La Domenica di Don Galeone.Oggi festeggiamo la solennità dell’Ascensione: Gesù sale al cielo

12 Maggio 2024 - 13:55

Domenica 12 maggio 2024 — Ascensione del Signore / B

Salire: un’esigenza dello spirito!

Secondo una concezione spontanea e universale, riconosciuta anche dalla Bibbia, Dio abita in un luogo superiore e l’uomo, per incontrarlo, deve elevarsi, salire. È quanto leggiamo in Esodo 19,3: a Mosè viene proibito di salire verso il monte Sinai: “Delimita il monte tutt’intorno e di’ al popolo: Non salite sul monte. Chiunque vorrà salire sarà messo a morte”. Prima di avvicinarsi a Dio bisogna purificarsi! Non solo Dio abita in alto, ma ha scelto i luoghi elevati per stabilirvi la sua dimora. Gerusalemme è in alto, non “si va” ma “si sale” alla casa di Dio. Nella Bibbia abbiamo altri esempi di ascensioni al cielo. Questo è accaduto a Chanòkh (Gn 5,24), a Elia (2Re 2,11), come anche a imperatori del mondo antico: da Alessandro Magno a Cesare, da Apolloni o di Tiana a Maometto… Chi compie opere grandiose non può morire come un comune mortale ma viene assunto in cielo tra nuvole e tuoni. Vedremo che l’Ascensione di Gesù è diversa!

Andate…Predicate…

L’evangelista Luca ci racconta due volte l’Ascensione di Gesù, ma con sfumature diverse. Nel vangelo, Marco e Luca raccontano il finale glorioso della vita pubblica di Gesù; negli Atti,

invece, l’Ascensione è presentata come il punto di partenza dell’espansione missionaria della chiesa. Quei due imperativi “Andate … Predicate…” dicono agli apostoli che devono continuare la missione e la predicazione di Gesù. Come a loro, anche a noi è chiesto di non restare a guardare il cielo, ma di preparare il ritorno glorioso del Signore risorto, con una vita buona e operosa! L’Ascensione non è la festa della… la buona notizia! contemplazione celeste ma dell’impegno terrestre!

…la buona notizia

Ci viene proposto l’ultimo brano, l’ultimo pezzo del vangelo di Marco, che però non è stato scritto da lui. Il vangelo di Marco termina al cap. 16,8 con l’annuncio della Risurrezione di Gesù, ma senza le prove delle apparizioni. Questo destò scandalo nella comunità primitiva, per cui negli anni seguenti vennero aggiunte ben tre successive finali a questo vangelo, quella che leggiamo è una di queste. Quindi non è dell’evangelista Marco, ma è indubbiamente frutto dell’esperienza della comunità cristiana. Secondo l’autore di questo brano, Gesù dice: “Andate in tutto il mondo e proclamate il vangelo a ogni creatura!”. La missione dei credenti è di andare a proclamare la buona notizia. Quale? Dio non è buono, è ESCLUSIVAMENTE buono. Dio ama tutti in maniera incondizionata e questo va proclamato ad ogni creatura.

L’Ascensione è una festa?

Iniziamo con una domanda: chi di noi sarebbe contento di perdere il padre o la madre o l’amico? Davvero possiamo rallegrarci della scomparsa di Gesù? Dobbiamo sforzarci di capire, perché le verità del cris anesimo non si comprendono subito e tu e con l’acqua del ba esimo, o con le risposte del catechismo, ma si assimilano lentamente, con il trascorrere del tempo, e sopra u o in compagnia del dolore. Se una madre si ritrova il glio morto tra le braccia, con maggiore facilità potrà comprendere il dolore di Maria ai piedi della croce; se un amico ha fa o l’esperienza di sen rsi tradito e abbandonato dagli amici, con maggiore facilità potrà comprendere il dolore di Gesù abbandonato e tradito da Giuda; solo ad una certa età comprenderemo meglio il mistero della Trinità, forse quando diventeremo più padri o più madri; in ne, quando vedremo il nostro corpo sempre più vecchio e malato, avvizzito e cadente no alla morte, allora con maggiore facilità

Abbiamo diversi e differenti racconti dell’Ascensione (Lc 24,50; Mc 16,19; At 1,9). comprenderemo queste parole “Credo nella vita eterna, nella risurrezione dei morti”. Così avviene per la festa dell’Ascensione: è falso fare festa senza prima avere scoperto il dolore del distacco!

Non un movimento ascensionale, ma un’estensione in amore

“Non posso credere all’Ascensione come la racconta il vangelo!” mi confidava un mio allievo. Bisogna riconoscere che si tratta di una “festa difficile”. In un’interpretazione letterale, Gesù parte, scompare nel cielo, i credenti restano orfani; anche il cero pasquale viene spento, come se la luce di Gesù non brillasse più tra noi! Eppure, Gesù dice il contrario: “Non vi lascio orfani. Io sono con voi tutti i giorni, sino alla fine del mondo!”. E allora? L’Ascensione non è uno spostamento verticale e astrofisico verso l’alto, ma un’estensione orizzontale in potenza, in qualità, in efficacia, di Gesù, che “riempie di sé ogni cosa” (Ef 4,10). Gesù è asceso al cielo, ma non in senso spaziale; il cielo è, in tutte le culture, il segno del divino, ma Dio è in cielo, in terra, in ogni luogo: è onnipresente. Proprio perché Gesù è “asceso”, può ora raggiungere tutti e salvare ognuno. Ecco perché l’Ascensione è una festa: mentre prima Gesù-uomo poteva essere presente solo in Israele, parlare a pochi, ora invece Gesù- risorto può raggiungere e salvare tutti, grazie alla sua ubiquitante capacità salvifica. Bisogna smettere di parlare in termini di geografia astronomica e iniziare a riconoscere questo Dio nascosto ma presente dappertutto! Gesù non ci ha lasciati, è con noi per sempre; noi lo abbandoniamo qualche volta, ma egli non ci abbandona mai! BUONA VITA!