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PD DI CASERTA. Quasi più tessere che voti: 6mila su 44mila. Oliviero da un lato, PiciernoGraziano dall’altro, il caso Silvio Sasso e…

2 Febbraio 2023 - 19:59

CASERTA (g.g.) Sacrificare once di salute fisica e mentale per raccontare, così come abbiamo fatto pesantissimamente in passato, le sorti del Pd casertano e regionale, rappresenta uno sforzo inutile. Ora, non è che il Pd sia peggio degli altri partiti, visto che l’elemento territoriale, l’identità puzzolente di quest’area geografica del Paese sovrasta ed assorbe il discrimine della sigla di appartenenza. Ma, a differenza degli altri partiti, il Pd fa finta di essere una cosa democratica, di essere ancora l’unico soggetto politico che esprimere se stesso attraverso la partecipazione dei suoi iscritti, anche se in realtà non è così, anche se in realtà, l’unica differenza tra il Partito democratico e gli altri è che lo strumento democratico dei processi elettorali interni viene utilizzato solo per realizzare un eterno regolamento di conti tra fazioni, capi e capetti territoriali. Il tutto per garantire meri posizionamenti di potere che nulla hanno a che vedere, quanto meno da noi, con una vera elaborazione politico-programmatica, cioè con quei “Leggendari contenuti” di cui i Democrats si riempiono la bocca ma che testimoniano solo attraverso slogan, utili solo come foglie di fico per mascherare le miserabili gazzarre, le liti, sempre e comunque legate a una volontà di prevalere sul proprio rivale, sul proprio concorrente, allo scopo di garantirsi il potere, un posto in Parlamento, un posto in Europarlamento, un posto in consiglio regionale, un posto in giunta regionale, un posto nell’Asi, ecc. ecc.

Dunque, di fronte a ciò, meglio Fratelli d’Italia, Forza Italia, Azione, Italia viva, partiti nei quali tu già sai che il processo democratico è totalmente assente ed è assorbito dal carisma di un solo leader che riassume in sé l’indiscutibilità di una posizione, fondamentalmente plebiscitaria, frutto della capacità di far votare prima di tutto se stesso, più che il partito, dagli elettori italiani. Come vi ribadiremo nel resto di questo articolo, non vi abituate troppo bene e non vi aspettate, dunque, una trattazione serrata sulle vicende precongressuali del Pd, nei prossimi giorni.

UNA TESSERA PER TUTTI

C’è chi parla di 5mila tessere sottoscritte in provincia di Caserta, ma pare che il numero esatto sia più vicino alle 6mila tessere. Il dato non è stato ancora reso noto ufficialmente, dopo che a mezzogiorno dell’altro ieri, manco fosse il gong del calcio mercato, è scaduto il termine per sottoscrivere l’iscrizione al Pd. Ora, noi non ricordiamo bene quante siano state le sottoscrizioni effettuate nel tesseramento precedente a questo, pare addirittura che si tratti di un numero inferiore a mille. Ma parlare di tesseramento gonfiato è improprio o, meglio, non è precisissimo. Nel senso che è gonfiato, ma ai tesserati senza un perché e che oggi manco lo sanno di essere diventati degli iscritti ad un partito che magari neppure hanno votato, come è largamente probabile, verrà chiesto anche il sacrificio di andare a votare quando ci sarà il congresso provinciale. E allora, 6mila tessere a fronte dei 44.375 voti raccolti dal Partito Democratico alle elezioni politiche di quattro mesi fa. 13.52%, una percentuale abnorme rispetto a quello che dovrebbe essere una cifra accettabile. Basti pensare che, se questa percentuale dovesse riflettersi a livello nazionale, il Pd dovrebbe contare oggi su 700mila tessere, unità in più unità in meno, dato questo numero è il 13.5% circa dei 5 milioni 356mila 180 voti raccolti alla Camera alle elezioni politiche dello scorso 25 settembre.

Il problema è che questi numeri si sviluppano perché, qui da noi, ci sono due aree, quella di Gennaro Oliviero e quella degli inscindibili, inseparabili e più che affini Stefano Graziano e Pina Picierno, che continuano a darsele di santa ragione, ma che, per le folli dinamiche proprie del Pd, che rendono questo partito a Caserta una vera e propria barzelletta, stanno tutti dalla parte di Bonaccini. In verità, Oliviero ci è andato per primo, essendo stato epurato ai tempi delle elezioni politiche dall’ex commissario regionale Francesco Boccia, su mandato di Enrico Letta e Pina Picierno che hanno, il primo, imposto la candidatura protetta e ad elezione garantita di Stefano Graziano, la seconda, vestendo i panni di gendarme di tutela del Grazianoblindato all’interno della commissione insediata all’inizio della campagna elettorale dal segretario per costruire l’intera squadra dei candidati, rivelatasi poi un vero e proprio fallimento come dimostrano le percentuali da sonora sconfitta riportate dal partito a livello nazionale e ancora di più, a livello campano e casertano.

Siccome si è capito che Bonaccini, governatore dell’Emilia Romagna, oggi va di moda e che, quindi, avrebbe vinto tranquillamente le primarie, la Picierno – di questa specifica e speciale abilità, tutta politicista, le va dato atto – si è mossa con gran velocità e facendo pesare la carica di visibilità di vicepresidente del Parlamento europeo, ha sfruttato la necessità di Bonaccini di avere come suo numero due una donna meridionale, ritrovandosi addirittura ad essere la vice segretaria nazionale in pectore del Pd.

SILVIO SASSO “AGENTE PROVOCATORE”

Per Gennaro Oliviero, l’approdo di Stefano Graziano, trainato dalla Picierno, alla corte di Bonaccini, deve rappresentare un campanello d’allarme. Il presidente del consiglio regionale ritiene che il Pd sia un partito in cui ad aver ragione è la logica dei numeri e allora, ci dispiace dirlo, Oliviero non è in grado di far tesoro di quello che è già capitato e gli è già capitato. Quando Francesco Boccia in De Girolamo, da commissario regionale, nominò nella commissione di garanzia del partito casertano l’ex sindaco di Sessa Aurunca Silvio Sasso, si prestò a svolgere il ruolo di braccio armato della Picierno e di Graziano visto che quella di Silvio Sasso rappresentava una nomina chiaramente provocatoria nei confronti di Gennaro Oliviero che Sasso aveva fatto eleggere a suo tempo, ma che con Sasso aveva rotto, al punto che quest’ultimo si era ricandidato contro il Pd, in una coalizione di liste civiche. Nelle scorse settimane si è assistito ad un rimpallo tra vari organismi interni affinché fosse costituita la nuova commissione di garanzia. Ci dicono che era stato stabilito che alla mozione Bonaccini sarebbero toccati 7 componenti su 13. Naturalmente Olivero da una parte e Graziano-Picierno dall’altra, non si sono messi d’accordo, anche perché, se qualcuno non lo avesse capito, la Picierno, che in questo momento si sente veramente “massiccia” ha voluto riproporre il nome di Silvio Sasso che, in teoria, per quel che hanno dimostrato di contare le regole in questo partito, aveva violato lo statuto nel momento in cui si era candidato a Sessa Aurunca contro il Pd ufficiale e mantenendo oggi uno status di oppositore nel consiglio comunale sessano.

Risultato: la Commissione di garanzia regionale presieduta dall’ex coordinatore della Dda di Napoli ed ex procuratore della Repubblica di Salerno Franco Roberti, con Caserta rappresentata al suo interno dall’ex assessore ai Lavori pubblici del Comune capoluogo Franco De Michele e dal già candidato sindaco al Comune di Maddaloni Peppe Razzano, se ne è lavata le mani come Ponzio Pilato e ha spedito il fascicolo-Caserta a Roma, precisamente alla Commissione di garanzia nazionale. Da questa, nei giorni scorsi, è stata partorita la Commissione provinciale nella quale, tranne una modifica, si è in pratica riproposto tutto l’elenco dei componenti nominati a suo tempo da Francesco Boccia, compreso il contestatissimo Silvio Sasso.

Ora, è vero che Enrico Letta nominalmente e formalmente è ancora il segretario nazionale del Pd, ma è anche vero che uno come Bonaccini, se avesse voluto, sarebbe intervenuto e, quantomeno, avrebbe detto alla sua “promessa sposa” e vice segretaria nazionale in pectore, di abbassare la tensione a Caserta, di trovare un punto d’incontro e di rimuovere Silvio Sasso, non perché questi fosse un avversario di Oliviero, ma perché, sempre sulla carta, almeno sulla carta, aveva violato lo statuto del partito.

Comunque, la cartina al tornasole sui rapporti di forza attuali sarà sicuramente rappresentata dall’esplicazione concreta del motivo per cui in questa fase le commissioni di garanzia, compresa ovviamente quella di Caserta, sono importanti, visto che a queste tocca convalidare, certificare e dichiarare regolare il tesseramento. Ora, se il Pd casertano ha sottoscritto 6mila tessere, pari al 13.5% dei voti raccolti alle elezioni, c’è materia per piantar grane, per aprire un fronte di lacerazione all’interno della Commissione di garanzia provinciale, in pratica per mandare il pallone in tribuna bloccando la celebrazione del congresso provinciale e aprendo la strada ad un nuovo, ennesimo commissariamento.

Vedremo cosa succederà nei prossimi giorni, ma non vi abituate troppo bene, cari lettori, visto che dopo questo articolo, abbiamo intenzione, come già scritto all’inizio, di ridurre allo stretto necessario, gli interventi su queste beghe di un partito che a Caserta è monopolizzato da tempo, nella lotta or ora racccontata tra tre esponenti di rilievo, dalla coppia Picierno-Graziano, dalla quale – chissà se lo sa Bonaccini che parla di rinnovamento, di visione e di altre amenità del genere lo sa – è stata prodotta l’Asi, da ben nove anni presieduta da Raffaela Pignetti, espressione di Graziano in un contesto in cui degli imprenditori di Frattamaggiore trapiantati nell’agro aversano, cioè i Canciello, indagati per favoreggiamento in un’inchiesta sul clan dei Casalesi, hanno trasformato il Comparto di Aversa Nord in una sorta di feudo personale in cui, dopo aver costituito centinaia di società, costruiscono capannoni e poi, utilizzando le stesse società, li vendono, li fittano, in pratica hanno trasformato l’Asi da Area di sviluppo industriale ad Area di sviluppo immobiliare e speculativo. Chissà se Bonaccini conosce la realtà del Consorzio Idrico di Terra di Lavoro, oggi divenuto spa dopo una procedura a dir poco inquietante e dove Graziano pure è presente quand’anche in una condizione complementare a quella di un senza partito come Giovanni Zannini che, con Graziano e, dunque, con la Picierno, ha costituito un asse di ferro. Chissà se Bonaccini conosce il modo con cui si sono svolte le elezioni provinciali a Caserta nelle quali Graziano ha fatto votare i suoi tranquillamente contro il Pd, contro il candidato presidente Antonio Mirra. Chissà se Bonaccini conosce quello che è successo al Comune di Aversa, dove consiglieri comunali trasformisti, eletti nelle liste di Forza Italia e della Lega e delegati dal popolo sovrano a stare all’opposizione, sono stati arruolati dalla coppia Graziano-Zannini per realizzare un ribaltone mantenendo in piedi un sindaco sfiduciato da larga parte dei consiglieri comunali del Pd, partito che mantiene oggi le sue insegne “nel consiglio comunale normanno”, nei banchi dell’opposizione.

Ecco perché non dovete abituarvi troppo bene. Riteniamo, infatti, che ci siano cose, notizie, argomenti che toccano la carne viva della gente a cui vale la pena di dedicare molto più tempo di quanto valga la pena di spendersi professionalmente per questo Pd casertano che resta una roba assolutamente impresentabile e che oggi, per dirne un’ultima, ha, nel consigliere della città capoluogo, nonché consigliere d’amministrazione dell’Asi di Caserta, Gianni Comunale, totalmente eterodiretto da Carlo Marino e, dunque, da Stefani Graziano, uno dei leader della mozione della Schlein.

Indovinate chi ce l’ha messo?