La teologia per la settimana…tutto è vanità…

6 Agosto 2019 - 14:00

 

Prima lettura:  Che profitto c’è per l’uomo in tutta la sua fatica? (Qo 1, 2).  Seconda lettura:  Cercate le cose di lassù, dove si trova Cristo! (Col 3, 1).  Terza lettura:  Quello che hai preparato, di chi sarà? (Lc 12, 13 )

La domenica dell’uomo ricco ma stolto. Si tratta di una pagina inquietante, come tante altre. Una pagina non facile ma che può renderci felici; ci può togliere il sonno, ma ci farà vivere meglio. Siamo davanti a una lezione di morale, di buon senso, che in tutte le culture e religioni ha trovato molti commentatori. Una sola citazione, quella di Virgilio, contenuta nell’Eneide: Quid non mortalia pectora cogis, auri sacra fames (III, 57). L’autore sacro così ragiona: noi non possediamo niente, infatti tutto passa da una mano all’altra; nessuno di noi è padrone; abbiamo le cose solo in prestito. Ecco allora la prima conclusione di Qoelet: Tutto è vanitàהֲבֵ֥ל הֲבָלִ֖ים הַכֹּ֥ל הָֽבֶל ׃.

In ebraico il termine hevel הֶבֶל significa anche soffio, vapore, fumo, alito, vento, vuoto, nulla.

Questo immenso vuoto penetra e sgretola anche la ricchezza che l’uomo considera come una roccia su cui fondare il proprio futuro. Però l’autore sacro non si accontenta di questa prima verità, e si chiede: Possibile che la vita umana non abbia scopo? E’ la stessa inquietudine di Francesco di Assisi, che, disgustato dalle ricchezze, si chiedeva: Possibile che non esista qualcosa di meglio? Sempre Qoelet conclude con questa seconda verità tutta da scoprire e da vivere: Sì, Dio è la roccia, è l’unico valore.Anche il Vangelo risponde agli interrogativi profondi dell’uomo. Gesù chiede all’uomo la povertà, perché solo con uomini liberi dalla seduzione delle ricchezze è possibile risolvere il problema della giustizia nel mondo. Oggi muoiono ogni minuto 35 bambini per fame, mentre ogni minuto si spende un miliardo per gli armamenti. Oggi la cartina del mondo si divide in due grandi aree: opulenza e fame, persone che hanno problemi di linea e persone che hanno problemi di sopravvivenza! E’ giusto tutto questo? La risposta che verrà data a questo immenso problema potrebbe determinare l’avvenire del cristianesimo.

Uno dei bisogni fondamentali dell’uomo è la sicurezza; l’uomo cerca appassionatamente un fondamento su cui poggiare la vita, un punto di Archimede al quale appendere tutto e dal quale far dipendere tutto. Personalmente ho maturato la convinzione che l’uomo cerca non tanto la verità, quanto la sicurezza, la garanzia, la protezione. Ora molti scelgono come pietra angolare il denaro. Il denaro è tutto, si dice; il denaro è potere, anzi è il potere; senza denaro non hai, non sei nulla. Per avere denaro non c’è parentela che tenga: la divisione dell’eredità segna anche la divisione delle famiglie!  Ma perché  il denaro ha invaso ogni spazio della vita? C’è dietro alla ricchezza l’illusione di onnipotenza e di eternità. Con il denaro si pensa di potere tutto, dal piccolo favore quotidiano al prestigio. Un’illusione che anestetizza e crea una dipendenza che è per tanti versi peggiore di quella della droga. E poi il contrappasso. Delitto e castigo! Non siamo mai stati tanto poveri, noi che abbiamo il superfluo e molto di più; non siamo mai stati così soli e impotenti dinanzi alla vita e alla morte, così vulnerabili  e insicuri, pur difesi da corazze d’oro.

Ciò che più colpisce di questo ricco stolto è la sua solitudine; più che contare, lui parla con le ricchezze. Un uomo senza nome, senza volto, senza moglie, senza figli, senza amici. Solo tanta ricchezza, che invece di restare un mezzo, è diventata il fine di tutto, ma che diventa anche la sua fine, perché la ricchezza lo ha ingabbiato e intrappolato come nel celebre racconto La giaradi Pirandello.E’ diventato un gigante cieco, come Polifemo, capace di una forza immensa ma incapace di orientarsi; come il mitico Ulisse, incatenato all’albero della sua stessa nave e impossibilitato a liberarsi. Viene definito stoltoquesto ricco, perché fonda la sua sicurezza sull’avere e non sull’essere, sulla quantità e non sulla qualità, sull’idolo vuoto e impotente e non su Dio salvatore e onnipotente.

Anima mia, riposati! Come se l’anima potesse mai riposare sicura, trovare pace nell’abbondanza. E’ qui l’errore: un rovesciamento di valori, un salto mortale (mortale!) dall’avere all’essere. Credere che la nostra anima possa mai essere placata dal possesso. Riposare, con lo stomaco pieno, in pace con Dio. Abbiamo sistemato il nostro stomaco e il nostro Dio: lo stomaco con la quantità del cibo, Dio con l’osservanza di alcune regole. Come si può lucrare cibo e denaro tanto da illudersi di avere garantito il futuro, così ci si può illudere di guadagnare crediti davanti a Dio, compiendo qualche rito o qualche preghiera. Con la nostra furbizia abbiamo sistemato per sempre il nostro benessere terreno; con la nostra osservanza pensiamo di esserci guadagnata la vita eterna. Ma è proprio in quel momento che sopravviene la morte, non la morte del corpo, come sembra suggerire la parabola, ma quella ancor più terribile, che è la morte dell’anima, che fa di noi dei cadaveri viventi. La vita è fuggita da noi, e non ce ne siamo accorti, come quel soldato di cui narra Tolstoj, che durante la battaglia, colpito in pieno petto, continua a correre nell’illusione di essere ancora vivo!

Stolto! Quello che hai preparato di chi sarà? Del figlio, naturalmente: il figlio, stupido come il padre, si trova coperto dall’oro dell’eredità, ed è pronto a dilapidare ciò che non gli è costato nulla. Al padre è toccata la fatica di seminare, al figlio la frenesia di sciupare; al padre il sudore della fatica, al figlio la follia di bruciare. Solo per denaro, tutto per denaro. E’ l’ideologia che ha sostituito ogni altra ideologia. E’ la droga che miete più vittime, il narcotico più ricercato. Da sempre il denaro ha tiranneggiato l’uomo, ma oggi ha assunto un significato assoluto. Non tanto il denaro per migliorare la propria condizione economica e sociale, ma il denaro per il denaro, l’avere per l’avere. Lo confermano le cronache quotidiane: è diffusa una bramosia che spinge a volere sempre di più, in una corsa sfrenata, tallonata dal disprezzo degli affetti e del prossimo: Non ci sono precedenti. Per la prima volta nella storia il denaro è padrone senza limiti e senza misura. Per la prima volta nella storia del mondo il denaro è solo davanti a Dio. Da qui è venuta l’immensa prostituzione del mondo moderno(C. Péguy).

L’argomento di Gesù contro la cupidigia è forte e semplice: la cupidigia per il denaro è irrazionale, spinge a prendere le decisioni più assurde, acceca fino al punto da non vedere la cosa più evidente: cioè, che il capitale da loro accumulato non assicura loro nulla e non può garantire loro che vivranno domani o che il successo economico durerà più di ventiquattr’ore. Tenendo conto, inoltre, che per una cosa così incerta ed instabile sono innumerevoli quelli che sono disposti a distruggere la vita di milioni di creature e restano non solo tranquilli ma anche orgogliosi di se stessi. È l’irrazionalità totale. E non dovremmo mai dimenticare che avidi siamo tutti. Dalla cupidigia non si sfugge, perché deriva dal desiderio. Ed il desiderio è il meccanismo innato che ci accompagna sempre, che ci mobilita, certo, per i buoni, per essere creativi ed efficaci, ma anche per appropriarci della roba altrui, inducendoci a rubare(sic!) con buona coscienzao. E disgraziatamente tutto ciò oggi è all’ordine del giorno. Buona vita!