L’INCHIESTA. MONNEZZA D’ORO. Quando il comune di CASERTA dice di aver chiamato 31 ditte dei rifiuti con zero risposte positive. E allora la Gesia della provvidenza targata fratelli Sorbo…

25 Gennaio 2021 - 19:11

PUNTATA 2. In questa incredibile sequela di atti amministrativi emergono situazioni quantomeno sospetti. Ci siamo decisi a riunire il tutto in un’inchiesta giornalistica, quelli di Gesia hanno affemrato, con pieno diritto e legittimamente, che noi di CasertaCe li perseguitiamo. Direbbero a Milàn: “Roba da matt”

CASERTA (g.g.) – Riprendiamo il filo del discorso, dopo la prima puntata della nostra inchiesta dedicata al mondo dei rifiuti umidi e su come vengono gestiti al comune di Caserta. Una materia che da anni finisce sulle nostre pagine e che ancora non avevamo riassunto così dettagliatamente, un racconto degli ultimi 5 anni, dei milioni di euro pubblici spesi, di aziende finite nei guai o nel cielo stellato degli affidamenti. Un incredibile sequenza di atti amministrativi che a nostro avviso non ha eguali nella storia dei comuni italiani. Determine che noi abbiamo tutto il diritto, avendo spiegato il motivo, di considerare ai nostri occhi quantomeno sospette.

Nella precedente puntata (CLICCA QUI PER LEGGERLA), vi abbiamo raccontato dell’ultima gara affidata al termine di un percorso con una parvenza di rispetto della legge e delle linee guida dell’Anac. Ora, invece, è il 2017.

Tra la Gesia e il comune di Caserta guidato dal sindaco Carlo Marino sono volati gli stracci e i Sorbo sembrano lontanissimi dal cuore e dalla mente del dirigente comunale delegato all’Ambiente, Marcello Iovino. Ma qualcosa cambia perché con determina numero 443 del 13 aprile, il comune di Caserta affida a Gesia il servizio di smaltimento mediante trattamento biologico dei rifiuti. Ciò si verifica dopo che l’amministrazione, come scritto testualmente nell’atto ufficiale del comune, invita 22 aziende, di cui una, la Defiam, dichiara la propria indisponibilità, e ulteriori 9 aziende, sette delle quali non rispondono e due, CEA e Self Garden, dichiarano la propria indisponibilità. Il comune di Caserta dichiara di aver contattato 31 imprese e nessuno di queste ha dato segno di essere interessato all’affidamento.

Agli occhi di un giornalista questo non può determinare una curiosità, una insopprimibile volontà di capire meglio i motivi per cui tanta sfortuna si sia abbattuta sugli uffici comunali della città capoluogo. A conclusione di questa tormentata procedura, vengono fuori altre 2 imprese, estranee alle 31 precedenti. Cioè la Gesco e la – bentornata – Gesia, con piattaforma nella zona industriale di Pastorano. Il dirigente Iovino affida il servizio a quest’ultima con la seguente motivazione: (Gesia) “si è resa disponibile ad accettare una forma di pagamento compatibile con la tempistica comunale”, ovviamente fino all’aggiudicazione della gara. Ma poi il patatrac, di nuovo.

LA DETERMINA DEL 13 APRILE 2017

Due mesi dopo, per effetto della mancata conclusione della procedura di gara principale presso la Stazione Unica Appaltante dovuta, anche in questo caso, all’assenza di partecipanti al bando gestito dalla SUA, il comune di Caserta, in maniera molto più sbrigativa, con determina numero 764 del giorno 23 giugno, riaffida il servizio a Gesia. Ciò accade senza espletare nessun tipo di procedura di evidenza pubblica, allo scopo di invitare un congruo numero di imprese abilitate al servizio. L’affidamento di giugno ha il valore di 120 mila euro, nelle more delle procedure della gara d’appalto, relativa solo allo smaltimento della frazione umida, con una procedura di rideterminazione degli atti, considerando il già citato esito negativo di quella di aprile. Ma poi il patatrac, e tre.

Il 6 settembre 2017 il comune inoltra la documentazione alla Stazione Unica Appaltante per una nuova procedura di gara relativa al servizio di smaltimento della frazione umida. Il 9 ottobre la SUA, presso la sede al provveditorato delle opere pubbliche di Caserta, dichiara la sua impossibilità a intraprendere tale procedura in quanto la convenzione con il comune di Caserta risulta scaduta, riconsegnando in questo modo la potestà di gestione delle dinamiche relative agli affidamenti al comune di Caserta, che se al tempo non era Stazione Appaltante, assorbe comunque tutto il potere su questa particolare forma di gestione pubblica, rendendo di fatto la SUA uno schermo sostanzialmente non significativo.

Il 23 ottobre 2017, lo stesso dirigente Marcello Iovino firma un’altra determina il cui contenuto, a nostro avviso, è tanto importante da dover essere citato testualmente: “è stato sondato il mercato (quale mercato?) al fine di trovare una soluzione alla problematica inoltrando agli operatori del settore (quali operatori? Boh.) una nota di richiesta di disponibilità e costi tramite PEC del 21/06/2017, con protocollo 0065198 (nota che non viene allegata alla determina, ma con il semplice richiamo al numero di protocollo)”.

Le uniche ditte nel rispondere a questo non meglio precisato mercato e a questo non assolutamente dettagliato novero di soggetti di imprese sono: Ecologia Italiana srl e Defiam. Rispettivamente, la prima non dà disponibilità e la Defiam richiede un costo di 170€ a tonnellata.

Nonostante il dato di fatto rappresentato dalla comunicazione della SUA relativa alla convenzione ormai scaduta, il comune di Caserta fa ancora riferimento alle “more dell’aggiudicazione della gara d’appalto da parte della SUA” quale elemento costitutivo dell’accesso alla procedura di affidamento che in pratica diventa diretto. Questo perché delle due imprese uscite allo scoperto, una si ritira e l’altra offre 170€/t, come detto.

Leggendo la determina, verrebbe naturale pensare che la procedura di gara abbia alla fine premiato Defiam. E invece no, qui arriva la parte davvero incomprensibile. Scrive il dirigente Iovino di dover conferire l’incarico alla ditta Gesia “che ha mantenuto il costo di € 155/t”. Ci sarà anche una motivazione dietro la scelta di Gesia come, ad esempio, un’eventuale risposta della ditta di Pastorano alla ricerca di mercato compiuta dall’amministrazione comunale, ma nell’atto questo riferimento non c’è e non si evince.

LA DETERMINA DEL 23 OTTOBRE 2017

Questo ha rappresentato a suo tempo un altro motivo per il quale abbiamo avvertito il diritto/dovere di occuparci di quello che accadeva nel settore del trattamento e dello smaltimento della frazione umida dei rifiuti della città di Caserta. Altro che persecuzione.