Per la morte del 38enne bracciante indiano, sfruttato dai caporali, il deputato grillino Del Monaco scrive al dg De Biasio e chiede precise spiegazioni

MADDALONI – La notte tra il 25 e il 26 luglio, nell’Ospedale di Maddaloni, Narinder Singh, indiano di 38 anni, moriva per un arresto cardiaco dopo diversi giorni di agonia trascorsi nel nosocomio calatino. La Procura di Santa Maria Capua Vetere ha aperto un’inchiesta sulla sua morte, i NAS dei Carabinieri hanno acquisito i documenti sul ricovero e sul successivo decesso ed è stata disposta l’autopsia sul cadavere, per capire i reali motivi della morte. Il sospetto più che fondato è che dietro il decesso del bracciante indiano vi sia una triste storia di sfruttamento lavorativo e di riduzione in schiavitù.

Per fare chiarezza su questa triste storia e nell’esercizio dell’attività di sindacato ispettivo, oggi ho chiesto a mezzo PEC al direttore generale dell’ASL Caserta, dott. Mario De Biasio, di ricevere chiarimenti in ordine alle effettive circostanze che hanno condotto al ricovero di Singh presso l’Ospedale di Maddaloni la notte del 5 luglio scorso;

di avere conferma del fatto che quella stessa notte il giovane indiano, dopo essere stato abbandonato in strada dai suoi “caporali” e prima di giungere a Maddaloni, fu effettivamente visitato dai medici del 118 nel piazzale della stazione FF.SS. di Caserta e questi, per motivazioni ancora da appurare, non ritennero di procedere al ricovero immediato in struttura ospedaliera;

di sapere quali cure furono somministrate al Singh nel nosocomio maddalonese e in che circostanze avvenne il decesso. La magistratura appurerà se Narinder lavorava in stato di schiavitù in un’azienda bufalina di Castel Volturno e quali furono le cause della morte, a me invece preme chiarire se gli fu offerta tutta l’assistenza sanitaria necessaria dal primo momento in cui fu gettato sulla strada, perché nel 2018 non possono più esistere pazienti di serie A e pazienti di serie B.