CASERTANI IGNORANTI E IRRESPONSABILI. Vi spieghiamo (inutilmente) perché i 20 milioni di euro di disavanzo del comune sono, insieme, una truffa e la certa dichiarazione di pre-dissesto

3 Maggio 2021 - 11:15

Come avevamo promesso nel primo articolo dedicato a questi temi pubblicato qualche giorno fa, saremmo rientrati di nuovo in campo alla pubblicazione del Conto Consuntivo

CASERTA (g.g.) – Come abbiamo scritto nell’ultimo articolo dedicato alle questioni relative ai bilanci della città capoluogo, i casertani meriterebbero di essere spediti protogrillinamente e  definitivamente a fanculo. Perché se accettano, senza dare segni di vita, politici di governo (si fa per dire) di questo genere, vuol dire che sono anche peggiori di loro. E d’altronde, sul popolo casertano il sospetto di reità è suffragato dall’evidenza che questi sindaci degli ultimi 20 anni, compreso e soprattutto l’ultimo, Carlo Marino, li hanno votati tutti loro e non sono di nomina regia.

Però, siccome a noi piace tutto sommato occuparci di problemi seri, ci accontentiamo, anche se i nostri articoli non risvegliano neanche l’ultimo recondito brandello della coscienza civile. Come si suole dire, a noi piace già l’esercitazione culturale. Ci appaga di per sé e un po’ godiamo del fatto che i potenti quando ci leggono sputano veleno su questo giornale, parlando al telefono tra loro, conversando nei loro uffici, convinti – in maniera erronea – che nessuno li ascolti.

E allora, dopo il primo articolo dedicato a quell’abominio che la coppia Carlo Marino-Girolamo Santonastaso (la neo assessore al Bilancio Gerardina Martino non la nominiamo nemmeno per ora, visto che sembra passata lì per caso) hanno prodotto, denominando il medesimo – chissà perché poi – Bilancio di Previsione, oggi come promesso ritorniamo sull’argomento.

Lo facciamo perché questa coppia di furboni, che tali sono solo perché si muovono al cospetto di decine di migliaia di fessi, ha presentato anche il Bilancio (o Conto, che dir si voglia) Consuntivo. Nel primo articolo volutamente non avevamo affrontato la barzelletta dei piani di rientro dal disavanzo prodotto solo e solamente da Carlo Marino in una frazione della sua gestione amministrativa, cioè quella che parte dal primo giorni successivo alla dichiarazione del secondo dissesto e che arriva fino al tempo presente.

L’ARTICOLO 188 DEL TUEL

Partiamo come sempre dai fondamentali. Articolo 188 del Testo unico sugli Enti Locali: L’eventuale disavanzo di amministrazione, accertato ai sensi dell’articolo 186, è immediatamente applicato all’esercizio in corso di gestione contestualmente alla delibera di approvazione del rendiconto. La mancata adozione della delibera che applica il disavanzo al bilancio in corso di gestione è equiparata a tutti gli effetti alla mancata approvazione del rendiconto di gestione. Il disavanzo di amministrazione può anche essere ripianato negli esercizi successivi considerati nel bilancio di previsione, in ogni caso non oltre la durata della consiliatura“.

Nessuno ci può accusare di essere villani e arroganti se affermiamo che nonostante questo articolo di una legge fondamentale qual è il Tuel sia stato sistematicamente ignorato, piegato alle esigenze clientelari di una gestione tesa ad alimentare le rendite di posizione, piccole o grandi che siano, nelle varie aree del comune di Caserta, e nonostante il fatto che CasertaCe l’abbia denunciato in decine di articoli, questi ignorantoni degli indigeni se ne sono fregati beatamente, eleggendo la peggiore amministrazione degli ultimi 20 anni (pensate a che livello siamo arrivati, considerando le precedenti) e il solito manipolo di consiglieri comunali mestieranti, gente che ha cambiato casacca decine di volte e che ha nel suo estro ricottaro l’unico fattore di coerenza del proprio agire.

IL PRIMO DISAVANZO

Ovviamente, sulla carta, Carlo Marino fa finta di rispettarla la legge. Nel Consuntivo 2018, quello immediatamente successivo al dissesto numero due, giusto per far capire quanto tenesse ad una città distrutta dai debiti, ha piazzato subito 8 milioni di euro di disavanzo. Chiaramente, coglionando il Tuel, li ha messi già in recupero nell’esercizio successivo, quindi nel Bilancio di Previsione relativo all’anno 2019.

Ovviamente, non solo non ha recuperato un euro, non solo non ha dato neanche un centesimo all’Organismo di Liquidazione incaricato di gestire il secondo dissesto, come invece avrebbe dovuto fare, ma ha creato altri debiti, portando il disavanzo da 8 a circa 14.5 milioni, chiudendo dunque il 2019 con 6.5 milioni e mezzo di disavanzo annuale.

IL PIANO DI RIENTRO-TRUFFA

Siccome il fardello era diventato pesante, la solita fandonia, la solita puttanata non poteva essere propinata in un’unica soluzione nel successivo Bilancio Previsionale 2020. Per cui, nella sua estensione triennale, il sindaco di Caserta si è impegnato solennemente, ha detto lui uomo tradizionalmente sincero e lineare, nel rispetto del 188 del Tuel, a recuperare i 14 milioni di debiti in due soluzione: 8.5 milioni iscritti nel Bilancio di Previsione 2020 e altri 6 milioni di euro nel Preventivo 2021.

Ovviamente la macchietta si è ripetuta. Anzi, si è raddoppiata. Perché non solo Marino non è rientrato di un solo euro dal disavanzo del secondo dissesto, ma – è veniamo alla stretta attualità – ha aggravato ancora di più il fardello, portandolo a 20 milioni di euro e 400 mila. In pratica, un altro disavanzo reale, disavanzo in carne ed ossa di circa 6 milioni di euro è stato determinato dall’amministrazione comunale del 2020.

LA PROSPETTIVA? 30 MILIONI E SICURO PRE-DISSESTO

Ora, voi pensate che siccome siamo in campagna elettorale si possa recuperare qualcosa? Assolutamente no.

Formuliamo un pronostico. Proprio perché questo è l’anno delle elezioni, prevediamo un disavanzo per il 2021 di 10 milioni, che appesantirà il fardello dei debiti di Marino a circa 30 milioni di euro, spicciolo più, spicciolo meno.

Tra le altre cose, essendo terminata la legislatura, l’articolo 188 del Tuel, nella parte che dà la linea di comportamenti della buona gestione, è andata definitivamente a puttane. Per cui, l’unica soluzione alla fine del 2021 sarà di avviare la cosiddetta procedura di pre-dissesto. Altre possibilità non ce sono, secondo le leggi attuali.

In pratica, bisognerà presentare un bilancio pluriennale con vincoli strettissimi per il rientro dal debito. Per cui zero investimentizero sviluppo, strade scassate e casertani sempre più contenti evidentemente di vivere in città più arretrata di una bidonville della vecchia Johannesburg in epoca apartheid, perché questo merita la loro impalpabilità come cittadini e arriviamo a dire come popolo.

Attenzione, perché se ci sarà ancora Girolamo Santonastaso alla guida di fatto del settore Bilancio e Finanze del comune, potrebbe capitare di nuovo che il Bilancio Pluriennale venga sbagliato, come avvenuto nel secondo dissesto, sviluppo divenuto inevitabile proprio a causa degli errori marchiani che quel Bilancio Pluriennale precipitarono nel pozzo senza speranza della bocciatura del Viminale.

IL SILENZIO INQUIETANTE DEL MINISTERO E L’IDEA “GENIALE” DELLA MARTINO

A proposito di organi di controllo, i Revisori dei Conti, Giuseppe Fattopace, Antonio Tardio e Donato Toriello, dormono come si suol dire con la “zizza in bocca“. D’altronde, a fine mese intascano l’indennità e se la città di Caserta andrà definitivamente in malora (essendo anche un paio di loro salernitani) la situazione non gli provocherà nessun sommovimento di coscienza. Ma la novità negativa è che davanti alla prospettiva da noi sempre preconizzata e che ora, data l’inevitabilità della procedura di predissesto, va materializzandosi sempre di più, è rappresentata proprio dal silenzio inquietante, assordante e inspiegabile del Ministero degli Interni, che in passato quantomeno era più attivo nel diffidare di fronte alla male gestione della cosa pubblica nel comune di Caserta.

Però, questa cosina la vogliamo un po’ analizzare, confrontandoci chissà nei prossimi giorni con la Prefettura di Caserta. Perché la storia, almeno per ciò che ci riguarda, non finisce qui. Magari scriveremo ancora solo per pochi intimi, ma per i motivi esposti in premessa, questo non ridurrà di un millimetro la nostra motivazione e la nostra determinazione nella denuncia di una gestione paracriminale. Perché, onestamente, creare cinicamente le condizioni materiali per un terzo dissesto, beh, non c’è altro da poter dire.

Ci hanno detto, infine, che la neo assessora Gerardina Martino si sia raccomandata l’anima al Recovery Fund, commentando i 20 milioni di disavanzo accumulati negli ultimi tre anni.

A parte il fatto che il Recovery Fund ha una natura economica espansiva e non maleducatamente, negativamente volta ad annullare, neutralizzare i disastri compiuti da amministratori comunali a dir poco incapaci; a parte il fatto che il Recovery Fund non può essere amnistia e riabilitazione per chi danneggia l’economia statale.

Dunque, considerate queste premesse, va poi anche ribadita la questione che ha assorbito l’intera scelta dei temi trattati nel primo articolo: il tragicomico aumento delle entrate fiscali previsto per circa un milione di euro dal comune di Caserta. Dunque, se il governo sarà distratto e non toglierà le prime provvidenze date a Caserta a titolo di ristori covid, dirà – dopo essersi compiaciuto di questa notizia che vede il capoluogo casertano come l’unico tra gli 8 mila comuni italiani, con l’economia ferma, a veder aumentare le proprie entrate fiscali – al sindaco pro tempore e ai casertani che meritano una medaglia perché hanno reso inutile l’accesso agli aiuti di Stato, passando magari la propria quota ad un comune governato da terrestri e non alieni, che nel 2020 e 2021 ha incassato meno percentuali sui parcheggi, meno gettito dalle domande dei servizi individuali, molti meno soldi dalla Tosap e soprattutto dall’addizionale Irpef, visto e considerato che il 50% della popolazione italiana ha perso una significativa porzione del proprio reddito, a differenza di quell’isola felice chiamata Caserta.