LA NOTA. AVERSA. E fu così che una mattina Luciano Sagliocco con gli occhi iniettati di rabbia piombò nella nostra redazione e minacciò di portare dai carabinieri “certi messaggi” alla Diego Vergassola

6 Ottobre 2020 - 20:16

Abbiamo atteso che si svolgessero le elezioni, ma ora è arrivato il momento che questa storia debba trovare una soluzione. Il sottoscritto continua a lottare per difendere culturalmente la memoria di Peppino Sagliocco, a differenza di chi l’ha umiliata e continua ad umiliarla

AVERSA (gianluigi guarino) – Le elezioni si sono svolte e siccome noi riteniamo di avere un onore professionale da difendere, che è cosa propedeutica ma non specularmente assimilabile alla reputazione, non abbiamo voluto scrivere un certo tipo di articoli durante la campagna elettorale quando questi avrebbero coinvolto, direttamente o indirettamente, chi alla tornata regionale si era candidato.

Come avevamo preannunciato più volte, è arrivato il tempo della libera trattazione dei fatti, delle questioni e soprattutto delle azioni attuate dalle persone quando queste si esprimono in una dimensione di impegno politico e dunque pubblico stricto sensu. Correva l’inizio del mese di agosto, se non gli ultimi giorni di luglio, non ricordiamo benissimo. Comunque, faceva caldo quando, un mattino, “all’intrasatta” Luciano Sagliocco da Aversa fece capolino alla porta della stanza in cui vengono scritti la maggior parte degli articoli di questo giornale. Qualche giorno prima, il sottoscritto aveva redatto un paio di lavori molto pungenti e molto intensi, ma soprattutto molto faticosi, sulle modalità con cui l’ex vicesindaca Federica Turco, detronizzata a suo tempo da Enrico De Cristofaro, si muoveva per ottenere una candidatura al consiglio regionale.

Pensate un po’ che per scrivere il secondo di quegli articoli (PUOI LEGGERLO CLICCANDO QUI) impiegai più di un’ora. Lo sforzo rappresentò, a mio avviso, un riconoscimento doveroso a ciò che in termini di chiarezza e di struttura lineare di un ragionamento nitido, meritava la memoria e l’eredità politica di Giuseppe Sagliocco, già consigliere regionale, già sindaco di Aversa e fratello di quello là che faceva capolino. Quella concentrazione minuziosa, il periodare lungo e apparentemente complicato degli articoli pungenti di cui sopra, volevano essere, però, anche degli strumenti posti a garanzia di chi noi prendevamo di mira in quegli scritti.

A Luciano Sagliocco e a Federica Turco, CasertaCe offriva volentieri, insomma, il sacrificio di uno sforzo intellettuale, in quei giorni di luglio, che andava ben al di là di ciò che avrebbero meritato, ma che non poteva non essere garantito perché il liberalismo associato alla democrazia non può consentire mai che una valutazione di ordine personale possa inficiare la garanzia dei diritti da riconoscere ad ogni essere umano, a partire da quello di incrociare ed eventualmente rintuzzare argomentazioni ampiamente esplicitate ed esplicate che possano consentire un’agevole replica.

E invece Luciano Sagliocco continuò a far capolino. Il sottoscritto era impegnato, quella mattina, con due suoi collaboratori e con un ospite che ci stava spiegando il meccanismo di funzionamento di uno dei tanti carrozzoni inefficienti e clientelari che massacrano il futuro dei giovani che valgono e sono, invece, il terreno di coltura di tutti quelli, di quelli che Lucio Dalla definì nel suo celeberrimo “L’anno che verrà”, “i cretini di ogni età”, che pascolano nel prato fertile del clientelismo e della lottizzazione, sempre e comunque antitesi dell’efficienza e della produttività.

Dunque, mi sembrò serio invitare Luciano Sagliocco ad allontanarsi con la promessa che di lì a mezz’ora io l’avrei contattato in modo da ascoltare quello che aveva da dirmi sugli articoli pubblicati nei giorni precedenti. Niente da fare, il capolino si trasformò in un contrafforte di pietra, rimanendo fermo sulla sua posizione, che se non era concettuale, era sicuramente fisico-posturale. Il sottoscritto, a cui non fa difetto un fare fumantino, gli disse: “Guarda che solo tuo fratello Peppino si sarebbe potuto permettere di salire e di venire a parlare con me senza annunciarsi“. Notai una reazione infastidita. Due parole farfugliate del tipo “quello non ci sta più, lasciamolo stare. Ora ci sto io“.

Vabbé, ci sarai anche tu ma stamattina te ne “stai” a pian terreno e fuori dalla porta di questa sede. Ergo, prendi l’ascensore e allontanati perché qui abbiamo da fare.

Niente da fare, resistenza ad oltranza. Al ché dissi: “Okay, se ritieni che quegli articoli abbiano violato la legge e abbiano diffamato te o chiunque altro, vai tranquillamente andare dai carabinieri“. E qui, il prode Luciano rivelò, come se avesse in mano un jolly decisivo per ridurre a più miti ragioni CasertaCe, una sorta di scheletro nel nostro armadio, in particolare del mio. “Sì, ci vado dai carabinieri e ci porto i messaggi.

…Cazzo dice questo? Di quali messaggi parla? Non rompere le scatole, e dato che con la ragione non lo vuoi capire e siccome un po’ di volume corporeo ce l’ho, ti accompagno volente o dolente fuori dalla porta. E così feci. Avrei voluto scrivere immediatamente l’articolo, ma il cammino dell’età mi portò saggiamente a soprassedere, perché mai avrei voluto offrire a Luciano Sagliocco e alla Turco il facile argomento consistente nel far balenare motivi misteriori alla base di quelli che rozzamente avrebbero potuto essere definiti attacchi, come entrate a gamba tesa sulla loro campagna elettorale.

Allora, Luciano, gliel’hai portati i messaggi ai carabinieri? E se non gliel’hai portati, ti vengo a prendere a casa e ti ci porto io dai carabinieri. Non per farti condannare, per carità, ma per farti consegnare queste verità scabrose. Ripensando per qualche giorno a quello che era capitato, ho costruito qualche ipotesi sui messaggi misteriosi.

A lui, cioè a Luciano Sagliocco, gliene avrò mandati 3 in 3 anni, ma non per snobbarlo ma perché, onestamente, io di politica, di agricoltura, di sanità, di diritto potevo interloquire con il compianto fratello, non certo con lui. Qualche messaggio in più, invece, per un periodo limitato di tempo, lo mandai a Federica Turco. Successe quando il prode Luciano si presentò (quella volta previo appuntamento) circa tre anni fa nella sede di CasertaCe, portando con sé quella che già al tempo era la propria pupilla.

Da poco tempo era stata defenestrata dalla carica di vicesindaco e siccome già dai tempi delle elezioni dell’anno 2016, il sottoscritto aveva tuonato per denunciare quella che riteneva una gravissima lesione della memoria politica e personale di Peppino Sagliocco nel momento in cui aveva deciso di allearsi, con i buoni uffici di Ninì Migliaccio, proprio con quell’Enrico De Cristofaro che aveva armato una campagna di odio, malevolente e malmostosa, nei confronti del fratello di Luciano, già minato dalla malattia che l’avrebbe ucciso, nel tempo in cui questi stava realizzando, come effettivamente realizzò, l’unica opera pubblica che la città di Aversa ha varato negli ultimi 20 anni: il rifacimento di via Roma, cioè dell’arteria che attraversa il polmone commerciale della città normanna.

Vennero con la coda tra le gambe, la Turco e Luciano Sagliocco, concedendomi il riconoscimento pieno: “Avevi ragione tu“, dissero. “Vabbè – risposi io – ma se non vi cacciava, forse non ve ne saresti mai andati. E dopo che ve ne siete andati, avete anche fallito nel tentativo di far cadere l’amministrazione“. Okay, indulto, amnistia. Mettiamoci una pietra sopra, così dissi ad entrambi, purché diate una mano a noi di CasertaCe per svolgere una funzione di controllo stretto per il modo in cui De Cristofaro e i suoi governano Aversa. Al 57esimo complimento ricevuto dalla Turco, il sottoscritto, per il quale “già ci vuole poco di per sè”, si montò la testa.

Oh, io sono uno scapolo, lei, a quanto mi risulta, è libera. Va a finire che in una libera e piena espressione di volontà reciproca…Insomma, ci siamo capiti. Conoscete Dario Vergassola, comico lanciato da Maurizio Costanzo anche per una celebre sua canzone, un vero e proprio inno degli sfigati. Se non lo conoscete, CLICCATE QUI per ascoltare quel brano che si intitola, tutt’altro che cripticamente, “Non me la danno mai“. In effetti, per qualche giorno mantenni vivo il filo, poi mi accorsi che evidentemente avevo frainteso.

A dire il vero, fui molto agevolato dalla lettura di 2/3 comunicati stampa firmati dalla Turco, che dovetti anche ritoccare in qualche loro parte, perché non erano, diciamo così, molto centrati dal punto di vista della consecutio. Fui aiutato perché i percorsi della libido della gente strana come il sottoscritto, sono decisamente anomali. Insomma, al terzo congiuntivo sbagliato, neppure tre viagra presi consecutivamente avrebbero potuto risvegliare quel mio slancio mostrato nei primi giorni di conoscenza. E la cosa finì lì, mentre continuò a durare la collaborazione giornalistica, dato che le ragioni di Federica Turco e anche le notizie che ci passava di soppiatto, furono tutte pubblicate in questo giornale.

Ora, io non so se il buon Luciano si riferisse a quei messaggi. Fatto sta che quella frase lui l’ha pronunciata davanti a me e davanti a tre testimoni. Dunque, adesso i messaggi li deve portare ai carabinieri e deve anche dire quale sia la loro potenzialità criminale. Serio e intelligente sarebbe stato, invece, riconoscere non necessariamente la ragione di quei nostri articoli in cui raccontavo quasi scandalizzato il modo con il quale Luciano Sagliocco e la Turco, saltando sul carro del vincitore, avevano abbandonato Alfonso Piscitelli, con cui la Turco aveva avuto una lunga e riteniamo per lei molto soddisfacente collaborazione. Il tutto per proporre la propria candidatura nella lista civica di De Luca, con tanto di incipit del figlio di questi, Roberto, e lasciando con un palmo di naso il noto Varriale di Salerno il quale, vista l’amicizia antica, pensava di aver già chiuso l’accordo per la candidatura della pupilla di Luciano Sagliocco in Fare Democratico-Popolari, in nome e per conto del promotore, Giosi Romano.

Per carità, Sagliocco e la Turco avevano tutto il diritto di chiedere ed ottenere una replica, che del resto avevamo propiziato con quello sforzo di costruzione di un racconto ampio e circostanziato, dunque passibile di analitica confutazione.

E invece, ognuno ha la sua cultura, il suo carattere, la sua sensibilità. Ciò è ineluttabile. E allora, caro Luciano, non potendo aprire un confronto tra intelletti, a che ora ci vediamo in caserma, dai carabinieri, a leggere i messaggi? Dopo averli consegnati, però, io li pubblico tutti su CasertaCe, così ci facciamo un bel po’ di risate.

Bye bye.