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Sangue infetto in ospedale. Arrivano due risarcimenti per paziente casertano deceduto e la sua famiglia da oltre un milione e mezzo di euro

2 Giugno 2021 - 11:04

Inizialmente, il tribunale di Napoli aveva condannato il ministero della Salute ad un risarcimento di 88 mila euro. I familiari dell’uomo hanno fatto ricorso e la corte di Appello di Napoli ha deciso che la somma doveva essere ben più cospicua. E c’è anche un’altra condanna da oltre un milione di euro

AVERSA – Chi non è più giovanissimo ricorderà sicuramente alcuni casi che negli anni ’80 fecero tremare l’intera gestione sanitaria del nostro Paese.

Parliamo delle trasfusioni da sangue infetto che diversi pazienti ricevettero durante il loro soggiorno presso strutture ospedaliere tra la fine degli anni Settanta all’inizio dell’ultimo decennio del Novecento. Un’incredibile falla nel sistema di controllo che ha provocato danni incalcolabili e a volte anche fatali dell’esistenza degli uomini e delle donne coinvolte in questi casi di malasanità. I più “piccoli”, invece, forse ne hanno visto qualcosa a riguardo nella serie tv Sky “1992”, nella quale un episodio del genere viene utilizzato come espediente narrativo per raccontare la trasformazione di uno dei personaggi della fiction.

Ma nella realtà le conseguenze sono state reali e drammatiche. E parliamo di ciò che è successo al casertano Francesco Uva.

All’inizio degli anni ’80 il 25enne Francesco, a causa di un ulcera duodenale, è ricoverato all’ospedale Cardarelli di Napoli, dove viene stato sottoposto a tre trasfusioni di sangue.

Da quel momento ci vogliono oltre vent’anni perché poi gli venga diagnosticato il virus dell’Epatite C. Secondo Uva, l’infezione sarebbe stata collegata a quelle trasfusioni di sangue avvenute nell’ospedale del capoluogo campano, teoria confermata successivamente anche dalla commissione medica della ASL Caserta, la quale riconosce il nesso causale tra le emotrasfusioni praticate e l’infezione.

Come avviene sempre in questi casi di malasanità, quasi inevitabilmente potremmo dire, Francesco e la sua famiglia hanno deciso di citare in giudizio il Ministero della Salute per ottenere un giusto risarcimento danni dopo la contrazione del virus.

Finalmente nel 2017 arriva alla prima sentenza con cui il tribunale di Napoli attesta la responsabilità del ministero per l’infezione contratta da Uva, condannando il dicastero al pagamento di un risarcimento. Una decisione favorevole che lo stesso Francesco non potrà vedere, poiché nel 2016, proprio a causa della contrazione del virus, muore a 61 anni.

Dopo la scomparsa di Uva, ad andare avanti nel giudizio saranno i familiari di Francesco Uva, la moglie Maddalena e i figli Michele, Nicola e Luciano.

Ma la decisione della corte napoletana di dare ragione a Francesco e alla sua famiglia, risarcendoli con €88 mila, è ritenuta ingiusta dagli eredi, una somma considerata minima rispetto alle enormi sofferenze vissute dall’uomo nei 35 anni di vita post trasfusione di sangue infetto. A questo punto decidono che devono fare ricorso e presentano istanza alla corte di secondo grado.

Quella che per la famiglia Uva è un’ingiustizia viene allo stesso modo interpretata anche i giudici dell corte di Appello di Napoli.

La Corte, infatti, ha ritenuto errata la quantificazione del danno biologico fatta dal tribunale in primo grado, ritenendo quegli 88 mila euro “una liquidazione parziale ed iniqua“. Cosa significa tutto ciò? Che la Corte di Appello ha ricalcolato il danno complessivo alla famiglia di Uva valutandolo in 405 mila euro e confermando la condanna del Ministero della Salute, come poi anche aveva fatto il tribunale di prima istanza a Napoli.

Non si tratta dell’unica decisione che ha dato ragione alle ragioni degli eredi di Francesco Uva. Grazie all’importante lavoro compiuto dal loro legale, l’avvocato Tommaso Castiello, in un altro giudizio la famiglia ottenuto un’ulteriore pronuncia in tema di danno per perdita del rapporto parentale, una condanna di risarcimento che si va ad aggiungere all’altra per un valore superiore a un milione e 150 mila euro e un totale che il Ministero dovrà liquidare superiore al milione e 600 mila euro.

In casi del genere capita che qualcuno possa pensare, con una buona e forse inopportuna dose di cinismo, che alla fine a queste persone non sia andata neanche tanto male, dopo un risarcimento economico così importante. Sono commenti lasciano un po’ il tempo che trovano.

Questo perché è molto complicato se non addirittura impossibile immedesimarsi in quello che hanno vissuto Francesco e la sua famiglia, i quali hanno visto la loro esistenza distrutta da un errore compiuto dalle istituzioni dello Stato. Una guerra per dimostrare la verità portata avanti per oltre trent’anni, con una fine giusta, ma non lieta.