La camorra rialza la testa. Quando i Quaqquaroni volevano sparare contro il balcone e il citofono del noto fioraio di via Duomo Raffaele Mezzacapo

6 Aprile 2022 - 18:14

Due intercettazioni, una vista di Francesco Piccolo e di Gaetano Monica nell’esercizio commerciale marcianisano, il proposito dell’intimidazione e il dubbio sul nome del “mandante” tra Achille Piccolo e Agostino Piccolo

 

MARCIANISE (G.G.) – Raffaele Mezzacapo, noto fioraio che opera nella centralissima via Duomo di Marcianise, ha confermato, ascoltato dagli uomini della Polizia Giudiziaria impegnati nell’indagine sulle attività di alcuni esponenti del clan Piccolo-Letizia, che in un giorno d’estate entrarono nel suo negozio Francesco Piccolo e Gaetano Monica.

Il fioraio aggiunge anche che non essendo lui presente fisicamente in quei minuti gli avevano riferito che Francesco Piccolo, con atteggiamenti da guappo, si era presentato come “il cumpariello di Achille Piccolo”.

Dopodiché Mezzacapo sostiene di non aver ricevuto alcuna richiesta estorsiva. Sicuramente, aggiungiamo noi, non quel giorno, visto e considerato che dall’intercettazione della conversazione avvenuta all’interno del negozio tra i citati Piccolo e Monica e altre due persone, un uomo e una donna che rappresentavano in quel momento l’assente Mezzacapo, si capisce che i due esponenti dei Quaqquaroni si congedarono e lasciarono il negozio, prendendo però accordi precisi su un qualcosa “da dare” che presumibilmente erano soldi (“non mi potete dare niente ora?”).

Quel giorno sicuramente no, ma non è sicuro che questa estorsione non sia stata effettivamente realizzata. Un dato, questo, di mera verosimiglianza, visto e considerato che avendolo negato il Mezzacapo ed avendo in mano gli inquirenti solo quella intercettazione relativa a contatti con dipendenti o collaboratori del fioraio, difficilmente, a meno che qualcuno di questi non si penta, si potrà appurare se alla fine i soldi il fioraio li tirò fuori o meno.

E non si potrà stabilire anche perché il proposito su cui discutono, anche in questo caso intercettati, Francesco Piccolo e Gaetano Monica nella 500 di quest’ultimo, di sparare alcuni colpi di pistola all’indirizzo del balcone e del citofono della casa di Raffaele Mezzacapo, non si realizzò (almeno da quanto risulta dall’ordinanza).

Questa chiacchierata tra i due camorristi, però, rende ragionevolmente fondata l’idea che il clan Piccolo volesse effettivamente sottoporre questa attività commerciale molto nota in via Duomo ad un ricatto estorsivo.

Esiste, infine, una discrasia tra ciò che viene trascritto relativamente all’intercettazione del dialogo avvenuto tra i due camorristi e le due persone vicine a Mezzacapo, all’interno del negozio, e ciò che lo stesso Mezzacapo sostiene e fa mettere a verbale durante l’interrogatorio avvenuto nei primi mesi del 2020.

Come abbiamo scritto prima, il commerciante riferisce – ma il suo è un de relato in quanto non era fisicamente presente sul posto – che Francesco Piccolo si fosse presentato in nome di Achille Piccolo.

La trascrizione dell’intercettazione, invece, declina le generalità di Agostino Piccolo, arrestato al pari di Gaetano Monica nell’operazione di ieri mattina.

La differenza non è banale, non è irrilevante, dato che Achille Piccolo può essere sia il figlio di Antimo Piccolo, il boss fondatore dell’omonimo clan, morto ad epilogo della strage di San Martino, o di Antonio Piccolo, fratello di Antimo e suo successore, ammazzato a sua volta – sempre ad opera del clan Belforte – in quel di Casoria.

Presentarsi a nome di Achille Piccolo, dunque, significa, nel linguaggio comune di camorra, voler sottolineare di essere lì in nome e per conto di un esponente apicale del clan.

Il Gip espone qualche dubbio sulla sicura corrispondenza dell’Agostino Piccolo citato nella trascrizione e l’Agostino Piccolo effettivamente arrestato.

Ma questo denota una certa difficoltà dell’indagine che molto fa capire, ma che probabilmente non possiede tutti gli elementi utili per ottenere sicure condanne delle persone coinvolte.

Ma questa è un’altra storia che cercheremo di capire meglio procedendo con la lettura dell’ordinanza.