L’infermiera dell’ASL CASERTA che “gonfiava” le labbra con il botox. Le sue clienti trovate su Facebook. Pratica pericolosissima: ecco perché
24 Dicembre 2025 - 15:57
CAPUA – Un centro di medicina estetica illegale, allestito dentro un’abitazione privata a Capua, è stato scoperto dalla Guardia di Finanza. A gestirlo, secondo le indagini coordinate dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere, era un’infermiera un servizio presso il pronto intervento, il Psaut, di Capua che si spacciava per dottoressa, ma che in realtà era un’infermiera senza alcuna abilitazione a praticare trattamenti estetici.
La donna pubblicizzava la sua attività su Facebook, attraverso il suo profilo personale, offrendo filler per labbra e zigomi, iniezioni di botox, mesoterapia e trattamenti di biorivitalizzazione ad un prezzo di circa 100 euro, più basso di quelli di mercato, offerti dalle cliniche e dai medici regolari.
Proprio il botox rappresenta uno dei pericoli maggiori: se iniettato da personale non medico, in dosi sbagliate o in zone errate, può causare paralisi muscolare, difficoltà respiratorie, problemi di deglutizione e, nei casi più gravi, risultare letale. In assenza di controllo e sterilità, il rischio di contaminazione e shock anafilattico è altissimo.
Grazie al monitoraggio online e a diverse attività di sorveglianza, le Fiamme Gialle della Compagnia di Capua sono risalite a lei e hanno ottenuto una perquisizione. Gli uomini della Guardia di Finanza del capitano Lorenzo Bernardi stavano seguendo da circa un mese le attività di questa infermiera. Data la pericolosità di questa pratica, l’operazione è stata compiuta con rapidità, mentre le indagini continuano ad andare avanti per capire quanto avrebbe guadagnato questa infermiera, divenuta chirurga abusiva.
All’interno dell’appartamento sono stati trovati e sequestrati materiali inquietanti: siringhe, provette per prelievi di sangue, tossina botulinica, acido ialuronico e altre sostanze iniettabili, oltre a una centrifuga per separare il plasma e un contenitore con rifiuti sanitari. Tra le prove più significative, un’agenda con i nomi e i dettagli di numerose clienti, che conferma un’attività economica svolta in nero, senza partita IVA.
