CASERTA. Dopo la (furba) sortita anti meridionale di Vittorio Feltri, l’edicolante di via Tanucci dice: “Da oggi non venderò più il quotidiano Libero”

23 Aprile 2020 - 10:11

In calce all’articolo l’annuncio che il commerciante del capoluogo ha postato su facebook

CASERTA – (g.g.) Com’era largamente prevedibile, la sortita, solo apparentemente stralunata, estemporanea, al limite del folle (CLIKKA QUI PER LEGGERE L’ARTICOLO DI COMMENTO), erogata da Vittorio Feltri nel corso della trasmissione di Rete4 Fuori dal Coro, comincia a determinare le reazioni che voleva determinare: conflitto, proteste e la creazione, qui da noi, di una pancia di emozioni smodate che si contrappone all’altra pancia storica del leghismo più becero, quello del boss “primordiale”, mandato in pensione da Salvini ma ancora vivo nella sua coscienza (o incoscienza, questione di punti di vista) al punto che Vittorio Feltri, con il suo giornale Libero, oggi lo rappresenta pienamente, con totale consapevolezza, attraverso interventi come quello dell’altra sera.

E se Libero si è posizionato lì dove si è posizionato, è perchè esiste un mercato politico ed editoriale. E se esiste un mercato politico ed editoriale, vuol dire che questa pancia, rispetto al passato, oggi ha un pò vergogna di manifestarsi ma che comunque è viva e numericamente cospicua.

E così capita che Alessandro Pastore, titolare di un’edicola di via Tanucci a Caserta, abbia deciso, in segno di protesta, di non vendere più, da oggi, il giornale Libero di Vittorio Feltri.

Se l’editore di Libero avesse speso 2 milioni di euro in pubblicità, non avrebbe sicuramente raggiunto lo stesso obiettivo. Questa notizia, infatti, rimbalzerà al nord, sarà amplificata volutamente, per cui Feltri perderà tre copie all’edicola di Pastore e ne guadagnerà 10mila in Val Brembana.

Tutti contenti: l’edicolante perchè ha dato legittimo sfogo alla sua ugualmente legittima protesta; Feltri perchè ha incassato più soldi e ha ridato anche smalto a quella anticaglia para razzista ma più che altro coatto-folkloristica del leghismo viscerale, messo da parte da Salvini; e soprattutto, più contento di tutti, Vincenzo De Luca che, giusto per confermare ancora di più la sua vocazione democratica, già emersa con lanciafiamme, fucilazioni sommarie e cavalli di Frisia, ora si è messo a fare, con gli stessi argomenti, con le stesse strutture di propaganda, il boss del sud.

Invece di andare avanti, andiamo indietro ovvero che ci tocca rifare per questa poltrona.

 

QUI SOTTO IL POST DELL’EDICOLANTE