Ospedale di CASERTA, alta tensione nella riunione tra i tre direttori e cinque sindacati “clamorosamente” uniti

6 Febbraio 2019 - 16:56

CASERTA – Una riunione a suo modo storica.
Perché difficilmente si era visto, in passato, il cartello dei sindacati che rappresentano larghissima parte dei più di 900 dipendenti del cosiddetto comparto dell’Azienda Ospedaliera Sant’Anna e San Sebastiano di Caserta, per capirci meglio gli infermieri, gli Oss, i tecnici e qualche amministrativo, presentarsi compatti nel difendere una piattaforma comune di rivendicazione che parte da un presupposto sicuramente chiaro: i dipendenti del comparto meritano di più.

Non solo sul terreno dei diritti economici che li vedono distaccati anni luce dai trattamenti riservati a medici e ai dirigenti amministrativi, ma anche sul piano della considerazione di un lavoro assolutamente fondamentale, senza il quale un’azienda ospedaliera o un’azienda sanitaria dovrebbe chiudere sicuramente i battenti.

Al cospetto della troika di comando dell’azienda, formata dal direttore generale Mario Ferrante, dal direttore sanitario Antonietta Siciliano e da quello amministrativo Gaetano Gubitosa, per i sindacati erano presenti Rosa Nuzzo, segretario provinciale del Nursing Up, Nicola Cristiani e Franco Della Rocca per la Cisl, Luigi Capaccio per la Cigl, Franco Di Lucia per la Fsi, Vincenzo Golini per la Uil.

Non è stato un confronto facile, diciamo noi menomale, perché quando i sindacati incontrano la controparte, cioè l’azienda, il conflitto rappresenta il sale del confronto, come non è mai stato negli ultimi dieci anni né nell’ospedale di Caserta, né nell’Asl.
Le sigle hanno contestato alla direzione generale un atteggiamento giudicato dalle stesse evanescente e dilatorio rispetto ai temi fondamentali legati ai trattamenti dei lavoratori per quel che riguarda un contratto integrativo aziendale, che al momento non esiste ancora.

Il contratto integrativo aziendale è lo strumento previsto dalla legge per decidere metodo, forma e contenuto delle indennità da riconoscere ai lavoratori.
Inoltre, in un contratto integrativo che si rispetti, si mette nero su bianco anche il percorso di eventuali progetti che vadano a migliorare la cifra dei servizi così come questa è configurata nel contratto collettivo.

In poche parole, attraverso degli incentivi dati agli infermieri, agli Oss, ai tecnici e agli amministrativi, si portano avanti delle iniziative nei vari reparti finalizzate a migliorare la qualità di ciò che il Servizio Sanitario Nazionale, attraverso la Regione Campania, offre ai pazienti e alle loro famiglie.
I progetti sono utili anche per abbattere le liste di attesa. Insomma, se fatti bene giovano a tutti.
Ma come si suol dire, “senza soldi non si cantano messe” e, aggiungiamo noi, non si fanno nemmeno i progetti.
Ma ciò non significa necessariamente che i soldi non ci siano.

Significa, molto spesso, che il management di un’azienda ospedaliera o sanitaria li orienta nella direzione di altri obiettivi.
Ed è proprio su questo aspetto che il confronto di stamattina si è acceso con le cinque sigle sindacali risolute nel chiedere di conoscere i flussi e la consistenza dei fondi erogati all’azienda ospedaliera in modo da poter verificare se esistono soldi utilizzati per le liste di attesa e per capire come questi vengano, eventualmente, impiegati.
I sindacati non sono usciti certo soddisfatti dalla riunione. Considerano un’elemosina i 100 euro proposti dalla direzione strategica per l’ultima parte del corrispettivo di produttività dell’anno 2017.

Un disappunto che è lievitato quando il direttore generale Ferrante ha annunciato ai sindacati che per il riconoscimento della produttività riguardante l’anno 2016 bisognerà ancora aspettare, non si sa fino a quando.

Per quel che riguarda il 2018, la direzione ha promesso un anticipo. Una concessione subordinata, però, alla firma del verbale di riunione che le sigle non vogliono legittimare fino a quando non ne conosceranno il contenuto letterale.

Una situazione che ha creato ulteriori tensioni e che avrebbe fatto saltare anche l’idea della corresponsione dell’anticipo sulla produttività del 2018.

Un altro aspetto su cui i sindacati hanno richiamato l’attenzione dei direttori è quello relativo all’approvazione e alla formale messa in opera del nuovo Piano Ospedaliero Regionale, vigente da più di un mese. Siccome tale Piano contiene delle cornici di ridefinizione dell’organizzazione interna e dei segmenti operativi, Nursing Up, Cisl, Cigl, Uil e Fsi chiedono di azzerare tutto ciò che è stato determinato con accordo sindacale precedentemente all’approvazione e alla messa in atto dello stesso Piano Ospedaliero.

Proprio per rendere più concreto il discorso, i sindacati hanno affermato che la modifica sostanziale della riduzione, contenuta nel nuovo Piano del numero dei fondi, due e non più tre come previsto dal Ccnl 2016-2018, merita una revisione e una ristrutturazione degli accordi precedentemente presi, che poggiavano sull’architrave di presupposti diversi, oggi ampiamente modificati.

La fumata nera di oggi non significa che il confronto si ferma, dato che entrambe le parti hanno convenuto di attivare nel giro di pochi giorni un tavolo tecnico per cercare di focalizzare le urgenze maggiori da soddisfare in un contratto integrativo aziendale, la cui firma rappresenterebbe, per i motivi illustrati all’inizio di questo articolo, un fatto di per sé storico.