IL FOCUS. Questi sì che sono dati seri. Mortalità a Napoli e Caserta in 40 giorni di Covid. Il confronto con i cinque anni precedenti

5 Maggio 2020 - 11:27

CASERTA – Ci siamo approcciati, dopo averlo fatto con la penuria di dati inizialmente trattati (per quel che riguardava la Campania e specificamente la provincia di Caserta) CLICCA QUI, al rapporto prodotto congiuntamente dall’Istituto nazionale di statistica e dall’Istituto Superiore di Sanità (Iss) diffuso ieri.

L’obiettivo è quello di fornire una lettura integrata dei dati epidemiologici di diffusione dell’epidemia di Covid-19 e dei dati di mortalità totale acquisiti e validati da Istat. I
principali risultati sono presentati a livello provinciale e per aggregazioni di province, sia per criteri di natura amministrativa (regioni, ripartizioni) sia sulla base del grado di diffusione dell’epidemia Covid-19 nelle province stesse, rispetto a tre classi individuate.
I dati di mortalità totale commentati si riferiscono al primo trimestre consolidato 2020 e e riguardano 6.866 comuni (87 % dei 7.904 complessivi). Si tratta della prima volta che l’Istat diffonde questa informazione riferita a un numero così consistente di Comuni.

Noi

abbiamo cominciato a leggere e soppesare i dati che riguardano la Campania e le sue 5 province.

In Campania si sono registrati 5.168 decessi totali nel periodo di tempo compreso tra il 20 febbraio e il 31 marzo 2020, di cui 79 “decessi Covid”.

 

Avellino è l’unica delle province casertane ad essere inserita nella classe di province di media diffusione.

 

Oltre ai decessi attribuiti ufficialmente al coronavirus, nel periodo 20 febbraio-31 marzo si osservano altre 11.600 morti che potrebbero essere correlabili al virus, sia direttamente che indirettamente. Lo sottolinea l’Istat nel suo report sulla mortalità in Italia, redatto insieme all’Iss.

“Esiste una quota ulteriore di circa altri 11.600 decessi – si legge – per la quale possiamo, con i dati oggi a disposizione, soltanto ipotizzare tre possibili cause: una ulteriore mortalità associata a Covid-19 (decessi in cui non è stato eseguito il tampone), una mortalità indiretta correlata a Covid-19 (decessi da disfunzioni di organi quali cuore o reni, probabili conseguenze della malattia scatenata dal virus in persone non testate, come accade per analogia con l’aumento della mortalità da cause cardiorespiratorie in corso di influenza) e, infine, una quota di mortalità indiretta non correlata al virus ma causata dalla crisi del sistema ospedaliero e dal timore di recarsi in ospedale nelle aree maggiormente affette”.

Spiegano i ricercatori dell’Istat nel rapporto: “Una delle conseguenze più drammatiche degli effetti della epidemia riguarda l’incremento complessivo dei decessi. D’altra parte il dato dei morti riportati alla Sorveglianza integrata Covid-19 fornisce solo una misura parziale di questi effetti, essendo riferito ai soli casi di deceduti dopo una diagnosi microbiologica di positività al virus. Si tratta, pertanto, di un indicatore influenzato non solo dalle modalità di classificazione delle cause di morte, ma anche dalla presenza di un test di positività al virus”.