L’EDITORIALE MARCIANISE. Festa della Croce, è fatta: Velardi prepara lo “Scisma di Puzzaniello”. Cittadini, ma come fate a non accorgervi…

di Gianluigi Guarino

E se il sindaco Antonello Velardi si fosse messo in testa di fare uno scisma, non diciamo “esagerato” come quello tra la chiesa d’Oriente e quella Romana, ma una cosa importante lo stesso che possa somigliare per esempio, a quello fatto da Enrico VIII Tudor, uno che, in quanto a super ego e a stravaganze, non è che scherzasse con le sue sei mogli ecc. ecc?

Sì, quello di Enrivo VIII è il modello più calzante. Perché, quello scisma dell’incazzosissimo re d’Inghilterra, fu completato, culminò in una roba che nemmeno nei grandi scismi precedenti era avvenuta. Né in quello d’Oriente, dove comunque, al netto erano rimasti in campo un Papa a Roma e quattro patriarchi tra Costantinopoli, Antiochie e d’intorni, né in quello di Occidente, dove comunque a contendersi il potere temporale più che quello spirituale, erano un Papa di stanza a Roma e un cosiddetto antipapa con quartier generale in quel di Avignone.

Invece Enrico VIII, utilizzando a scoppio ritardato Martin Lutero che, in un primo momento aveva, infatti, combattuto in maniera acerrima, fondò la chiesa Anglicana, dopo aver rotto definitivamente con Roma, e si autonominò capo di quella nuova chiesa, che per ovvi motivi (le sei mogli del capo) permetteva immediatamente il matrimonio ai suoi pastori, mettendo insieme il potere di re con quello spirituale di “papino o papetto” londinese.

Assistendo alle mosse del sindaco Antonello Velardi, soprattutto a quella, altamente simbolica, e di per sé, senza precedenti, con il doppio manifesto per la festa della Croce, quella più cara ai marcianisani, si capisce che nella sua testa potrebbe nutrire l’obiettivo di essere il nuovo Enrico VIII. Perché, il manifesto del comitato della festa della Croce, controllato direttamente dal sindaco, non può non assumere, pur autodefinendosi come quello del “Programma civile”, un significato scismatico visto che questo manifesto è legato, nel suo titolo, indissolubilmente, e non potrebbe essere altrimenti, ad una festa religiosa che lui vede, dai tempi della ormai già citata disputa della corona del Crocifisso, come una sorta di sfida finale e definitiva all’autorità del sacerdote, parroco, nonché architetto, don Paolo Dello Stritto.

Il doppio manifesto, dunque, diventa un primo passo concreto verso lo scisma. Pare, come si suol dire utilizzando una formula divenuta quasi una barzelletta nel giornalismo nostrano, da “indiscrezioni” che l’ultimo passo sarà rappresentato da una riunione che aprirà il concilio di Puzzaniello, roba che il concilio di Nincea, di Firenze, di Trento o il Vaticano II, diventeranno, a suo confronto, comparse della storia. Per cui, i posteri, scriveranno e codificheranno quello in atto come “lo scisma di Puzzaniello”. Si può prevedere, dunque, che l’anno prossimo il sindaco elaborerà una nuova uniforme, un kit contenente sia la fascia tricolore, sia i paramenti religiosi. In questo modo sarà lui ad officiare una contro-processione, dopo aver di nuovo, magari, rapito la corona della Croce.

Per noi, tutto sommato, è un piacere, e lo è giorno per giorno sempre di più, il fatto che Velardi sia sindaco di Marcianise e che semplicemente esista. Solo uno come lui può offrirci il divertimento, inteso come divertissement alla francese, che ci consente di rilassarci  dopo una settimana passata a raccontare di morti, di feriti, di puttane, di lacchè, di funzionari corrotti, ecc.

Pare che già ieri sera la parte papista si sia riunita in Duomo e abbia sciorinato applausi che don Paolo non aveva mai ascoltato nella sua vita, dato che, a sua volta, un gran simpaticone non è. Ma Velardi tira dritto. Aver dovuto cedere la corona, perché una sconcertata e forse anche divertita Gerardina Cozzolino, pubblico ministero della Procura della Repubblica presso il tribunale di Santa Maria Capua Vetere, glielo ha chiesto con le buone, prima di agire con le cattive, è un’onta che va vendicata.

Noi ci divertiamo. Se si divertono anche i marcianisani, siamo tutti contenti. Se poi qualche marcianisano è interessato al bene comune, al progresso della sua città, ad una visione del modello di governo inteso come azione per lo sviluppo del bene collettivo, eh beh, non si può avere tutto dalla vita. E allora, mentre Matera dal primo gennaio 2019, sarà per un anno, la capitale europea della cultura, Marcianise già da due anni detiene lo scettro di capitale mondiale della macchietta. E i marcianisani sembrano esserne contenti, visto che sono ancora in molti quelli che ritengono che l’algoritmo encelofalogrammatico delle azioni del sindaco Velardi abbia a che fare con il bene comune.

L’ombrellone col melone per il deposito di monnezze rispetto al quale il sindaco faceva finta di non sapere di avere a disposizione lo strumento giuridico e cioè quello dell’ordinanza, per chiuderlo ipso facto; poi la monnezza davanti all’ospedale di Marcianise. E ora la lite, spinta alle estreme conseguenze, con il parroco e la Curia della Diocesi di Capua.

Il tutto inframezzato da esternazioni assortite ma naturalmente, collegate ad un modello temporale usa e getta, stile terapia del dolore su casi umanissimi di malattie di giovani e ultimamente sulla tragica vicenda di Mariopio Zarrillo, con larga profusione di foto dei funerali sul proprio profilo Facebook. Foto, come potremo dimostrare con una contro-foto, che sono state scattate apposta per l’utilizzo (come lo vogliamo definire, cinicamente?) che il sindaco aveva deciso di concretizzare.

La domanda, che poniamo ai marcianisani è sempre la stessa: ma tutte queste cose, tutto questo prodigarsi del one-man-show, incidono, anche per un microgrammo, sullo sviluppo della città, sulla risoluzione dei suoi problemi, sul suo declino divenuto, ormai, tangibile girando per le strade e costatandone l’abbandono materiale e morale?  Non vi accorgete che questo sindaco utilizza Marcianise per promuovere ogni giorno la narrazione di sé stesso e del proprio ego? Non c’è altro. Fa solo questo e qualche altra cosa che magari prossimamente salterà fuori. Marcianise non è il fine della funzione del primo cittadino, ma è lo strumento che deve appagare le proprie pulsioni emotive. E ci fa specie, anche questo l’abbiamo scritto spesso, che un popolo intelligente, o almeno una volta lo era, come quello marcianisano, non si accorga di ciò che ormai è lapalissianamente evidente.

Il manifesto di Velardi e di don Paolo