IL CLAN DEI CASALESI dettava legge anche a Napoli: le grosse società di affissioni partenopee pronte a genuflettersi davanti a Mario Iavarazzo. E Giovanni Ferrara di Lusciano….

30 Ottobre 2019 - 12:11

CASAL DI PRINCIPE(g.g.) Mario Iavarazzo era considerato un boss. Come tale, era temuto e rispettato all’interno del mondo della pubblicità per mega affissioni, una vera e propria penisola della illegalità che ancora oggi, impunemente, sviluppa fatturati e guadagni grazie all’inerzia dei comuni che fanno finta di non vedere e di non capire tutti gli avvisi, tutti gli insediamenti abusivi degli impianti di affissione che insistono sul proprio territorio.

Quello dei cosiddetti 6 per 3 è un caso emblematico. Si viola la legge da decenni, ma si è creata una condizione di legge parallela che finisce per rendere normale, anzi addirittura regolare quello che le norme del diritto considerano, invece, illegale.

D’altronde, non lo diciamo noi, ma l’ha ammesso a chiare lettere, sotto interrogatorio, Manno, titolare di una delle imprese importanti nella costruzione delle strutture contenenti spazi pubblicitari. Senza se e senza ma, il Manno ha dichiarato che la gran parte degli impianti della provincia di Caserta è illegale. Verrebbe da dire, se lo dice lui. Ma neanche questa ammissione completa, piena di un personaggio che ha ballonzolato, lungo la linea che discrimina quello che camorra è in termini di organizzazione, di rapporti interni, e quello che camorra è in termini di zona grigia, è servito a far muovere qualcosa.

Mario Iavarazzo era un boss ed era considerato tale. Te ne accorgi leggendo le intercettazioni contenute nell’ordinanza di qualche mese fa. I fratelli di Mario Iavarazzo fanno fatica, infatti, a trovare gli stessi riscontri, le stesse disponibilità. Parlando con un interlocutore non identificato, che rappresenta la società napoletana di affissioni Logan srl, Michele Iavarazzo riceve prima un diniego, non si sa fino a che punto espresso per la forma di cautela legata alla conversazione telefonica, intercettabile, come poi è stata intercettata, poi il diniego diventa possibilità. Michele Iavarazzo ha bisogno di 15 impianti con urgenza nella zona flegrea. Dopo averlo detto tre volte al telefono di salutargli “il fratellino mio“, dimostrando una deferenza massima verso Mario Iavarazzo, l’uomo della Logan chiude la conversazione dicendo: “Ora vedo che cosa si può fare, se qualche cliente viene meno…“.

Inutile dire che se Michele Iavarazzo non fosse stato il fratello di Mario Iavarazzo, il quale pur non essendo attivo in carne e ossa nella telefonata, è molto più protagonista del suo germano, ben difficilmente l’azienda napoletana Logan avrebbe messo a disposizione i 15 impianti in zona flegrea.

Il discorso diventa più elaborato, ma conduce esattamente dalla stessa parte, nella telefonata tra lo stesso Michele Iavarazzo e Giovanni Ferrara di Lusciano, anche lui imprenditore nel settore, con impianti operanti nella zona attigua, prospiciente al centro commerciale Jambo.

Ferrara ha subito un torto, del cui dettaglio si può apprendere leggendo lo stralcio dell’ordinanza che pubblichiamo in calce, da Francesco Iavarazzo, cioè dal terzo fratello. In quel momento, Mario Iavarazzo si trova in carcere. E come se si trattasse di una vacanza o di una visita specialistica, Ferrara scalpita per parlare con lui direttamente, perchè, e lo dice con chiarezza, lo considera l’unico affidabile per risolvere il problema causatogli da Francesco Iavarazzo.

E’ un concetto che Ferrara ripete più di una volta, in un’intercettazione pure pubblicata nella sua versione integrale qui sotto. Lo ripete al punto a far irritare Michele Iavarazzo, il quale afferma: “Giovanni ci devi sempre rispettare come ci hai sempre rispettato bello o frate).”

Come dire: tu devi comportarti con noi e con mio fratello Francesco, come se parlassi con Mario, perchè in pratica è la stessa cosa. Un monito che suona come una vera e propria minaccia.

Ultimo segmento scelto da noi oggi è quello relativo ad una importante società di pubblicità: la Spot Light, attiva soprattutto nel centro di Napoli, ha ricevuto commesse importanti anche da istituzioni pubbliche, visto che i suoi tabelloni sono stati impiantati nelle stazioni della nuova linea 1 della metropolitana e nelle 4 funicolari della città. Ebbene anche in questo caso, di fronte, evidentemente alla necessità di Mario Iavarazzo, di Armando Aprile e dunque del clan dei casalesi, di far quattrini a Napoli città, dove non è che la camorra manchi, la Spot Light fa qualche passo indietro. Il giudice afferma che la Spot Light fondata e amministrata da Alessandro Crasta, compie una politica aggressiva di concorrenza dura nei confronti di Armando Aprile, fino al momento in cui non si rende conto che questi non è altro che la diramazione commerciale del clan dei casalesi. A quel punto, sceglie di porre fine a quel comportamento.

 

QUI SOTTO IL TESTO INTEGRALE DEGLI STRALCI DELL’ORDINANZA

Iavarazzo Mario affermava di aver fatto telefonare per intercedere nei confronti dei concorrenti di Aprile Armando, il quale confermava che l’esito di tale messaggio aveva avuto effetto positivo, in quanto la SPOT LIGHTaveva cessato immediatamente il suo atteggiamento ostile nei confronti di quest’ultimo.In particolare, da quanto emerge dai commenti, avrebbe fatto dapprima contattare i rappresentanti della impresa SPOT LIGHT dal fratello Michele, intimando di cessare il comportamento nei confronti dell’Aprile. La chiamata “decisa” di Iavarazzo Michele avrebbe risolto gli iniziali scetticismi, poiché l’azienda Spotlight immediatamente cessava con la politica commerciale aggressiva attuata nei riguardi del socio di fatto della famiglia malavitosa, non sapendo fino ad allora a chi “facesse capo” Aprile con le sue aziende.

 

(segue dalla precedente intercettazione):

 

Iavarazzo Mario = eh! poi feci telefonare …

Aprile Armando = e che gli disse … qualcosa gli disse …

Iavarazzo Mario = perché?

Aprile Armando = subito si fermarono!

Iavarazzo Mario = eh eh …

Aprile Armando = ma che gli disse? …

Iavarazzo Mario = …inc…

Aprile Armando = e però la prima volta non si fermavano ehh …

Iavarazzo Mario = e non ci credettero … di me non ci credette … della telefonata ci dovette credere  secondo me …

Aprile Armando = eh ma che gli disse … grande puttana! ha detto lui mi …inc…  ha detto ma io l’ho pagato già a questo … ma quello Michele voglio parlare … ma parla con Michele, ma Michele non ci sta più!

Iavarazzo Mario = bravo! allora qua, qua non si può mettere … però …inc… qua si può mettere … si può mettere qua! e si può mettere qua! …mezzo il “terrazzato” …e già sono buoni due “bi facciale” per esempio

 

Ancora,in altra conversazione telefonica, era Iavarazzo Michele a contattare Manno Gaetano, al quale riferiva che non poteva utilizzare un cartellone sulla strada statale Appia; l’interlocutore di Iavarazzo replicava dicendo di aver acquistato tale spazio pubblicitario e riceveva una inaspettata reprimenda da Iavarazzo Michele a causa dell’utilizzo – da parte del primo – di un cartellone pubblicitario ubicato sulla statale Appia; poi  spiegava che quel cartellone era stato da lui acquistato. Iavarazzo Michele allora gli chiedeva come avesse fatto a comprarselo, facendo chiaro riferimento ad accordi pregressi che destinavano quel cartellone ad altre aziende, forse proprio alle aziende degli Iavarazzo ovvero a quelle a queste ultime vicine. Manno Gaetano, che nella circostanza utilizzava un tono piuttosto alterato, rispondeva, facendo riferimento al senso letterale della domanda di Michele  “con i soldi Michele, quello che non fai tu!!!”. Gaetano, quindi, accusava apertamente Michele IAVARAZZO di gestire la cartellonistica con metodi non prettamente di natura imprenditoriali:

 

MICHELE: come hai fatto a comprartelo?

GAETANO:  con i soldi Michele, quello che non fai tu.

MICHELE: Gaetano … quel cartello, quello … cade la linea…

 

Altro significativo riscontro sul metodo di controllo “territoriale” dei cartelloni pubblicitari sotto la gestione diretta di Iavarazzo Mario proveniva dalla già richiamata conversazione telefonica intercettata in data 10.3.2016 (progr.135)ed intercorsa tra Esposito Gennaro e Manno Antonio che, come ampiamente riferito in precedenza, risultava essere anch’egli gestore di società nel settore della pubblicità, da sempre in affari con Iavarazzo Mario.  Nel corso della conversazione, infatti, Manno Antonio si lamentava dell’operato di Esposito Gennaro che aveva assegnato un impianto ubicato in territorio di San Marcellino alla “SPM”, senza aver avvisato Manno che viceversa aveva dato indicazioni ai suoi dipendenti di affiggere i cartelloni liberamente, venendo evidentemente richiamati dai Iavarazzo  per aver violato le loro disposizioni. Tra i due interlocutori nasceva un diverbio sull’autonomia gestionale di Esposito Gennaro nell’assegnazione dei cartelloni e Manno concludeva ribattendo ad Esposito  che sapeva che i cartelloni appartenevano comunque a Mario (Iavarazzo) e non a lui e soltanto per pregressi accordi  con lo stesso Mario aveva fatto attaccare manifesti; poi  aggiungeva che “Mario non gli aveva riferito di una diversa assegnazione, poiché diversamente non si sarebbe permesso:

 

Manno Antonio = no perchè Mario non me l’aveva detto … io l’ho messo ad attaccare convinto … lui disse lo puoi attaccare quando vuoi tu

Esposito Gennaro = ma non ci rompere

Manno Antonio = ma quando mai …. inc…

Esposito Gennaro = lo sai

Manno Antonio = e no ditemelo … no Gennà il 3 x 2 non lo sapevo bello a tuo fratello … mo …inc… a quello

Esposito Gennaro = è normale

Manno Antonio = è normale però ditemelo

 

Ciò conferma un vero e proprio rapporto di subordinazione degli imprenditori operanti nel settore pubblicitario alle disposizioni e decisioni di Iavarazzo Mario e degli altri sodali:

 

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Numero RIT 760/2016
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Intestatario: MANNO ANTONIO
Utilizzatore: Antonio
Sintesi: ESPOSITO Gennaro con MANNO Antonio.

 

Esposito Gennaro = uhei Antò

Manno Antonio = buongiorno … ma che ti volevo dire pure il 3 x 2 a san marcellino …inc… a SPM

Esposito Gennaro = ehh perchè

MANNO Antonio = mannaggia alla mattina lo volete dire mario non me lo doveva dire

Esposito Gennaro = ma che ti devo dire l’impianto mio .. l’impianto mio do … a chi ….

MANNO Antonio = non è un tuo Gennà

Esposito Gennaro = ehh e ti devo dire l’impianto mio a chi lo do non ho capito

Manno Antonio = no perchè Mario non me l’aveva detto … io l’ho messo ad attaccare convinto … lui disse lo puoi attaccare quando vuoi tu

Esposito Gennaro = ma non ci rompere

Manno Antonio = ma quando mai …. inc…

Esposito Gennaro = lo sai

Manno Antonio = e no ditemelo … no Gennà il 3 x 2 non lo sapevo bello a tuo fratello … mo …inc… a quello

Esposito Gennaro = è normale

Manno Antonio = ènormale però ditemelo

Esposito Gennaro = che ti devo dire come ti devo dire l’impianto mio a chi li do

Manno Antonio = l’impianto tuo Gennà … parliamoci chiaro di chi è questo impianto non è neanche del tuo è di Mario

Esposito Gennaro = ancora ma questo è scemo

 

Ancora Iavarazzo Michele, agendo per conto del fratello Mario, riusciva a fare pressioni su noti operatori commerciali come la LOGAN Pubblicità, anche per procurarsi la disponibilità di impianti in periodi particolarmente appetiti.Nell’inviare i saluti al “fratellino” di Michele Iavarazzo, il legale rappresentante della LOGAN si metteva “a disposizione” per fornire la disponibilità di 15 impianti, pur avendo inizialmente detto di non avere “nulla fino a gennaio”.

 

Registrazione: 4095
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Intestatario: LOGAN PUBBLICITE’ SRL
Utilizzatore:
Sintesi: IAVARAZZO Michele con un uomo, n.m.i.

I due iniziano la conversazione con tono amichevole chiedendosi l’un l’altro se vada tutto bene, in particolare l’interlocutore di Michele gli chiede come stia “il fratellino mio” (riferendosi al fratello di michele ndr) e Michele gli risponde che è tutto apposto. Michele poi chiede se abbia 15 impianti ma l’interlocutore gli risponde di non avere nulla a disposizione fino a gennaio, Michele gli dice che gli servono per la prossima (quindicina ndr) e tutti nell’area flegrea. L’interlocutore chiede a Michele di poter essere ricontattato domani mattina in modo da valutare eventuali defiance da parte di qualche cliente in modo tale da poterlo accontentare, Michele gli risponde che lo richiamerà domani verso le 12:00. Al termine della conversazione l’interlocutore di Michele gli raccomanda di inoltrare i saluti da parte sua per “il fratellino mio” (riferendosi ancora al fratello di Michele ndr).

 

SOLLO 11.11.2015:

UTENZA INTESTATA A LOGAN PUBBLICITE’ SRL con sede a Napoli.

Uomo riferisce a Michele nel corso della conversazione di avere 350 impianti.

 

 

Dalla conversazione telefonica che segue  (prog. 3901 del 10.10.2015) intercorsa tra Iavarazzo Michele e “Giovanni”(utilizzatore dell’utenza 3xxxxxx29 intestata a Ferrara Giovanni (poi identificato dalla DIA nell’omonimo, nato a Lusciano il 25.9.1966 ed ivi residente in via Roma 15) si evinceva che Ferraraintratteneva attualmente rapporti commerciali con Iavarazzo  Michele e Francesco, in prosecuzione di un rapporto commerciale risalente nel tempo, e in precedenza gestito con Iavarazzo Mario;chiedeva notizie sullo stato detentivo di Iavarazzo Mario essendo intenzionato ad avere un incontro con quest’ultimo anche per risolvere un problema di natura economico (nella conversazione si discuteva di una somma di denaro anticipata dal padre di Giovanni per conto dei Iavarazzo concernente un verbale presumibilmente riferibile ad una affissione pubblicitaria su tabelle situate su terreno di proprietà alla famiglia di Giovanni);criticava l’operato di Iavarazzo  Francesco, che riteneva persona non affidabile a differenza del fratello Mario, con cui aveva preso in precedenza accordi commerciali;  proprio in virtù dei pregressi rapporti intrattenuti con Iavarazzo Mario,  Ferrara  chiedeva a Michele se fossero intenzionati a continuare ad avere rapporti economici con lui risolvendo, altresì, le irregolarità del passato in relazione alle tabelle installate;veniva pesantemente redarguito da Michele IAVARAZZO,  il quale – di fronte alle lamentele per una “cattiva azione” ricevuta da Francesco Iavarazzo – ricordava con tono netto e deciso a Giovanni che “doveva sempre rispettarli come li aveva sempre rispettati in passato”.

Giovanni:da tuo fratello ho ricevuto la mala azione non da te, io per me dico che tu e tuo fratello, io ho sempre rispettato diciamo il primo (Mario Iavarazzo ndr) perchè noi siamo coetanei con mario nò!

Michele:eh… Giovanni ci devi sempre rispettare come ci hai sempre rispettato bello o frate

 

Come si coglie dal testo della trascrizione, Ferrara  Giovanni, infatti, avendo ritenuto di aver subito un torto da Francesco Iavarazzo  – riconducibile a rapporti di natura commerciale – non instaurava alcuna controversia diretta con lui, bensì chiamava suo fratello Michele, e solo affinchè quest’ultimo potesse instradarlo da Mario, che, evidentemente, a parere di Giovanni, era l’unico che potesse in qualche modo far valere le sue ragioni. Michele – temendo di essere intercettato – cercava in ogni modo di far comprendere che non era necessario parlare con Mario, in quanto il problema lo poteva risolvere anche lui, ma che non bisognava però affrontare simili questioni al telefono.

 

 

Registrazione:

3901
Ora registrazione: 10/10/2015 17.07.02
Monitorato +39xxxxxx83
Numero RIT 3027/2015
Direzione (1:Usc – 2:Entr) 1
Interlocutore +39xxxxxx9
Intestatario: ferrara Giovanni
Utilizzatore: Giovanni
Sintesi: Trascrizione

 

Giovanni:Pronto

Michele:Giovanni!

Giovanni:Buona sera,parlo con Michele?

Michele:Ciao so Michele

Giovanni:Eh…(fonetico) Michele , mi ha conosciuto chi sono io? voglio dire,come stanno le cose? a tuo fratello non l’ho più sentito.

Michele:Per quale situazione, dimmi tutto.

Giovanni:Il primo fratello tuo Mario, come stanno le cose, sta bene?  

Michele:Sta bene, sta bene tutto a posto

Giovanni:Ha risolto tutto?

Michele:Eh…(fonetico) non c’è male diciamo.

Giovanni:Si può parlare qualche volta con lui?per prenderci un caffè.

Michele:Giovanni, non lo so, quello sta a Villa Literno, se lo incontri ci vai, che ne so io.

Giovanni:Io la casa me la ricordo,ha risolto le sue cose? o sta ancora…

Michele:No sta ancora così.

Giovanni:Ah…(fonetico) sta ancora a casa va bene, no ma io mi ricordo, no niente, parlai con lui 

Michele:Dici Giovanni, vienimi a trovare in settimana,chiamami e vienimi a trovare.

Giovanni:Guagliò…vui…fratete sa tutt cos, fratete sta fà nu casin, mio padre gli fece quella situazione e non mi ha fatto sapere niente più, siamo rimasti così,dissi…

Michele:Io non lo so, quale situazione?

Giovanni:Tu sei il fratello di Francesco?

Michele:Eh…(fonetico)

Giovanni:Tuo fratello Francesco, ti ricordi quando successe quel macello, tagliarono le tabbelle e cos…

Michele:Eh…(fonetico) si.

Giovanni:Allora si dovette pagare milleecinquecento euro diciamo per quel bordello perchè stava in faccia a mio padre

Michele:Eh…(fonetico)

Giovanni: …inc… si mise apposto, in tutto le varie situazioni, chill …inc… andò li e ci fece fare una bella figura tolse tutto, dissi vicino a lui (Mario Iavarazzo ndr) mio padre ha pagato questi soldi, dissi togliamo, dacci quei soldi che devidargli,mettiti a posto se una fila di tabbella te la vuoi fare invece di due, falla. perchè uno si deve mettere a posto, come Dio comanda, chill è scem

Michele:Mio fratello mi ha raccontato un’altra cosa, mi ha raccontato che non si potevano mettere le tabbelle cos…

Giovanni:Non va bene, a questo punto, visto che i soldi non me l’ha dati e ti stai comportando malamente, allora io gli è lo dissi, io poi mi sfasterio (mi stanco ndr) faccio venire a qualcun’altro poi. Tu dici vieni da me , io poi ci stavo io ….

Michele:Giovanni, vengo io da te, me la vedo io, io con mio fratello non… diciamo lui non lavora più insieme a me perciò, adesso vediamoci in settimana, vediamoci in settimana

Giovanni:Come è, lui (Mario Iavarazzo ndr) non si intende più di queste cose?

Michele:Comm ( SI ndr) vieni in settimana, vediamoci un poco,vengo io da te e ci prendiamo un caffè.

Giovanni:…inc… sentimi bene,sono andato già un paio di volte,si è comportato proprio da guaglion

Michele:Giovanni il numero mio c’è l’hai chiamami

Giovanni:Eh…(fonetico) va buò ma lui si interessò di queste cose da quando tu ti sei sposato io ho parlato sempre con lui due o tre volte, e quel macello che è successo , che tu una volta ci andasti a vedere …inc…  tutte questioni che non si sono messe apposto.E tutto questioni che …inc…

Michele:Giovanni stammi a sentire, lunedì chiamami ci vediamo ci prendiamo un caffè e ne parliamo pure.

Giovanni:Lo so, se ne vale la pena di fare di quello che dici tu, lo facciamo senò io aggisco a modo mio.

Michele:E’ normale che ne vale la pena e perchè scusami …

Giovanni:Eh…(fonetico) scusami quando uno riceve le male azioni e viene uno vicino a te.

Michele:Da chi? da me?

Giovanni:Da tuo fratello ho ricevuto la mala azione non da te, io per me dico che tu e tuo fratello, io ho sempre rispettao diciamo il primo (Mario Iavarazzo ndr) perchè noi siamo coetanei con Mario nò!

Michele: eh… Giovanni, ci devi sempre rispettare come ci hai sempre rispettato, bello d’o frate

Giovanni:Nooo, ma tu devi sentire e allora, e se ci siamo dati una parola no, è quella è, e basta, a me quello mi ha imparato mio padre …inc…

Michele:Ti ho detto già tre volte, ci vogliamo vedere lunedì e ne parliamo da vicino?

Giovanni:Va buono 

Michele:Vuoi parlarne o vuoi parlare per telefono? fammi capire

Giovanni:No parliamo da vicino aspetta scusa

Michele:E’ meglio nò eh eh eh

Giovanni:Aspetta scusa se ho detto qualche parola di troppo aspetta aspetta aspetta, calma che io pure tengo cinquanta… non so fatt nu guaglion (non sono un ragazzo ndr) ho capito quello che stai dicendo fermo, non andiamo troppo avanti,ho capito quello che stai dicendo se ho detto quella parola di sfogo perchè quando uno sta un pò urtato…

Michele:Lo so e fai bene pure, e fai bene non ti preoccupare e io ti capisco.

Giovanni:Se uno sta urtato e viene pigliato in giro…

Michele:Ti capisco non ti preoccupare ti capisco.

Giovanni:Uno per rispondere così significa che pure tu sai le cose come stanno non è che te le devo mettere in bocca io.

Michele:Sapevo tutto l’incontrario però non fa niente, vediamoci un poco e ne parliamo un poco

Giovanni:Eh…(fonetico)

Michele:Lunedì dopo mangiato chiamami o ti devo chiamare io a te?

Giovanni:Il numero è questo quà

Michele:Ti devo chiamare io a te?

Giovanni:No no no

Michele:Dimmi a che ora stai libero, non ti volgio disturbare.

Giovanni:Sentimi bene,se lunedì per caso …inc… dalla mattina?

Michele:E fosse come adesso! va bene.

Giovanni:C’è lo possiamo prendere…io il numero c’è l’ho, tanto io lo so dove abbiti, dove state voi,

Michele:Io sto per Aversa,sto per Aversa lunedì mattina, se mi chiami io ti chiamo e vengo dove vuoi tu.

Giovanni:Ah…(fonetico) stai per Aversa! e va buono allora lunedì se piove e sto libero e meglio che ci vediamo ad Aversa che stiamo più vicini hai capito o no?

Michele:Va benissimo

Giovanni:Senò ci vediamo nel pomeriggio con calma, vuoi vedere  da tanto tempo che non ci siamo visti vuoi vedere mo…

Michele:A disposizione.

Giovanni:Se si …inc… sta cosa la facciamo nel senso che se si deve anche fare…

Michele:Non ti preoccupare facciamo tutto quallo che dobbiamo fare

Giovanni:Eh…(fonetico) va buò che la cosa era sempre interessante hai capito o no? non è che …la ormai sta così la cosa rimane, perchè non decisi di non fare più …inc… sai mi vengono a rompere le scatole più di uno che lo volgiono fare e allora ho detto che devo fare.

Michele:Lo facciamo subito Giovanni non proccuparti senza problemi

Giovanni:Io non sono il tipo hai capito …inc… nel senso che dobbiamo lavorare.

Michele:No no lo so che tu rispetti tutto e tutti lo so lo so, sei una persona rispettosalo so lo so troppo bene.

Giovanni:Perciò ti ho chiamato

Michele:hai sempre avuto a che fare con me perciò e penso che siamo sempre buoni, vabuò bando alle chiacchere ci vediamo lunedì

Giovanni:Eh…(fonetico) ci pigliamo sto caffè e parliamo di tutto cos e incominciamo tutto da capo quallo che si deve fare e quello che non si deve fare.

Michele:Buona domenica

Giovanni:Pure a te

Michele:Giovanni ci vediamo domani.

Giovanni:ciao

Michele:Cià cià.

Fine trascrizione ore.13:52 del 12.10.2015