ORDINE DEGLI AVVOCATI, l’amarezza della lista di Adolfo Russo: “Pacchetto preconfezionato sulle nomine, Sadutti e Iaselli predicano bene…”

COMUNICATO STAMPA – Ci vediamo costretti, nostro malgrado, alla luce dei continui attacchi affidati da colleghi Consiglieri ad articoli, dichiarazioni virgolettate e post su social media, a fare chiarezza, si spera per l’ultima volta, su quanto  dichiarato tramite comunicato ufficiale nell’immediatezza della seduta consiliare dell’8.2 u.s..

Nel tentativo, intenzionale o meno, di stravolgere il senso delle nostre parole, si è cercato incredibilmente di attribuirci la responsabilità di quanto avvenuto in questo primo incontro della nuova compagine consiliare, ovvero la mancanza di qualsivoglia dialogo o “confronto istituzionale”. Le modalità ed i tempi (davvero succinti) che hanno caratterizzato lo stesso non lasciano spazio ad alcuna interpretazione di sorta: quello consumatosi in Consiglio è stato null’altro che la mera ratifica di un accordo “pre-confezionato” tra  due dei gruppi approdati all’assise forense. Prescindendo dal giudizio sulla condivisibilità o meno del contenuto del predetto accordo (che lasciamo all’opinione dei colleghi tutti elettori), ciò che non può trovare giustificazione alcuna è il fatto di voler ammantare tale contegno  del nobile intento di promuovere “un clima di ritrovata armonia per il solo bene di tutta l’avvocatura”.

Ci si chiede allorquando la collega Sadutto afferma che “gli avvocati vogliono che vi sia una diversità di vedute, una molteplicità di orientamenti, una espressione composita di persone ed intelletti  [..] e desiderano in tutta evidenza che si crei una sintesi collaborativa, costruttiva e distesa” per quale motivo abbia assentito, unitamente agli altri colleghi del suo gruppo nonché a quelli del gruppo “dignità forense”, a negare la possibilità di portare all’attenzione dei colleghi anche il punto di vista di questo gruppo oltre che degli altri consiglieri eletti, di discutere sulle varie opinioni e, a quel punto davvero operando una sintesi, portare all’elezione delle cariche con voto unanime.

L’insolita velocità della seduta, la fretta nel proporre i nominativi e l’immediata votazione degli stessi senza un sia pur minimo preliminare confronto, smentisce tutto quanto proclamato prima della seduta (con il probabile intento di cominciare a costruire quel giustificatorio castello di sabbia inevitabilmente crollato di fronte alla realtà dei fatti) e, con toni sdegnosi e inaccettabili, a seguito della stessa.

D’altronde è la stessa collega Sadutto, ad ammettere che “gli avvocati hanno espresso le loro preferenze in modo eterogeneo tra i vari raggruppamenti senza parteggiare unicamente per una delle fazioni” e che  “i Consiglieri eletti sono espressione di diverse liste , nessuna delle quali ha ottenuto la maggioranza assoluta”. Proprio in virtù di tali innegabili dati e degli auspici di promuovere una ritrovata unità della classe forense sammaritana  sarebbe stato doveroso tentare di giungere all’espressione di una unanime volontà.

In questo solco, e tenuto conto delle polemiche relative alla precedente tornata elettorale, la nostra proposta di attribuire la carica di Presidente e di Vice Presidente alle due donne che hanno ricevuto il maggior numero di consensi, declinata dalle stesse in favore, ancora una volta ahinoi, di due uomini. Cosa c’è di strumentale in questo? Questa l’incredibile accusa mossaci dai colleghi Sadutto e Iaselli.

A voler pensar male, potremmo ritenere che gli stessi abbiano intenso lamentare la “strumentalità” della predetta proposta a tentare di far saltare un accordo già intercorso con il gruppo dignità forense?!

Singolare è, poi, l’accusa di aver proposto “improbabili ammucchiate”, rivoltaci da chi, posto dalla volontà dei colleghi elettori in posizione subordinata alla nostra, è giunto a siglare un accordo proprio con il gruppo con il quale più aspramente si era confrontato nella fase precedente alle operazioni di voto. Di fronte a tale “incoerenza” si è deciso di giustificare il tutto con una “pace ritrovata”, che non possiamo che accogliere con immensa gioia, sebbene, si converrà, la stessa sarebbe risultata più credibile laddove non si fosse avuto accesso, proprio in virtù di ciò, a ricoprire numerose cariche prestigiose all’interno della compagine consiliare.

Ebbene sì arriviamo alle cariche, quelle che non abbiamo reclamato in Consiglio e sulle quali avremmo auspicato un confronto con tutti gli altri consiglieri eletti.  Sarebbe stato segnale importante per la classe votare le stesse in maniera unanime ma il “metodo” utilizzato per proposta  e conseguente voto, determinante la chiusura a qualsiasi tipo di dialogo, lo ha impedito. Peccato, si è persa ancora una volta l’occasione di mostrare alla classe una effettiva unità!

Siamo stati accusati, da ultimo, di “confusione nel leggere il dato elettorale” ; ebbene innegabile appare il successo della nostra “lista” nella recentissima competizione, seconda solo a quella di “dignità forense”. Questo l’unico dato, a nostro avviso, da leggere. Fin dalla nostra costituzione abbiamo evidenziato che, al di là ed oltre i singoli, vi era il gruppo! I risultati dei singoli non avevano prima della competizione e non hanno, ancor più ora, importanza. Indipendentemente da chi oggi è seduto in consiglio, a parlare attraverso Adolfo, Mario, Luciana, Lello, Massimo e Rossella sono anche Bernardino, Claudio, Luisa, Emanuela, Stefania, Francesco, Fabrizio e Alessandro e tutti quelli che ci hanno sostenuto. Non abbiamo contato i voti personali, ma i voti accordati al progetto illustrato ai colleghi. E pensiamo così debba fare chiunque abbia deciso di candidarsi all’interno di una lista e non singolarmente. D’altronde, non si può beneficiare di voti  “di lista”(pochi o molti non importa) e utilizzarli per poi recriminare un successo personale.

E’ per questo che grande è stata l’amarezza nel leggere le numerose dichiarazioni rilasciate da nostri colleghi consiglieri, distorsive della realtà dei fatti, quella sì unica ed incontrovertibile.

Il mancato rispetto della volontà degli elettori che ha costituito il cavallo di battaglia di gruppi a noi contrapposti durante la campagna elettorale è stato, alla prova dei fatti, immediatamente da questi rinnegato; quasi a pensare che lo stesso sia dovuto solo a se stessi e non ad altri!

Ricorrendo alle parole utilizzate dal collega Iaselli nella scorsa consiliatura, con una nota depositata agli atti in occasione dell’assemblea per l’approvazione del bilancio, il Consiglio  è un ente di gestione, non un ente politico in cui la creazione di maggioranze e minoranze è impropria!

Ciò è quanto, purtroppo, si è creato con il comportamento incomprensibile adottato dai consiglieri di “dignità forense” e di “avvocatura del fare- art. 24” in occasione della prima seduta di questo rinnovato Consiglio, nella quale, negando ogni possibilità di dialogo e di scambio dialettico con gli altri consiglieri eletti, si è arrivati, ripetesi, con un accordo già raggiunto.

Per concludere, sperando di non dover ritornare sul punto, sebbene pervasi da un forte senso  di amarezza per quello che avrebbe potuto essere e non è stato, ribadiamo la nostra volontà ad impegnarci al massimo delle nostre possibilità per riuscire a portare in Consiglio la voce di tutti quelli, davvero tanti, che ci hanno dato fiducia con il loro voto.