AVERSA. Lo strano caso della sorella di Renato Oliva e il colpo al cuore inflitto alla legalità democratica del comune sul caso-mozione

AVERSA (g.g.) – Eravamo rimasti in debito con i nostri lettori aversani di un ulteriore approfondimento sulla scabrosa vicenda accaduta durante l’ultimo consiglio comunale, in conseguenza del quale, il consigliere Carmine Palmiero ha presentato una querela per minacce nei confronti del suo collega Renato Oliva.

Di questo episodio abbiamo già scritto un paio di settimane fa, mentre abbiamo preferito indugiare, allo scopo di conoscerlo meglio di quanto non le conoscessimo allora, di fronte alle questioni di merito che hanno creato questa tensione.

Prima questione: il consigliere Oliva può anche adontarsi, può anche incendiarsi per effetto del sacro fuoco familiare, ma il problema, amministrativamente parlando, non si risolve insultando Palmiero o invitandolo, un po’ puerilmente “ad uscir fuori” per regolare il conto da veri uomini (PRRR!).

Il punto serio resta: la sorella di Renato Oliva, funzionaria dell’ufficio legale del comune, passata ad ottobre nell’ufficio di Gabinetto del sindaco, ha diritto al premio di produttività oppure no?

Ne ha diritto sicuramente per i mesi in cui ha espletato il suo lavoro nell’ufficio legale. Perché il premio di produttività è un meccanismo che viene collegato a funzioni precise e specifiche dell’ufficio in cui si opera ed è frutto della cosiddetta contrattazione decentrata.

Se un funzionario, invece, cambia lavoro e comincia ad occuparsi, al fianco del sindaco dei problemi dell’organizzazione amministrativa, si cala in un contesto in cui non può continuare ad acquisire il premio per una cosa che non fa più.

 

Seconda questione: La mozione non discussa attraverso cui i consiglieri comunali Palmiero e Golia facevano voti al sindaco e alla giunta affinché si provvedesse a tagliare, nell’ordine del 50%, le indennità, recuperando un fondo da utilizzare per le strade cittadine.

E qui, Carmine Palmiero, che è un buono e un entusiasta, si è fatto fregare dalla espertissima e scaltra segretaria comunale Anna Di Ronza.

Segretaria, ricorda quei nostri articoli del 2013/2014 che poi trovarono soluzione in un confronto di cui fu auspice l’allora sindaco Giuseppe Sagliocco, uomo che ha sempre riscosso la mia stima anche quando, nel rispetto dei principi professionali in cui credo, sono stato costretto ad attaccarlo?

Lei, segretaria Di Ronza, ha risposto a Palmiero che la competenza per il taglio delle indennità appartiene alla giunta. Era dei tempi di Cristoforo Colombo che il mondo non assisteva, stranito, quasi attonito, a una sorpresa di tale livello. Che poi è un modo più lezioso di dire, papale papale: Hai fatto al scoperta dell’America.

Palmiero avrebbe dovuto dirle, in consiglio comunale, che la questione di cui lei si doveva occupare non era relativa al merito e alla potestà specifica dell’organo amministrativo in grado di modificare una delibera precedente.

Le avrebbe dovuto spiegare che il problema era costituito dal diniego illegale di discutere una mozione, semplicemente una mozione, in consiglio comunale. Cosa c’entra la possibilità di discutere o meno una mozione con la materia di cui questa si occupa? Sono due strutture concettuali assolutamente in-comunicanti tra loro.

E poi, dottoressa Di Ronza, lo strumento della mozione esiste proprio per questo, per esortare, in maniera non vincolante, gli organismi della potestà amministrativa (sindaco e giunta) a porre in essere un provvedimento.

Aver negato la possibilità di discutere la mozione in questione apre, quindi, un gravissimo vulnus all’identità e alla credibilità democratica delle istituzioni normanne.