L’EDITORIALE. VERGOGNA NO LIMITS. L’impresa che per la Dda è al 100% controllata dal clan dei Casalesi ha intascato più di 110 mila euro di affidamenti diretti dalla provincia di Magliocca. E la Prefettura dorme

31 Ottobre 2022 - 00:01

CasertaCE qualche mese fa denunciò il primo caso e poche ore fa il secondo. Tenendo conto di ciò che è scritto nell’ordinanza-Orsi dei rapporti tra la Co.Bi Costruzioni e Fabio Oreste Luongo, ci pare davvero di vivere sulla luna

di Gianluigi Guarino

Noi non possiamo ufficialmente considerare Fabio Oreste Luongo un camorrista conclamato, questo perché ci manca un po’ di archivio e non sappiamo se colui che viene descritto dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli come membro del clan dei Casalesi abbia ricevuto o meno una condanna definitiva e inappellabile.

Solo se questa condanna c’è, oppure quando questa condanna ci sarà, si potrebbe o si potrà affermare che Luongo è stato, ed è probabilmente ancora, un camorrista.

Ci

risulta, sicuramente, invece, che non si trovi a piede libero, ma non sappiamo, per l’appunto, se ciò sia frutto di una condanna definitiva andata in esecuzione, oppure se sia causato da un titolo cautelare che, essendo connotato dalla presenza di reati riguardanti la criminalità organizzata – 416 bis, per capirci -, può svilupparsi anche in tempi molto lunghi.

Sappiamo,

infine, sicuramente, che Luongo è stato raggiunto un po’ di mesi fa da un’ulteriore misura cautelare di arresto per la nota vicenda relativa ai presunti appalti truccati al Cira di Capua dall’altro imprenditore di Casal di Principe, Sergio Orsi, reduce da una condanna più dura per collusione con il clan dei Casalesi, per molti anni attivo nel mondo dei rifiuti e antagonista di quel Nicola Ferraro, anche lui arrestato e condannato definitivamente.

In questa ultima ordinanza, non, dunque, in quella o quelle di quattro, cinque o dieci anni fa, che pure coinvolgevano il nome di Luongo, abbiamo letto che sempre la Dda e i carabinieri del reparto investigativo del Gruppo di Aversa, considerano oggi, non 3-5-10 anni fa, la società Co.Bi. Costruzioni come controllata da Luongo.

Questo di per sé può impedire a Co.Bi. di partecipare a procedure di affidamenti di lavori pubblici? No. Non può impedirlo, visto che l’azienda non è stata sequestrata a scopo di confisca da parte di un giudice o, quantomeno, non lo è stata ancora.

Proprio rispetto a situazioni di questo tipo, che hanno permesso a tante imprese vicine alle mafie di galleggiare e continuare ad aggiudicare lucrosi appalti pubblici, fu inserito nel nostro ordinamento l’istituto di diritto amministrativo della cosiddetta interdittiva antimafia.

Ora, come si possa coniugare l’affermazione testuale che certifica la convinzione di magistrati che da anni e anni lavorano sul fronte della lotta al clan dei Casalesi, per di più corroborata da un Gip che questo passaggio l’ha inserito nella sua ordinanza, considerandolo in quanto tale un elemento determinante per dare riscontro positivo a quell’indagine sugli appalti del Cira come fatto consistente nella commissione di reati con incidenza camorristica, dicevamo, come si possa coniugare tutto ciò, il marchio di un’attività, legata ad appalti e affidamenti, capace di produrre vantaggi alla cosca, con i sogni d’oro di una Prefettura di Caserta inattiva che, non ce ne voglia il prefetto Giuseppe Castaldo – nulla di personale, per carità – è tornata ai livelli delle prefetture targate Maria Elena Stasi, Paolino Maddaloni, Provolo e compagnia.

La nostra non è un’affermazione sfacciata e irrispettosa di un’istituzione comunque importante, in quanto la prefettura è una sezione distaccata del governo di una nazione.

Il prefetto ci dica com’è possibile che la Dda e un giudice della Repubblica italiana affermino e sottoscrivono che la Co.Bi. è nelle mani di Fabio Oreste Luongo e nel frattempo la stessa Co.Bi., gestita neppure da un prestanome complicatamente collegabile a Luongo, bensì dal cugino di quest’ultimo, non sia stata oggetto di una procedure finalizzata alla sua cancellazione dalla white list e conseguentemente alla sua interdizione temporanea alla partecipazione di procedure di lavori pubblici.

E questa, caro prefetto Castaldo, non è una questione di principi, ma di sostanza, di grande e di grave sostanza. E sa perché?

Perchè il fatto che la Co.Bi. sia ancora una società in bonis, le ha permesso, magari il signor Biffaro non crede ai suoi occhi e alle sue orecchie, nel momento in cui pensa che con tutto quel po’ po’ di roba scritto nell’ordinanza citata, lui è ancora nelle partite nelle partite importanti dei danari e degli appalti, di aggiudicarsi (si fa per dire, per noi si tratta infatti di un’operazione chiaramente finalizzata a favorire questa azienda) due lavori per una base d’asta da oltre 194 mila euro.

E sapete come si è aggiudicato queste procedure la Co.Bi.? Benedicendo il covid, dopo aver benedetto le distrazioni della Prefettura.

Eh già, perchè qui è in atto il più grande assalto alla diligenza, la più grossa distribuzione di danari alle imprese di Casal di Principe e dintorni mai accaduta nella storia della provincia di Caserta.

Noi non conosciamo i rapporti tra il signor Biffaro e il cugino Luongo. Per la Dda è sostanzialmente un prestanome, noi non ci pronunciamo al riguardo.

Ma mettiamo che Biffaro stacchi un assegno oppure dia mille euro a un congiunto diretto di Luongo. Lo può fare tranquillamente perché, mentre al signor Nicola Schiavone Monaciello l’aver portato i soldi alla moglie e ai figli di Francesco Schiavone Sandokan è costato un’accusa da parte della Dda, ai sensi sempre del 416 bis, mentre le dinamiche di finanziamento delle famiglie dei capiclan e dei loro fiancheggiatori ha rappresentato e rappresenta un elemento discriminante grazie al quale vengono attivate tante indagini della DDA di Napoli, qui potremmo essere dinanzi al primo caso di regolarissima attività di sostegno di una famiglia di un detenuto di camorra che poi, giustamente, potrebbe utilizzare questi soldi in quota parte per finanziare gli spesini e più in generale per alleviare la carcerazione di Luongo.

Abbiamo usato il condizionale. Perché non è affatto detto che nel caso specifico capiti ciò, ma non lo possiamo neppure escludere a priori, in considerazione delle dinamiche relazionali acclarate tra le famiglie dei boss e il sistema degli appalti pubblici, visto e considerato che gli stipendi ai familiari sono arrivati da diverse attività.

Dai proventi delle estorsioni, da quelli prodotti dalle cosiddette macchinette mangia-soldi, slot ed eccetera, ma anche dagli importi spesso ingentissimi intascati – come sta raccontando il figlio di Sandokan, il pentito Nicola Schiavone – quali proventi di appalti aggiudicati da ditte del clan o a questo vicino e favorite, proprio per effetto di questa vicinanza, nelle varie procedure.

Oggi, manco la gara devono fare. Perchè il signor covid ha decretato che per rendere più veloce le procedura dei lavori pubblici, il dirigente ha in pratica la possibilità di affidare direttamente a chi gli pare questo o quel lavoro fino a una soglia passata dai 40 mila euro pre covid ai 150 mila di oggi, oppure giocherellando con un paio di ditte invitate pro forma.

Il presidente della provincia Giorgio Magliocca anche nei mesi scorsi si è fatto vanto di non aver sposato in toto la deregulation del covid, ma di aver mantenuto alcuni paletti procedurali per garantire, così ha dichiarato, l’imparzialità delle procedure.

E allora vediamoli questi paletti sui due affidamenti che, messi insieme, arrivano a poco più di 115 mila euro.

Il primo riguardava lavori al Liceo Garofano di Capua, definiti come “interventi straordinari“. Secondo quanto scrivono nella determina di aggiudicazione, il dirigente Paolo Madonna (che poi, questo, dobbiamo capire chi è, da dove viene, eccetera), illuminato dalla grazia, ha detto che la Co.Bi era l’unica impresa in grado di svolgere quei lavori. Non ha invitato altre ditte, bensì è stato un affidamento diretto, corredato da quella barzelletta, somigliante ad una questa, dell’invito a fare un ribasso. Di solito la media di questi ribassi/presa per i fondelli si attesta al 3/4%, in questo caso manco al 3% sono arrivati.

Co.Bi. ha messo a disposizione un ribasso del 2% e si è passati dunque a un importo per i lavori di 84.619 euro a 82.927 euro  (CLICCA QUI PER LEGGERE IL NOSTRO ARTICOLO SUL CASO).

Siccome, ai tempi di Del Prete (non perché lo facesse lui effettivamente, ma lo citiamo per posizionamento cronologico) alla Provincia, usando un’espressione di Vincenzo De Luca, si sono arrubati pure i porta rotoli della carta del cesso e non è successo nulla, visto che quel processo sta a Benevento e l’unico imputato a tenere la bocca chiusa è della nostra provincia ed è l’imprenditore di Casal di Principe, pure lui, Raffele Pezzella, allora dell’articolo di CasertaCE – l’ennesimo pubblicato tra le migliaia dello stesso tenore e comunque non in grado di suscitare almeno la curiosità dell’autorità giudiziaria – chissenefrega: questa, cioè la Co. Bi., è una ditta considerata dalla DDA come controllata totalmente da un camorrista? E a noi che ce ne fotte! Tanto alla prefettura non dicono nulla e chi ne è titolare è in grado di depositare tutta la documentazione e i nullaosta antimafia.

E dunque, vai col tango!

Stavolta Madonna, che comunque il primo articolo l’aveva letto, ha invitato altre due imprese, oltre la Co.Bi.

Una non si è proprio presentata, l’altra, la Colomba Società Cooperativa, ha proposto un ribasso del 36%, a fronte del 41% presentato dalla ditta di Biffaro, aggiudicandosi i lavori di manutenzione per il rifacimento del manto impermeabile dell’istituto De Franchis di Piedimonte Matese con un importo netto di 34.012,79 euro (CLICCA QUI PER I DETTAGLI).

Dunque, a guardar bene, il nostro primo articolo sul Garofano a qualcosa è servito. È servito alla mancata acquisizione del bottino grosso. Ma la storia di un lavoro pubblico esce sempre dai radar dei giornali, anche dei più cazzuti come il nostro.

Magari ci sarà un “provvidenziale” imprevisto, un problema sopravvenuto che renderà inevitabile un aggiornamento dei prezzi, quella che più comunemente viene chiamata “variante in corso d’opera”. Magari, così qualche soldone del ribasso, uscito dalla porta, rientrerà dalla finestra.

Per noi tutto ciò è uno schifo, ma ci rendiamo conto di appartenere a una minuscola minoranza.

Questo articolo campeggerà domani mattina e pure lunedì mattina in prima posizione nella nostra home page, ma vedrete che anche questa volta non succederà nulla.