5 INDAGATI. Imprenditore di Teverola “frega” il Fisco anche con il suo ristorante. Il ruolo della società fantasma delle posate monouso

4 Aprile 2025 - 16:43

È il dominus di alcune attività che avrebbero usato delle false fatture per far calare il valore dei loro guadagni e quindi pagare meno tasse

CAPUA – Immaginate la faccia dei Finanzieri della Compagnia di Capua quando, trovatisi dinanzi alla sede di una società che in pochi anni, sulla carta, aveva raggiunto un volume d’affari di 5 milioni di euro, devono raffrontarsi ad una specie di condominio qualunque, senza mezzi, senza macchinari o una qualsivoglia prova che questa impresa esista.

Ed è così che è nata l’indagine portata avanti dai militari del Capitano Lorenzo Bernardi che, questa mattina, ha portato al sequestro preventivo da 2.5 milioni di euro,

come autorizzato dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere.

Questa ditta fantasma, con sede a Pontelatone, si era segnalata per un’improvvisa scalata verso il successo, vendo in pochissimi anni vendute le posate monouso che, in linea teorica, sarebbero state assemblate nella fabbrica, per milioni di euro. Non avendo trovato nulla di tutto ciò, i finanzieri capuani hanno iniziato ad indagare su questa ditta.

Così hanno scoperto diverse cose. Nonostante la società fosse attiva sul mercato, come sarebbe emerso dalle fatture inviate ad alcune ditte clienti, era stata messa in liquidazione proprio dopo l’inizio dell’indagine.

Inoltre, ed è questa l’accusa vera e propria, questa impresa non avrebbe emesso le dichiarazioni fiscali e i pagamenti dovuti allo Stato. Nel contempo, avrebbe rilasciato fatture false per operazioni che non esistevano. Altre aziende hanno usato queste fatture per ridurre il loro reddito e pagare meno tasse, ottenendo vantaggi fiscali indebiti.

E allora quali sarebbero i soggetti che hanno usato quelle fatture per dichiarare un reddito più basso e pagare meno tasse? Al centro di questa inchiesta, che vede coinvolte 5 persone, amministratori di fatto e di diritto delle 5 società colpite dal sequestro, ci sarebbero un imprenditore molto attivo a Teverola, ormai adottivo dell’agro Aversano, anche se originario della provincia di Napoli.

E va detto che sono due territori talmente vicino, l’area nord della provincia di Napoli e Aversa e dintorni che è difficile staccarli, ragionando in maniera di rapporti economici e commerciali.

I cinque soggetti indagati, non avendo le società al centro del sequestro raggiunto la somma di 2.5 milioni, hanno subito il blocco di denaro contante, in modo da raggiungere la cifra che, per il tribunale sammaritano, doveva essere congelata

Tornando sulla vicinanza tra il napoletano e l’agro Aversano, forse non a caso le ditte colpite da sequestro tre hanno sede a Napoli, una a Teverola. Poi, c’è la questione del ristorante.

Il dubbio su questo locale, avendo letto il primo comunicato stampa, quello istituzionale, della Guardia di Finanza, era il collegamento tra un ristorante nelle Marche e un’azienda fantasma a Pontelatone. Provando ad informarci un po’, il trait d’union è proprio l’imprenditore teveroles-napoletano. E’ lui, infatti, il titolare di questa struttura situata ad Ascoli Piceno.

Anche in questo caso, come per le altre ditte sparse tra il napoletano e Teverola, le fatture false della società di Pontelatone servivano a dimostrare guadagni più bassi e quindi un abbattimento ingiusto della tassazione.