CASERTA. I consiglieri comunali ormai si aggrappano a tutto. Sullo scioglimento salta fuori un ddl della Lega “a lungo termine”
3 Aprile 2025 - 11:36

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L’amministrazione Marino vedrà il suo destino decidersi con la legge attuale, pensare il contrario è follia. Sorprendente la scelta della Lega di far firmare la proposta da parlamentari provenienti dalle regioni più colpite dagli scioglimenti mafiosi
CASERTA (l.v.r.) – Lo scioglimento del comune di Caserta, figlio di fenomeni di infiltrazione e di condizionamento mafioso, come previsto l’articolo 143 del Testo unico sugli enti locali, è molto più vicino di quanto si pensi.
Questo lo diciamo non perché abbiamo letto la relazione dei commissari d’accesso e della Prefetta di Caserta, Lucia Volpe, arrivata sulla scrivania del ministro degli Interni, Matteo Piantedosi.
Lo scriviamo dopo aver sentito cosa dicono consiglieri della maggioranza, vicini al sindaco Carlo Marino.
A Palazzo Castropignano, infatti, sta girando questa voce. Lo scioglimento sarà formale ma non fattuale. Ovvero, sarà attestata la presenza di condizionamento criminale nelle stanze del comune di Caserta, ma non ci sarà scioglimento.
LA FILASTROCCA DI MARINO E DEI SUOI
“Manderanno un commissario ad affiancarci”. È questa la filastrocca che gli uomini di Carlo Marino stanno ripetendo come se fossero in piedi sulla sedia durante il pranzo di Natale. Gli articoli 143 e 144 del Tuel, che normano le regole sullo scioglimento, non prevedono minimamente la presenza di un sub-commissario, di un soggetto che affianchi l’amministrazione infiltrata dalla camorra, dalla mafia o dalla criminalità in generale.
Non lo prevede, al momento. Usiamo questa locuzione perché il 15 gennaio 2025 la senatrice calabrese della Lega, Tilde Minasi, presentato un disegno di legge per modificare questi due articoli del decreto legislativo 267 del 2000. Un ddl firmato anche da Gianluca Cantalamessa da Afragola e da Gianpiero Zinzi.
La proposta prevede l’introduzione di una fase di preavviso, durante la quale le persone interessate avranno la possibilità di presentare, entro 20 giorni, osservazioni e prove contrarie (idea interessante). «Questo passaggio è fondamentale per garantire un contraddittorio, tutelando così il corretto svolgimento del procedimento», ha spiegato la Minasi in un comunicato stampa. Inoltre, la proposta introduce la figura del “Commissario di supporto” (idea molto meno interessante), destinato a gestire situazioni meno complesse e risolvere problematiche meno gravi.
IL DDL DELLA LEGA, LA SCELTA SORPRENDENTE E LA NOSTRA POSIZIONE
Sorprendete a nostro avviso la scelta della Lega, più della proposta in sé, della scelta di far firmare questo ddl a parlamentari campani e calabresi, ovvero le due regioni dove vengono sciolti più comuni per infiltrazione mafiosa.
E se il ddl prevede un annacquamento della procedura di scioglimento, come la nomina di un commissario di supporto, allora questa proposta presta il fianco a chi, dall’opposizione, potrebbe dire che la Lega al sud fa felici i comuni a rischio scioglimento per mafia.
Il ddl ha un punto interessante, condivisibile, e l’altro che è al limite della follia. Il primo, quello sano, riguarda la possibilità, come nel processo penale nel momento della chiusura indagini, da parte dell’amministrazione sotto analisi di presentare controdeduzioni, entro i venti giorni. Un passaggio che valorizza il principio liberale che poco si sposa con una decisione senza contraddittorio. Ma ci vogliono tempi tecnici. Il tutto deve poi chiudersi in un mese, senza che questo botta e risposta ritardi in maniera tremenda la scelta definitiva del Ministero.
TEMPI LUNGHISSIMI
L’emendamento è stato presentato, come detto, il 15 gennaio, e manca ancora l’assegnazione delle letture parlamentari. Siamo in alto, altissimo mare.
Diciamolo chiaramente, nel caso in cui questo disegno di legge dovesse avere un seguito, ovvero trasformarsi in una modifica del Tuel vera e propria, dopo il passaggio in commissione parlamentare e per il voto alle Camere, questo accadrà, se mai dovesse accadere, almeno tra un paio d’anni, se si pensa ai tempi biblici di approvazione delle leggi italiane, un caso per tutti, quella sul ritorno al voto a suffragio universale per le province, lasciato nel cassetto da due anni e mezzo.
E allora possiamo dirlo tranquillamente che per l’amministrazione di Carlo Marino questa proposta non potrà mai utilizzarsi. La decisione del ministero su Caserta, infatti, arriverà a fine aprile, ovvero quando il ddl Minasi-Cantalamessa-Zinzi starà ancora beatamente nel cestone delle cose da fare. E pensare che il governo Meloni metta su un decreto legge su un tema così delicato e divisivo come lo scioglimento degli enti per camorra sembra, onestamente, fantascienza.
La speranza alimentata dai consiglieri comunali di Caserta, allora, pare più figlia di una volgare ignoranza della legge. Evidentemente, qualcuno li ha avvertiti di questo emendamento, spiegandogli che era una exit strategy dall’ignominioso scioglimento. O è questo o sono davvero così ignoranti da non saper leggere due articoli di un decreto legge. Noi di CasertaCe crediamo ad una delle due ipotesi più fortemente che all’altra.
AD APRILE SI SAPRA’
A nostro avviso, l’influenza della criminalità al comune di Caserta è evidente e lo scioglimento di questa amministrazione dovrebbe essere atto dovuto.
Una criminalità organizzata che va oltre agli interessi di soggetti legati a clan camorristico, ai prestanomi, ai subappalti.
Una criminalità organizzata nel senso di organica, perennemente attiva e formata dai colletti bianchi, con l’obiettivo di turbare appalti e aggiudicazione, in una visione del mondo in cui la corruzione non solo è tollerata, ma è un modus operandi.