In modo da far partire un dibattito su quanto sangue camorristico ci sia nelle vene di ogni marcianisano e di una città che lui, nel suo scritto, definisce “paese”

4 Aprile 2018 - 00:00

MARCIANISE – Solita solfa: il personaggio è quello che è e non cambia. Nessuna professione di umiltà, nessun riconoscimento del totale fallimento di due anni di amministrazione comunale, certificati dai marcianisani nell’urna e le solite accuse senza destinatario.

Bieche, oblique. Nemmeno oggi, in questo post, al di là dei soliti “apprezzamenti” fatti nei nostri confronti (altro che fake news, abbiamo pubblicato una tonnellata di documenti che rendono indifendibile la sua posizione di sindaco dei poteri forti), Velardi fa il nome di quelle persone che lui dice essere legate alla camorra, le quali, sradicate dagli uffici amministrativi, gli avrebbero mosso guerra, attivando minacce per la concessione di una scorta – datagli a Roma, non certo dal Comitato per la Sicurezza e l’Ordine Pubblico della provincia di Caserta.

Insomma, si può sapere chi sono questi personaggi al soldo della camorra che lui ha “cacciato fuori dal tempio”?

Chi sono questi personaggi che lui ha sostituito con l’uomo di Parete, trapiantato a Napoli, per un decennio capo dell’Ufficio Tecnico dell’amministrazione provinciale, Gennaro Spasiano, che dunque Velardi considera un bonificatore in funzione della legalità?

Niente, le solite chiacchiere, che forse fanno presagire un ritorno sui suoi passi e la fine di questa farsa il cui epilogo avevamo annunciato in tempi non sospetti.

Ma il Velardi assertivo che afferma (ci sarebbe pure mancata) che lui non mai chiamato camorristi i marcianisani, non impressiona più nessuno. La sua è una voce autoreferenziale, isolata. E questo è dimostrato dai quattro gatti presenti alla manifestazione di sabato, disertata da tutti gli esponenti del Pd provinciale e regionale.

 

 

 

IL POST DI ANTONELLO VELARDI:

Ho atteso qualche giorno prima di fare una doppia doverosa precisazione. E la faccio molto volentieri.

1. Non ho mai buttato a terra la fascia di sindaco mentre ero in attesa di partecipare alla processione del Calvario, venerdì scorso. Nè ho mai litigato con alcuno, disfacendomi poi con rabbia della fascia. E’ una balla, semplicemente una balla. Non è mai accaduto nulla di tutto ciò, come hanno potuto constatare migliaia di persone che mi hanno seguito prima, durante e dopo la processione. Non avrei oltretutto potuto farlo per il rispetto che porto alla fascia, simbolo della mia funzione di sindaco di Marcianise, e perché ben so che questo gesto è un reato.

La notizia farlocca è stata diffusa da un sito web che è specializzato nel raccontare balle su di me. La notizia è stata data al sito da alcuni miei avversari politici presenti alla processione che hanno così voluto speculare su una falsità. L’ennesimo tentativo di screditarmi, la dimostrazione di un certo modo di fare politica e giornalismo nei nostri territori. Siamo al Medioevo, altro non saprei dire.

2. Non ho mai detto che i marcianisani sono camorristi, come continuano a sostenere diversi siti web e diversi commentatori da strapazzo sui social, Facebook compreso. Non c’è nessuna dichiarazione mia, pubblica o privata, di questo tipo da nessuna parte. E’ una balla anche questa. Non ho detto che i marcianisani sono camorristi perché non lo penso e non l’ho mai pensato, e perché non è assolutamente vero. Sono marcianisano io per primo, sono orgogliosamente marcianisano e non ho mai pensato di essere io stesso un camorrista.

Ho detto un’altra cosa. Ho detto che non è semplice svolgere le funzioni di sindaco in una città che ha avuto nel passato una rilevante storia camorristica, con 140 morti ammazzati (finora accertati) in una guerra che ha pochi precedenti nella storia criminale italiana. Negare questo vuol dire negare l’evidenza. Molti amici dei camorristi protagonisti di quella faida sono ancora in circolazione e continuano a fare interessi in città: li ho colpiti, anche per questo mi ritrovo sotto tutela dello Stato. Aggiungo che un qualsiasi cittadino della Repubblica Italiana, e quindi anch’io, non si alza una mattina, chiede la scorta e la ottiene: la decisione di assegnare una qualsiasi tutela è presa da organismi dello Stato a ciò deputati i quali peraltro non hanno l’obbligo di spiegare alcunché del proprio operato, anzi sono tenuti a non spiegarlo per un doveroso segreto d’ufficio. Anche la diffusione di notizie completamente false sulla mia azione amministrativa per la legalità e la trasparenza rientra nella strategia, neanche tanto sofisticata ma abbastanza grossolana, di screditarmi utilizzando la tattica dell’intimidazione permanente. Ribadisco: siamo al Medioevo.

Confido ovviamente nell’intelligenza dei marcianisani, dei miei concittadini, che ben sanno chi e che cosa fa per restituire dignità alla città e ai suoi abitanti. Io gliel’ho restituita e di ciò ne ho continua conferma da chi ci guarda da lontano, con evidente ammirazione. I messaggi che mi stanno arrivando, a migliaia, mi rendono particolarmente ottimista e mi fanno intendere che nelle nostre terre è in atto una rivoluzione culturale profonda. Capisco che il prezzo da pagare è per me, personalmente, molto alto. E’ un prezzo che sapevo di pagare alla vigilia dell’elezione a sindaco, ma francamente non pensavo di dover arrivare a tanto.

Ne approfitto per ringraziare tutti quelli che in questi giorni, in queste settimane mi stanno facendo sentire il proprio convinto sostegno. L’ho detto e lo ripeto: sono migliaia. Saluto e ringrazio per ultimo Maurizio de Giovanni, il più noto scrittore italiano, che ieri sul Corriere della Sera ha avuto per me bellissime parole di stima e di incoraggiamento. Mi sento molto meno solo di prima.

Buona pasquetta a tutti.
#orgogliomarcianise