LA NOTA. Carlo Marino non faccia il furbo con l’articolo di Panorama. Non svii il discorso e risponda a noi sul biodigestore e sul vero problema che lui evita di affrontare

19 Agosto 2021 - 22:32

In verità, anche quei pochi che hanno risposto al suo lungo post, che pubblichiamo in calce all’articolo, insieme al pezzo a firma di Simone Di Meo uscito su “Panorama”, lo prendono facilmente in castagna dato che, in maniera plateale lui parla degli impianti dei rifiuti, dei biodigestori, senza affrontare il cuore del problema che peraltro struttura anche l’articolo dell’articolo magazine della Mondadori

 

CASERTA (Gianluigi Guarino ) – Simone Di Meo è un ottimo giornalista ed è stato anche colui che, con piena e documentata ragione, ha denunciato Roberto Saviano, dimostrando che pezzi interi degli articoli che Di Meo pubblicava su fatti di camorra nel quotidiano Cronache di Napoli erano stati letteralmente copia – incollati nel libro Gomorra, grazie al quale Saviano ha intascato un mucchio di quattrini.

Nella

sua azione giudiziaria, Di Meo ha coinvolto, naturalmente, anche la casa editrice, che – lo sottolineiamo per la millesima volta –  si chiama Mondadori, dunque l’azienda lombarda con storica sede a Segrate, che, dal famoso lodo del 1990, che reca proprio il suo nome, appartiene alla famiglia di Silvio Berlusconi e di cui oggi è presidente la primogenita Marina Berlusconi.

Un

argomento, questo, che non piace alla sinistra salottiera, superficiale, retorica e ormai ridondante come potevano essere solo gli imparruccati uomini delle declinanti corti europee del diciottesimo secolo. Questa battaglia intrapresa da Simone Di Meo lo ha ulteriormente nobilitato ai miei occhi, che già molto lo consideravano quale giornalista di qualità, operante nello stesso gruppo editoriale nel quale il sottoscritto dirigeva il quotidiano gemello di Cronache di Napoli, cioè il Corriere di Caserta.

Ma ve lo ricordate il pensiero unico di Roberto Saviano? Chi osava dissentire era indiscutibilmente, oggettivamente, cioè stalinianamente, un camorrista. Presente in tutti i salotti televisivi e non solo dell’universo mondo, anche grazie alla promozione che la Mondadori, fece di quel libro, al punto da diventare un’icona della sinistra che, tradendo se stessa, la sua storia, le sue nobili origini culturali, gli dava ragione a prescindere, senza porsi il problema di leggere ed analizzare ciò che in quel libro Saviano aveva scritto.

Altro che Davide contro Golia: Simone Di Meo ha resistito, ha capito bene che il contenzioso civile si sarebbe trascinato per diversi anni. Il tempo giusto affinché l’Italia si mostrasse per quella che è: superficiale, modaiola e modaiola in quanto superficiale. Saviano ha scritto altri libri, che, non a caso, non ha cagato nessuno, e oggi la sua presenza è sostenuta dai FabiFazio di turno, ma non incide più nemmeno per la decima parte di quanto incidesse nell’opinione pubblica quando Gomorra uscì.

Semplicemente perchè Saviano non è più di moda e semplicemente perche l’essere di moda era l’unico discrimine della sua reputazione “a scatola chiusa” e “a prescindere”

Oggi, quando si vede in tv, i movimenti delle mani e delle dita sui tasti del telecomando, finalizzati a cambiar canale, sono più veloci della mano di Clint Eastwood quando estraeva la Colt nei film di Sergio Leone.

Per cui su Di Meo io ho un pregiudizio positivo che poggia però su un articolato, riflettuto giudizio professionale.  Il giudice civile gli ha dato ragione, non potendo, del resto, fare altro, e prima ancora gli aveva dato ragione la Mondadori, che davanti ai copia-incolla non poteva certo obiettare, negando l’evidenza.

Da quel momento, Simone Di Meo ha preferito la passione alla possibilità di intascare soldi importanti, ed essendo anche un giornalista di ispirazione liberale, si è ritrovato a suo agio dentro a quella casa editrice, con cui collabora da diversi anni.

Ieri ha molto girato in rete un suo articolo, pubblicato sul settimanale Panorama, che ha sempre camminato, nella sua storia quasi sessantennale la;;;;, come giornale concorrente per definizione dell’altro grande news magazine italiano “L’Espresso”.

Il primo è stato sempre, almeno negli ultimi 40 anni, cioè anche prima dell’acquisto da parte della famiglia Berlusconi, anche prima del già citato Lodo Mondadori del 1990, un giornale di inchiesta molto qualificato, che partiva da chiare posizioni liberali, facendo il pelo alla sinistra e alle sue diramazioni economiche.

In pratica, la faccia speculare de “L’espresso” che, partendo da Mondadori, era passato, in forza del lodo di cui prima, al gruppo De Benedetti-Caracciolo, e che, potendo conservare la sua storica identità di giornale più vicino alla sinistra, faceva il pelo al centrodestra, così come un tempo aveva fatto il pelo alla Democrazia Cristiana.

Per cui, Carlo Marino, pur avendo avuto la possibilità di replicare a questo articolo di Simone Di Meo sul biodigestore di Ponteselice, si è dimostrato per l’ennesima volta superficiale e poco informato. Ciò accade perchè lui è un’autorità in fatto di competenza, quando si tratta di affrontare le questioni inerenti alle opere pubbliche della città e alle concessioni di pubblici servizi, nella parte relativa a quella che da anni definiamo ironicamente la gastronomia dei bandi.

Marino dice che Panorama è un giornale della Lega. In realtà non è così, visto che  la proprietà  giornale, da tre anni circa, è passata dalla famiglia Berlusconi al gruppo editoriale La Verità srl, che dal 2016 manda in edicola l’omonimo quotidiano e che ha, con uno schema di azionariato diffuso con quote che non possono superare,  individualmente il 10 per cento, in Maurizio Belpietro il suo riferimento sia proprietario che giornalistico, visto che Belpietro è stato direttore del quotidiano sin dal primo giorno e ha assunto la stessa carica a  Panorama quando questo è passato dal gruppo Mondadori a La Verità srl, che annovera tra i soci anche. Marco Benatti, una delle menti più lungimiranti del Digital journalism italiano, visto che anche a lui si deve il lancio di Virgilio, che, negli anni Novanta fu il primo, storico portale messo in rete nel nostro Paese.

Di fronte a Belpietro, indubbiamente vicino al centrodestra, ma giornalista di indubbie capacità e  certo non salviniano viscerale, parlare di Panorama come giornale della Lega è semplicemente inesatto.

Ma certo, comincia ad annoiare questo unico format della comunicazione di Marino,  che sembra anche essere l’unica argomentazione, ormai stucchevolmente ripetuta dal sindaco uscente a mò di una  cantilena, che espone l’equazione  “Zinzi uguale Lega Nord”, come se gli Zinzi fossero stati catapultati a Caserta da un carroccio museale custodito a Legnano, e non fossero invece politici iper autoctoni, di tradizione centrista, moderata post democristiana, che per carattere, genetica, non potranno mai collegare la propria esperienza politico-amministrativa all’alfabeto della propaganda leghista a cui Marino fa riferimento quando scrive che la Lega “prima ci offendeva con insulti razzisti e ora vuole fregarci a colpi di selfie e bacioni“, dimenticando però che quella di Salvini è una coda, peraltro più articolata,  della canottiera di Umberto Bossi, rispetto al quale non abbiamo mai letto alcuna critica da parte di Marino, quando di quella Lega era alleato in quanto esponente di spicco di Forza Italia a Caserta capoluogo, nella sua provincia e in Campania, nonchè super assessore ai Lavori Pubblici in forza dell’accordo tra Nicola Cosentino e Luigi Falco.

Il clou di questo articolo è, però, indubbiamente, costituito dall’analisi di quello che il primo cittadino ha scritto in difesa della scelta del biodigestore. E qui, i lettori più avveduti di CasertaCe capiscono che in questa  nostra introduzione manca qualcosa.

Se è vero, infatti, che gli impegni professionali di un giornalista che opera in una prestigiosa testata nazionale, qual è Panorama, non hanno consentito a Di Meo di prestare più attenzione a certi dettagli, a lavorare in modo da prevedere e rintuzzare le possibili confutazioni di Marino, se è vero che lo schema  del “racconto in linea di massima“, integrato dalla dichiarazione, rilasciata in solitaria, dal competitor di Carlo Marino alle prossime elezioni comunali, cioè da Gianpiero Zinzi è stato insufficiente, se dunque l’articolo ha offerto in qualche modo il fianco a Marino per poter scrivere una replica, va detto, con la stessa chiarezza, che il primo cittadino non ha sfruttato adeguatamente questa opportunità.

Anzi, come dimostrano alcuni commenti al suo post, si è buttato letteralmente la zappa sui piedi.

Ciò significa che lui stesso sa di essere indifendibile sul biodigestore, altrimenti non avrebbe a sua volta esposto il fianco a una confutazione di chi ha commentato il post e di questa nostra che diventa in pratica un gioco da ragazzi. Ed eccola la grande assente che noi retoricamente abbiamo reso tale in questo articolo e che invece Marino ha dovuto evitare accuratamente, non rendendosi conto però che siccome si tratta del fulcro del problema, anche il più superficiale dei casertani, anche il meno informato, gli potrà rifilare senza problemi e con cognizione di causa quella frase che noi tanto amiamo, tratta da un film di Fantozzi: “Ma che cazzo stai a dì?“.

Anzi, la parafrasiamo, sviluppandola ulteriormente: Marino, ma di che cazzo stai parlando? Qui non è in discussione la validità, anzi l’inevitabilità di un ciclo dei rifiuti che va sicuramente completato in Campania, regione in biblico ritardo rispetto ad ogni altra regione italiana, non ne parliamo proprio, poi, rispetto all’Europa. Chi mai ha affermato, al di là di qualche eremita, vecchio ahiatola dell’ambientalismo estremo che ancora persegue il sogno di una raccolta differenziata che possa azzerare la parte non riciclabile del rifiuto, che i biodigestori, in quanto tali e  con le tecnologie di oggi, non debbano essere costruiti?

Seriamente parlando, nessuno lo ha sostenuto e nessuno lo sostiene. Noi sicuramente no, ma neppure Di Meo, che peraltro è un giornalista napoletanissimo, non certo originario di Pontida.

Il punto è rappresentato dalla scelta di localizzazione.

Carlo Marino può sbattersi come vuole, può tentare di sviare il discorso così come ha fatto in questo post che pubblichiamo in calce, ma le misure aritmeticamente declinate non sono un’opinione. Anzi, secondo noi, il luogo in cui dovrebbe nascere il biodigestore si trova anche a meno di 800 metri in linea d’aria dalla Reggia di Caserta.

L’articolo di Simone Di Meo riguardava questo aspetto della questione, non altri.

Che cavolo c’entra la Lega, Salvini, con un problema di chiara individuazione? Di Meo ha scritto in fretta e dunque qualche pertugio lo ha lasciato. Ma ora scriviamo noi, e lei, come al solito non ci risponderà, non essendone in grado: si dice che gli impianti dei rifiuti dell’anno 2021 non inquinano, non impattano, non creano più i problemi che creavano in passato e che questo è tanto vero in quanto è oggettivamente innegabile che paesi dell’Europa seriamente ambientalisti come Danimarca, Svezia, Finlandia, hanno inserito gli  impianti all’interno del loro tessuto urbano antropizzato.

A dirla tutta, quegli impianti lì sono assimilabili ai termovalorizzatori che trattano la parte inorganica del rifiuto, non quella organica. Ma diciamo, diamo per buona che anche quelli che trattano la frazione umida, i residui alimentari, posso essere inseriti dentro a una città.

Ma lei, Marino, non può uscirsene affermando, come ha fatto nel post, che la battaglia anti-biodigestore a Caserta sia assimilabile a quelle portate avanti da chi magari non ha interesse a che il ciclo dei rifiuti sia ordinariamente completato e per questo mena la grancassa e finanza pure i movimenti del No, di un no il più delle volte basato sulla contestazione del luogo scelto per l’insediamento.

Del tutto disinvolta, veramente improbabile la citazione che Marino fa di Beppe Grillo, il quale effettivamente non dice una cosa sbagliata. Non sbagliata, ma che comunque non c’entra un tubo col caso di Caserta.

Quando Marino sarà in grado di affermare e dimostrare che la città di Vienna ha insediato un biodigestore di 40mila tonnellate all’anno a 800 dalla Reggia asburgica di Schönbrunn, ritenendo che la cosa sia compatibile con la memoria altamente lucrosa della triste Sissi, quando Marino dimostrerà che Parigi ha fatto in modo che un biodigestore sia stato costruito a 800 metri da Versailles o dal Louvre, che pure è stata residenza dei reali di Francia, quando Marino esporrà un progetto della città di Londra che insedia un biodigestore a 800 metri da Buckingham Palace, allora sì che potremo discuterne, autorizzando la costituzione di due tesi contrapposte, entrambe rispettabili.

Ma siccome questo non c’è, siccome a Versailles non c’è e non ci sarà un biodigestore di 40mila tonnellate all’anno, e così anche a Vienna e a Londra, Marino ha torto. e ha torto anche perché non risponde al rilievo posto, oggi, da Di Meo, ieri, in maniera molto più articolata e dettagliata, da CasertaCe. Un’articolazione determinata da una nostra particolare bravura ma perchè noi ci occupiamo esclusivamente di questo territorio, facendo il giornale locale.

Marino non risponde sul problema della localizzazione, sulla scelta di via Ponteselice, sulla scelta, materialmente discutibile, ma significativamente e culturalmente devastante, di mettere un impianto di grandi dimensioni ad un passo dall’ingresso della Reggia.

Come non risponde al nostro video, che dimostra, prendendo alla lettera ciò che il vicepresidente della Regione Campania Fulvio Bonavitacola ha detto al cospetto del consiglio regionale, che centinaia di camion pieni di monnezza umida solcheranno quartieri densissimamente popolati, quali via Trento, e addirittura passeranno, in una sorta di rito simbolico del brutto che però vale economicamente sul bello di una formazione culturale vista come strumento di autentico sviluppo, davanti alla sede dell’Università di Via Vivaldi, invadendo in pratica la città abitata con uno schema che sarebbe veramente unico nel pianeta. Per cui non faccia il gradasso, menando il can per l’aia e approfittando di un lavoro giornalistico che anche per motivi di sintesi non ha potuto essere esaustivo.

Risponda a noi, a questo articolo, se ne ha la forza e la capacità. Non lo farà, semplicemente perché noi abbiamo ragione e lei ha torto. Semplicemente perché per lei Caserta è una zizza da mungere ogni giorno, mentre noi riteniamo che sia una città che merita la dignità di riaffermare la propria identità.

 

QUI PER LEGGERE L’ARTICOLO DI PANORAMA: Scandalo Biodigestore Caserta