, durante un consiglio di giunta a cui hanno partecipato il sindaco Carlo Marino e tutti gli altri assessori, eccettuati quello all’Urbanistica, Domenico Maietta, il quale certe cose le sa ed è per questo che si è defilato, e la meno avveduta ma molto impegnata nelle attività di pubbliche relazioni, così come rivelò la consigliera comunale oggi anche consigliera provinciale Liliana Trovato nella famosa audio registrazione whatsapp da sen uscita, l’assessora al Bilancio Gerardina Martino.

UN PROGETTO CHE PUO’ ESISTERE SOLO A CASERTA

Esprimiamo subito un concetto velocissimo: abbiamo maturato la convinzione che l’Autorità Anticorruzione boccerebbe senza nessuna discussione e in maniera tranciante le duecentotrentadue pagine, contenenti il progetto di finanza che i Dresia redigono attraverso la loro società, l’arcinota Sea Services che, “giustamente“, essendo stata irreprensibile con i pagamenti, con la puntualità nell’assolvimento delle sue obbligazioni nei confronti del comune e dei casertani, oltre ad essere stata ineccepibile con i suoi dipendenti, precipitandoli tutti e 17 in cassa integrazione, ora viene -ripetiamo giustamente –  premiata e quasi additata come un’azienda modello.

Infatti, a pensarci bene è tutto normale. Perché se il sistema dei valori di riferimento dei vari Carlo Marino, Franco Biondi, Emiliano Casale è quello manifestato dal 2016 in poi, ma soprattutto nel corso dell’ultima campagna elettorale in cui hanno furoreggiato gli “eccellentissimi” nomi di grandi elettori, risultati decisivi per l’esito della contesa, quali Raffaele Capone, arrestato a qualche giorno di distanza dall’abbraccio e dalla stretta di mano alta, lunga ed empatica scambiata con il sindaco appena rieletto, e Francesco Amato con attinente germano, va da sé che la Sea Services della famiglia Dresia diventi un modello di questa etica, che riconosce loro, con tanto di elogio e di onore al merito, anche tutto quello che hanno fatto e il modo con cui l’hanno fatto, gestendo per anni e anni, in maniera a dir poco opaca il Parcheggio della caserma, grazie alla compiacenza di questa amministrazione comunale, ma anche di quelle precedenti, sempre partecipate da soggetti garanti, la cui influenza era allora, e come continua ad esserlo oggi, strutturata su un certo tipo di consenso che ha costantemente integrato, a nostro avviso e l’abbiamo sempre scritto, il reato di voto di scambio.

SE L’ANAC SAPESSE

Tornando al nocciolo della questione, l’Autorità Anticorruzione è stata rigorosa ed intransigente con progetti di finanza sicuramente migliori nella loro redazione rispetto a quello presentato da Sea Services.

Il punto è il seguente: questa società possiede i requisiti necessari per realizzare tutto quello che ha messo nero su bianco nel progetto, già sciaguratamente approvato dalla giunta comunale?

Quando si parla di requisiti si entra in una materia vischiosa e molto complessa. E se ci entri, rischi di andare al manicomio o quantomeno di ubriacarti tu e la matrioska di cui sopra, non arrivando per giunta a dimostrare l’assunto in cui credi. La legge prevede che il soggetto proponente ne debba autocertificare il possesso. Ma prevede che la giunta comunale verifichi, nella fase istruttoria di una delibera, se questi siano effettivamente esistenti. Perché la partita della verifica dei requisiti si gioca tutta prima dell’approvazione da parte della giunta, quando l’aspirante concessionario è ancora proponente e non ancora promotore. In poche parole, se i requisiti li ha, la giunta può approvare il progetto di finanza, se non li ha, la giunta non può.

Schiaffatevi in testa questo concetto perché è quello cardine.

Ma dato che stiamo parlando della giunta del comune di Caserta, quella che galleggia nel brodo di coltura della famiglia Amato, dei Capone, di Culacchiotto e compagnia, la delibera sul progetto l’approva perché, essendo il nostro un mondo alla rovescia, i veri requisiti sono gli anti-requisiti, una roba come Cristo e Anticristo, per intenderci.

CHE DIFFICOLTA’ PER CAPIRE I REQUISITI!

Ma quali sono questi benedetti o maledetti requisiti? Come si qualificano? E’ sufficiente per individuarli, incardinarli semplicemente – senza approfondire più di tanto – al dettato normativo del manicomio di cui sopra che, partendo dall’articolo 183 comma 15, conduce al comma 8, passando per il comma 17 sempre dello stesso articolo, inquadrato dal decreto legislativo 50 del 2016, meglio noto come Codice degli Appalti?

L’Anac ci ha semplificato il lavoro, almeno nella parte finale, nel momento in cui ha designato una qualificazione di questi requisiti, non limitandosi allo scarno elenco contenuto negli articoli 34 e 90 comma 2 del vecchio Codice degli Appalti, quello datato 2006, a cui comunque si arriva grazie dall’attivazione dell’appena citato Codice Vecchio (avete capito ora la matrioska e cosa abbiamo passato noi, pur essendo del mestiere?), che parte comunque dal nuovo Codice degli Appalti il quale, però, giusto per non farci mancare nulla, non si limita al revival del suo progenitore, ma rimanda ulteriormente al dPR 207 del 2010 che integrava l’elenco dei soggetti non inseriti negli articoli 34 e 90, comma 2, lettera b, ma che comunque erano abilitati a presentare progetti di finanza, andandone a completare la platea.

Se avessimo limitato il nostro studio, e quindi la nostra acquisita conoscenza, all’impianto normativo appena citato (che poi è anche quello considerato il  fondamento di questa materia) non avremmo trovato le ragioni per affermare che il progetto presentato dai Dresia, ma soprattutto la delibera che è stata approvata da Marino e la sua giunta, ad esclusione dell’architetto Maietta  – che l’argomento lo conosce bene e non è così fesso da andarlo a votare – potrebbero diventare carta straccia se solo qualcuno scrivesse quattro righe, neppure tanto complicate, all’Anac.

Non sarebbe stato sufficiente perché nelle norme citate non è contenuto un concetto che invece è fondamentale ed è espresso testualmente proprio dall’Anac in una sua delibera datata aprile 2021, cioè di un anno fa.

In una procedura di Project financing la verifica del possesso dei requisiti del proponente, anche ai fini
dell’attribuzione della qualifica di promotore, deve essere espletata prima dell’approvazione della proposta.
La valutazione della sussistenza dei requisiti del promotore dovrà essere effettuata in concreto sulla scorta
dell’oggetto del progetto proposto, delle sue specifiche, dell’annesso piano economico-finanziario allegato alla
proposta presentata.

L’ALFABETO COMPLETO DEI REQUISITI

Sono tutte parole importanti, ma ce ne sono alcune che sono ancora più importanti delle altre: concreto, scorta, progetto proposto, specifiche. 

Le domanda, come si suol dire, sorgono spontanee. La Sea Services possedeva – poi lunedì entreremo ancor di più nel dettaglio – quei requisiti per svolgere le attività relative all’oggetto proposto? La Sea Services, quando ha presentato la sua proposta in giunta comunale, possedeva (perché li doveva possedere allora, secondo la norma e secondo l’Anac) il requisito che le consentirebbe di gestire un ristorante con annessa terrazza (ricavi previsti 11 mila euro all’anno. Mah?!); possedeva il requisito che le consentirebbe di gestire il garden shop; possedeva il requisito che le consentirebbe di gestire il negozio di souvenir sulla Reggia e l’area polifunzionale? A noi risultava che questa società si occupasse solo di parcheggi, cioè solo di una parte contenuto del progetto di finanza.

TRE DOMANDE AL SIGNOR GAETANO SCARPATO IN…DRESIA

Al signor Gaetano Scarpato, amministratore della Sea Services, appartenente alla famiglia Dresia e coinvolto poche ore dopo le elezioni del 2016, in una vicenda rimasta misteriosa, che raccontò dell’incendio doloso della sua auto in zona Palazzine, mentre lui riposava per ritemprarsi dopo le fatiche sostenute durante quella campagna elettorale in cui si candidò in una lista a supporto di Carlo Marino, rivolgiamo le ulteriori e seguenti domande: la società che lei rappresenta ha allargato di recente – prima della presentazione del piano Pollio al comune – il suo oggetto sociale?

Seconda domanda a Scarpato: considerato che questa terrazza-ristorante, il garden shop, il negozio di souvenir e la sala multifunzione nasceranno, al di là del fatto che queste comporteranno o meno aumento di volumetrie (LEGGI QUI I DETTAGLI)

, comunque da opere edili, nel suo presunto oggetto sociale integrato di recebte, la Sea Services si certifica anche come azienda in grado di effettuare lavori edilizi, di costruzione e di manufatti? E se sì, perché non basta la semplice asserzione all’interno del predetto oggetto sociale, al momento della presentazione del progetto al comune e, ripetiamo ancora una volta, non dopo (perché dopo, per legge, non si può fare), cioè quando Sea Services indossava l’abito giuridico di proponente, la società aveva a disposizione uno staff tecnico di progettazione, composto da soggetti in possesso di laurea e abilitati all’esercizio della professione di ingegnere ed architetto, tutti assunti a tempo indeterminato e a tempo pieno, così come prescrive la legge?

Perché noi, dalle 232 pagine, ricaviamo solamente la dichiarazione dell’ottimo ingegnere Donato Ciccone della C.S.I., con sede a viale Lamberti, 29, a Caserta. Società che non ci risulta, anzi, carte alla mano, non ha alcuno rapporto con la Sea Services differente da quello che un fornitore di servizi può avere con un suo cliente.

La società dei Dresia ha rivestito individualmente lo status giuridico di proponente ed è quindi l’unica a dover avere tutti i requisiti, che al contrario ben si sarebbero potuti distribuire all’interno di un consorzio fatto da più imprese o da associazioni temporanee di soggetti, tutte persone giuridiche che possono assumere il ruolo di proponenti in una procedura di project financing, ai sensi dell’articolo 96 del dPR del 2010, attivato per effetto dei rimandi dall’articoli 34 e 90 comma 2 del Codice degli Appalti 2006, non il nuovo, quindi, ma il vecchio.

CONCLUSIONI E ANCORA QUALCHE DOMANDA

Residua ancora una domanda che stavolta poniamo a noi stessi e a cui, ovviamente, rispondiamo contestualmente: da dove ha attinto l’Anac i contenuti normativi per poter scrivere ciò che ha scritto, relativamente agli obblighi sul possesso dei requisiti? Su cosa ha poggiato l’Anac la sua delibera che vincola in maniera stringente la validità della procedura all’assolvimento dei requisiti, che devono diventare architrave della proposta progettuale che il proponente indirizza all’amministrazione? Come fa l’Anac ad affermare che un project financing è in pratica carta straccia nel momento in cui la giunta comunale non esercita una verifica finalizzata al riconoscimento e alla certificazione dei requisiti?

Ci siamo fatti le domande ora ci rispondiamo pure: eccola qua la legge decisiva che ha permesso all’Anac di scrivere ciò che ha scritto e a noi pure. Trattasi dell’articolo 79 del Regolamento di esecuzione ed attuazione del precedente Codice dei contratti pubblici, il già citato dPR  207 del 2010. Cliccate sul questa frase e leggetelo, poi se qualcuno ha qualcosa da ridire, noi siamo qua. In calce a questo articolo, invece, vi proponiamo il testo integrale della delibera dell’Anac.

LA DELIBERA DELL’ANAC