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LA GARA DI S.MARIA A VICO. Ubaldo Caprio si agita senza un perché. L’Italia Impresit è riconducibile a lui e al cugino diretto Luigi. Non lo diciamo noi e non conta quello che dice Emilio Corvino, ma lo afferma la Procura

15 Novembre 2023 - 12:20

Per capirlo, basta leggere l’elenco degli indagati dalla PM Gerardina Cozzolino sugli appalti dell’alto Casertano. Per quanto riguarda, poi, la presunta turbativa d’asta avvenuta a Santa Maria, noi ci siamo limitati a riportare ciò che Emilio e Pasquale Corvino rinfacciano a Pirozzi ed è contenuto nelle intercettazioni. Su questo CasertaCe non ha preso alcuna posizione

SANTA MARIA A VICO (g.g.)Ubaldo Caprio è un imprenditore non colpevole. Il suo status di indagato, non sappiamo ancora se trasformatosi in quello di imputato, per la vicenda delle gare truccate alla stazione unica appaltante messa in piedi dai comuni di Alvignano, per l’appunto, Dragoni, Piana di Monteverna, Castel Campagnano, Ruviano e Valle di Maddaloni (clicca e leggi), comunque significa quel che significa, ossia che è indagato, forse è o sarà imputato, ma al momento è non colpevole e può serenissimamente svolgere la sua attività.

Fatta la premessa, possiamo anche comprendere che chi abbia memoria storica della vita di questo giornale ricorderà che il nome di questa famiglia di imprenditori di Casal di Principe trapianti a Caserta ha rappresentato il leitmotiv del racconto di CasertaCe per tutta la consiliatura di Pio Del Gaudio, sviluppatasi tra il 2011 e il 2015.

Il monopolio di fatto che la Casertana

Costruzioni e le altre imprese della galassia di Ubaldo Caprio aveva sul capoluogo determinò un’azione giornalistica consistente in una costante ricerca di informazioni riguardanti i procedimenti di gara che lo riguardavano.

Un paio di anni fa circa ci siamo incontrati e il sottoscritto ha convenuto con lui che quel tipo di ricerca giornalistica ad personam rappresentasse una necessità ormai superata dagli eventi. E siccome lui non era, a nostro avviso, né migliore, ma neanche peggiore di tanti altri imprenditori che esistono solo ed esclusivamente grazie alle pubbliche commesse, ai soldi ricavati dagli appalti banditi dalla pubblica amministrazione, ci impegnammo a non sviluppare alcun “pedinamento”.

Detto questo, però, gli comunicammo che qualora lo avessimo trovato dentro a documenti di carattere giudiziario o nelle cronache esposte da altri giornali, non ci saremmo tirati indietro nel continuare a lavorare su di lui.

Insomma, ci impegnammo a garantirgli la proverbiale acqua calda, ovvero promettemmo che avremmo fatto il mestiere che ha sempre fatto questo giornale.

Siccome Ubaldo Caprio partecipa direttamente o indirettamente a miriade di gare, non ci mettemmo molto a ritrovarlo nelle tracce impresse nel nostro percorso professionale.

Appalti aggiudicati ancora a Caserta a partire dall’ultimo anno dell’amministrazione di Carlo Marino, ovvero da quando questi si riavvicinò alle posizioni un po’ polemiche di Paolo Marzo, storicamente amico e grande estimatore di Caprio.

Poi, ce lo ritrovammo in tanti altri comuni e poi, soprattutto, lo ritrovammo in un comunicato stampa della procura di Santa Maria Capua Vetere quale principale indagato in un’inchiesta su appalti nell’alto Casertano coordinata dal pm Gerdardino Cozzolino.

Alcuni giorni fa abbiamo compiuto un errore, dando per scontato che l’impresa affidataria dalla Provincia di Caserta per i lavori di manutenzione della strada provinciale 336, nell’area ricadente nel comune di Piana di Monte Verna, fosse lui come ditta prescelta tra le partecipanti, le socie del consorzio Conpat.

Pensate un po’ che di fronte all’impossibilità – questo è un altro discorso che affronteremo di qui a pochi giorni – di leggere dagli atti ufficiali il nome dell’impresa esecutrice incaricata dal citato consorzio, noi ci siamo fidati della sua parola, della parola di Ubaldo Caprio. E quindi non abbiamo avuto nessuna difficoltà a eliminare quell’articolo – fidandoci della parola di Caprio, ripetiamo – poiché conteneva una notizia errata, ovvero che i lavori sulla Provinciale sarebbero stati eseguiti dall’imprenditore.

Ora, ieri pomeriggio, leggendo quella che riteniamo l’intercettazione più scandalosa di tutto il malaffare casertano, ossia l’intercettazione che coinvolge il sindaco di Santa Maria a Vico, Andrea Pirozzi, e due costruttori di Casal di Principe, Emilio e Pasquale Corvino, abbiamo incontrato, purtroppo, perché tutto sommato ci dispiace, di nuovo il nome della famiglia Caprio.

Emilio Corvino si dichiara convinto (clicca e leggi l’intercettazione) che grazie all’intervento diretto del dirigente dell’Ufficio Tecnico di Santa Maria a Vico, l’ingegnere Valentino Ferrara, i Caprio si siano aggiudicati una gara che doveva essere turbata a loro favore, con il sindaco che lo ammette tranquillamente nell’intercettazione, e che invece è stata turbata a favore dei Caprio.

I Corvino affermano che le imprese di Caprio stessero sia all’interno del consorzio Energos, ma soprattutto fossero i titolari dell’impresa Italia Impresit che, in sede di aggiudicazione provvisoria, era arrivata seconda nella graduatoria di gara ma che, grazie ad un ribaltone ad opera del RUP Ferrara, diventa l’aggiudicataria definitiva dei lavori sulla Statale Appia.

Del primo punto, che Caprio fosse inserito in Energos, sono sicuri, aggiungiamo noi, al 99%, perché comunque chiedono insistentemente al sindaco Pirozzi i documenti di gara, in modo da verificare il nome dell’impresa, ammesso e non concesso che questa fosse stato indicato, scelta dal consorzio per effettuare i lavori.

Su Italia Impresit, invece, i Corvino, sedotti e abbandonati dal sindaco Pirozzi, mostrano una sicurezza matematica.

E hanno perfettamente ragione. Perché se CasertaCe ieri pomeriggio ha fatto quel titolo e ha inserito il nome di Ubaldo Caprio è perché la memoria recente dell’indagine della procura sammaritana sui fatti dell’alto Casertano ci restituisce proprio il nome di Italia Impresit quale strumento imprenditoriale utilizzato dalla famiglia Caprio per partecipare a quelle gare che, ad avviso della PM Cozzolino, sono state truccate.

E siccome noi non abbiamo mai creduto che la fratellanza, anche imprenditoriale, tra Luigi e Ubaldo Caprio sia venuta meno così come spesso si vuol far capire. Siccome questa Italia Impresit è nel cartello delle imprese sotto processo a a seguito dell’inchiesta sugli appalti dell’alto Caserta che, non a caso, vede indagati e presumibilmente imputati, entrambi i fratelli Caprio, abbiamo ritenuto che non fosse necessario specificare nel titolo che Italia Impresit fosse stato accreditato quale possedimento economico dei Caprio solo in base ad un’affermazione di Emilio e Pasquale Corvino.

Potevamo considerarlo anche noi un fatto acquisito, noto. Se un errore abbiamo compiuto, è quello di non aver affiancato alla foto di Ubaldo anche quella di Luigi Caprio, alla cui potestà, la procura, non noi, attribuisce il controllo delle mosse del signor Francesco Paolo Alario, amministratore unico dell’Italia Impresit, nonché titolare del 40% delle quote, a fronte del 60% detenuto da un altro nome importante dell’imprenditoria dell’agro Aversano, cioè Enzo Pezone da Parete.

Italia Impresit è una società, dunque, tra i Caprio, che ne controllano l’amministrazione, ed Enzo Pezone.

Tutto qui. Non sappiamo perché Ubaldo Caprio si metta a propugnar sofismi come se in provincia di Caserta le visure camerali indossassero i panni oracolari della verità. D’altronde, non c’è nulla di male e se da un lato affermiamo che la gara di Santa Maria a Vico se l’aggiudicarono i Caprio (e a questo punto anche Pezone), nessuno può sostenere che CasertaCe sia andata oltre la pubblicazione e una sintesi testuale rispetto a ciò che i Corvino affermavano al sindaco Pirozzi.

Lo hanno detto loro che quella gara è stata truccata, fondamentalmente dal RUP Ferrara a favore di Caprio e Puzone. E non certo lo abbiamo affermato noi che abbiamo riportato il concetto così come è scritto in un documento di polizia giudiziaria.

Dunque, tranquilli, sereni. CasertaCe non ha alcuna intenzione di perseguitare i Caprio, che saranno invitati con equità e rispetto.

Il problema è che noi da tantissimo tempo li invitiamo, purtroppo invano, a intervenire, a dissentire, a dire la loro sui nostri articoli tramite lettere, esposizioni pubbliche del loro pensiero. Bombardare il telefono del direttore di CasertaCe raggiunge solo l’obiettivo di far sgolare quest’ultimo, costretto a ribadire gli stessi concetti.

Noi siamo limpidi e rettilinei. Quando affermiamo delle cose, quando esponiamo delle tesi, lo facciamo sempre sulla base di documenti. E quando sbagliamo, come forse è successo l’altro giorno, siamo così garantisti, premurosi contro chi si sente chiamato in causa, che ci fidiamo della loro parola.