CASERTANA. Altra delusione, ma tifosi felici: in compenso avranno il Maracanà. Ma sul canone da pagare al comune…

23 Maggio 2022 - 14:06

Nonostante una stagione sportiva che può essere definita fallimentare, l’attenzione è tutta al momento in cui si scoprirà il nome di chi si occuperà della ristrutturazione e della concessione per 90 anni dello stadio Alberto Pinto. Ma il comune di Caserta, come spesso accade, inciampa quando si tratta di redigere documenti e atti ufficiali. Ad esempio, il canone che dovranno sborsare alla città i futuri gestori dello nuovo stadio e della lucrosa area commerciale che sorgerà attorno all’impianto esiste solo come concetto, in maniera teorica. Questo perché il responsabile del procedimento Biondi non ha messo una cifra minima dalla quale far partire le offerte

CASERTA (l.v.r.) – La stagione della Casertana è finita male. Partita per giocarsi la promozione diretta tra i professionisti, non è stata mai in grado di correre per questo obiettivo, fallendo all’ultima giornata anche l’ingresso nella lotteria dei playoff, perdendo incredibilmente in casa contro il San Giorgio per uno a zero.

Ma se vogliamo seguire ciò che emerso dalle parole della società dei Falchetti guidata dal presidente Giuseppe D’Agostino, in questo momento il tema importante è lo stadio. E allora parliamo del nuovo Pinto che verrà.

Nei giorni scorsi il comune di Caserta ha pubblicato il bando e il regolamento per partecipare alla gara per la ristrutturazione e la concessione per 90 anni dello stadio Alberto Pinto.

Le società interessate al progetto potranno presentare offerte all’ente capoluogo fino al 9 giugno prossimo, ma siamo abbastanza convinti del fatto che a bussare a palazzo Castropignano sarà un solo gruppo d’imprese, cioè il raggruppamento composto proprio dalla Casertana e dai due consorzi immobiliari di Frosinone, Santa Rita ed Aurora. 

Come ormai tutti sanno, la società di D’Agostino e quelle dell’imprenditore Antonio Ciufarella hanno un diritto di prelazione.

Nel caso (remoto) in cui dovesse arrivare un altra offerta oltre a quella che presenteranno loro, potranno avere la possibilità di pareggiarla e ricevere l’affidamento per  la ricostruzione e la successiva gestione del Pinto. Questa facoltà è frutto della presentazione del project financing del nuovo stadio su cui si basa la procedura bandita dal comune di Caserta.

Restando, invece, proprio sul comune di Caserta, ciò che in questi giorni abbiamo cercato di capire è quanto il comune guadagnerà da questo progetto.

Avremmo voluto scrivervi il canone annuo che chi gestirà il Pinto – ripetiamo, al 99% sarà D’Agostino con i soci ciociari – dovrà sborsare, in una specie di fitto da liquidare all’ente capoluogo. Ma questo non è stato messo nero su bianco dal comune di Caserta.

Infatti, nel bando di gara e nel disciplinare non si fa riferimento a una qualsivoglia cifra che possa mettere luce sul costo del canone che dovrà pagare chi in pratica possiederà lo stadio per i prossimi 90 anni, guadagnando sia dai proventi dell’impianto sportivo, sia degli uffici, dei parcheggi e dalle attività accessorie che verranno costruite.

Sarebbe importante conoscere questa voce di costo perché, come emerge dal progetto, negli anni il guadagno per il gestore privato dell’area sarà molto alto. Partendo da una spesa iniziale importante, circa 50 milioni, la gestione novantennale dello stadio è chiaramente un lascito positivo per le casse delle società e dei proprietari di queste.

Sia nel disciplinare di gara, sia nel bando relativo allo stadio è presente come requisito per l’offerta economica e la sua valutazione il canone concessorio da proporre all’amministrazione attualmente guidata dal sindaco Carlo Marino.

Ma gli autori di questi due atti firmati dal dirigente Franco Biondi, responsabile del procedimento di questa gara, non lasciano scritto niente che sia paragonabile ad una cifra. Qual è il valore che l’ente capoluogo da a questo stadio? Quanto vale per Biondi, per Marino l’impianto sportivo più importante della città? Chi può dirlo.

In questo modo, in linea puramente teorica, potremmo affermare che la Casertana e soci avrebbero la facoltà di proporre al comune di Caserta un canone concessorio annuo pari ad un euro. Evidentemente è un’ipotesi folle, perché l’ente capoluogo può rifiutare un’offerta non ritenuta congrua come potrebbe essere quella che prevede un “fitto” ridicolmente basso. Inoltre, dovessimo trovarci in una situazione simile, si solleverebbe un polverone, con ricorsi al Tar contro un’eventuale aggiudicazione definibile fuori mercato.

Una tale ipotesi ci serve per semplificare il concetto che se non viene fatto nessun riferimento ad una cifra, ad una soglia minima che deve essere rispettata, giustamente il privato può presentare l’offerta che ritiene maggiormente vantaggiosa per lui.

E sarebbe anche giusto che D’Agostino e soci propongano al comune un canone particolarmente basso, poiché niente glielo vieta.

Se la stagione della Casertana, calcisticamente parlando, può essere definita fallimentare, perché non si è riusciti neanche raggiungere i play-off, nonostante la promozione diretta fosse l’obiettivo della società, i tifosi forse si sentiranno tranquilli sapendo che per i prossimi 90 anni città di Caserta avrà uno stadio da grande squadra, una specie di piccolo Maracanà. Chissà se, almeno con la costruzione del nuovo e ambizioso impianto, la città tornerà ad affezionarsi ad una squadra che, evidentemente, negli ultimi anni ha perso il suo appeal.

E se la cosa più importante in questo momento è lo stadio, allora poco potrà far male questa mancata promozione tra i professionisti, poiché la costruzione del nuovo Pinto è molto vicina alla sua gestazione.