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L’INCHIESTA. CONSORZIO DI BONIFICA, Marcoantonio Abbate ha deciso che non dovrà più “badgare”, che potrà dar soldi direttamente e anche incarichi esterni

9 Aprile 2019 - 13:11

CASERTA (gianluigi guarino) – Una vera e propria orgia di quattrini, rigorosamente pubblici, destinati a finire nelle tasche dei soliti noti. A partire da quelle del protagonista principale di questa nostra ennesima inchiesta giornalistica sul nefando Consorzio di bonifica del basso Volturno che ha sede nella città capoluogo, in una palazzina di via Roma.

Un vero e proprio mattatore appare Marcoantonio Abbate, vero motore, almeno in apparenza, di un’operazione che definire spregiudicata non ci sembra esagerato. Poi, ti rompi la testa su leggi, norme, pandette, commi e sottocommi e capisci che considerare solo questo avvocato aversano come centro di propulsione di tutte quante le manovre è riduttivo.

In calce a questo articolo potrete leggere la prima e la seconda puntata, facendolo vi potrete meglio ricollegare alla terza e al commento finale che dedicheremo, con un ulteriore articolo, al nostro ennesimo contributo, che non vuole essere eroico ma che, attraverso il quale ci interroghiamo, purtroppo spesso inutilmente, sulla valenza di uno Stato di diritto, sull’efficacia delle leggi. Più in generale e in parole povere è lecito chiedersi, di fronte a cose come quelle che abbiamo raccontato ancora una volta sulla gestione di un ente della provincia di Caserta, se le leggi esistono per essere rispettate o per organizzare, attraverso il loro coglionamento perpetuo, un mastodontico gioco di società.

Stavolta andiamo rapidi: Marcoantonio Abbate diventa dirigente del settore Contenzioso, grazie ad un nuovo regolamento che abbiamo dimostrato, riteniamo con dati di fatto difficilmente conestabili, patentemente illegale, nella sua adozione come strumento di diritto, di potestà giuridica, ma anche nel suo contenuto. Raramente ci è capitato di lavorare su un caso più tossico di questo; raramente ci è capitato di imbatterci in una vicenda in cui la violazione di ciò che le leggi consentono sia avvenuta in maniera più sfrontata, non c’è un atto di questa operazione, cioè la creazione di un ufficio Contenzioso che sia legale. Giusto per non farsi mancare nulla, i nuovi componenti dell’Ufficio citato, cioè Marcoantonio Abbate e Lucia Pignata, fortemente stimata da un altro campione del mondo del Consorzio, quel Mastracchio su cui tanto abbiamo scritto, trattando l’argomento appalti pro Claudio Schiavone e allegra compagnia, si sono auto esentati dal rispetto dell’orario di lavoro.

PRIMO BOTTO – Leggiamo e scriviamo testualmente dal comma 6 dell’articolo 6 di questo tragicomico regolamento: “La prestazione di lavoro degli avvocati dell’Ente è svolta senza vincolo di orario che risulterebbe in contrasto sia con le esigenze professionali […]. La presenza degli avvocati dell’Ente sul posto di lavoro, pertanto, non potrà essere sottoposta ad alcun tipo di controllo, tanto meno a mezzo sistema elettronico o informatico, nel rispetto della piena autonomia della prestazione professionale ed in considerazione della sostanziale estraneità degli avvocati all’apparato amministrativo

Insomma, questi qua hanno deciso da sé, perché il regolamento è farina del loro sacco e di colui che si definì la “mano lunga” della Regione Campania, quel Carlo Maisto messo lì da Stefano Graziano, che non hanno più l’obbligo di timbrare il badge.

Piccolo, insignificante particolare. Abbate e la Pignata sono entrambi dipendenti del Consorzio. Uno svolge la funzione di direttore generale, l’altra sta in amministrazione e lo sa lei che cosa fa. Dunque, cosa facciamo? Indossano la maglietta di avvocati del Consorzio e, come tali, siccome devono uscire per fare cause, non devono essere sottoposti all’obbligo dell’orario di lavoro. Per cui, la loro funzione principale, che resta tale e grazie quale continuano a introitare lo stipendio fondamentale, cioè quella di dipendente, viene assorbita dalla seconda funzione, cioè quella dell’ufficio Legale, accessoria alla prima e costituita su un regolamento farlocco. Beh, se questa è una cosa accettabile anche dalla magistratura, noi più di questo non possiamo fare.

SECONDO BOTTO – Ci trasferiamo nell’articolo 8, comma 1, lettere e dell’ipercitato e famigerato regolamento: “L’Avvocato Coordinatore provvede direttamente alla gestione del personale assegnato all’Ufficio, esercita i poteri di spesa e di acquisto delle entrate in relazione a nei limiti degli atti e provvedimenti di competenza“.

Ah, benissimo. L’Avvocato Coordinatore, così è definito nel regolamento. Una figura innovativa che promette di diventare un vero e proprio archetipo del nuovo diritto amministrativo. Ed è una figura tanto nuova, quanto potente, perché da pseudo-dirigente, comunque dipendente di questo ente pubblico (ripetiamo) economico, acquisisce potestà di spesa. In pratica decide di spendere e di spandere con atti monocratici. Già, il pattume che c’è negli enti di sottogoverno casertani, sta creando una giurisprudenza parallela tanto tossica quanto beffarda, che prende letteralmente in giro, usando formule marchiane e sfrontate, lo Stato di diritto.

BOTTO FINALE – Articolo 14, comma 1: “L’ufficio Legale, inoltre, per le vertenze che siano affidate a legali del libero Foro per ragioni di opportunità o di necessità […] ha il compito di seguire l’evolversi dei contenziosi, istruendo i legali esterni sulla line di condotta da tenere, vigilando  sulla corretta gestione delle vertenze e provvedendo a liquidare le competenze professionali, nel rispetto della tariffa“.

Tombola: Marcantonio Abbate, lui, direttamente, quando ricorrono non meglio precisati motivi di necessità, può dare e darà (eccome se li darà!) durante la prossima campagna elettorale in cui Stefano Graziano sarà candidato, incarichi ad avvocati esterni, tutto a spese del popolo bue, ormai sempre più somigliante a un organismo cerebralmente unicellulare.

 

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