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MADDALONI. Ecco perchè Francesco Pio Lai, figlio di Vittorio Lai, deve restare in carcere a quasi 7 mesi dal suo arresto. Lo ha deciso la Cassazione

8 Gennaio 2021 - 12:00

No per la scarcerazione piena e no anche per la trasformazione per la misura in arresti domiciliari

 

MADDALONI  – Francesco Pio Lai è in carcere dal 20 maggio scorso, giorno in cui fu applicato a suo carico una ordinanza di custodia cautelare in carcere, dopo che gli uomini della Polizia di Stato gli trovarono in casa una significativa quantità di droga, precisamente 179 dosi già confezionate per la vendita di cocaina, altri 19 grmami di polvere bianca pronti per il confezionamento e 29 grammi di marijuana.

Arrestato in piena emergenza covid, il suo difensore propose immediatamente ricorso al tribunale del Riesame di Napioli, incrociando, però un rigetto perentorio. Dunque, Francesco Pio Lai, figlio del ben noto Vittorio Lai, personaggio di spicco della camorra maddalonese, di cui noi ci siamo occupati in decine e decine di articoli, rimase in carcere.

Il suo avvocato ha presentato poi ricorso, contro il diniego totale del tribunale del Riesame, alla Corte di Cassazione, giocando soprattutto la carta della richiesta di un allentamento del carico afflittivo della misura. La difesa nel suo ricorso ha lamentato il fatto che il Riesame non abbia neppure preso in considerazione, non facendone alcuna menzione nel suo provvedimento, della disponibilità, formalmente espressa, dalla convivente e dalla mamma della convivente di Francesco Pio Lai, pronte entrambe ad ospitarlo presso la propria abitazione che si trova fuori dalla provincia di Caserta.

Insomma, un’istanza di modificare la misura, da carceraria a domiciliaria.

Nei giorni scorsi è arrivata la decisione della Cassazione che ha rigettato il ricorso dell’avvocato di Francesco Pio Lai, ritenendo, prima di tutto pienamente codivisibili i contenuti della decisione del Riesame sulla solida esistenza di gravi indizi di colpevolezza, legati a una evidenza difficilemnte contestabile e cioè che Lai non solo aveva la droga in casa, ma la maggior parte di questa era già pronta per la vendita al dettaglio, suddivisa in 179 dosi di cocaina.

Per quanto riguarda poi invece la mancata espressione di una motiviazione, da parte del riesame, sulla richiesta di applicare quantomeno la misura degli arreesti domiciliari, la Cassazione ha ugualmente respinto il rilievo, sottolineando che nella decisione del Riesame ha validamente contato, prima di tutto, “la valutazione sulla capacità a delinquere dell’indagato” e conseguentemente della possibilità che questi reiteri il proprio reato. E in secondo luogo, ha spiegato che l’indagato ha “radicati rapporti con fornitori e clientela, che solo la misura più rigorosa può troncare.

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