L’INCHIESTA. Fiamme, diossina e puzza di camorra. Tutto quello che non sapete sul rogo tossico di TEANO, a un chilometro e mezzo dalle fonti dell’acqua Ferrarelle

31 Agosto 2025 - 10:41

OGGI SECONDA PUNTATA DELLE QUATTRO. È una storia pazzesca quella dell’imprenditore di Caiazzo, vero emblema dei vinti dell’onestà di un’Italia e di un sistema giudiziario che non sono riusciti a garantire a un cittadino di entrare in possesso di una sua legittima proprietà, quella del capannone che nel 2015 l’imprenditore caiatino trovò colmo di tonnellate di rifiuti di cui nessuno è riuscito mai a conoscere precisamente la natura. Da allora, una vera Via Crucis di costose quanto inutili iniziative giudiziarie nei confronti di Antonio Napolano da Marano e nei confronti del custode giudiziario, una società di Giugliano. Una battaglia persa dall’imprenditore di Caiazzo, ma soprattutto dallo Stato di diritto e chiusasi con lo spaventoso rogo del 16 agosto scorso

TEANO (g.g.) – La seconda puntata, promessa in occasione della pubblicazione del primo episodio dell’inchiesta – clicca e leggi – sulla tristissima vicenda, chiusasi drammaticamente con l’incendio di tonnellate e tonnellate di rifiuti in zona Contrada Palmieri di Teano, vicinissima al comune di Riardo e allo stabilimento delle fonti Ferrarelle, deve necessariamente sintetizzare i fatti accaduti in dieci anni, ovvero nel momento in cui – chissà quante volte se ne sarà pentito – l’imprenditore di Caiazzo, Salvatore Di Palma, ha acquistato una esecuzione immobiliare, dovuta alla crisi economica finanziaria di una società cooperativa ascrivibile al chiacchieratissimo imprenditore di Marano di Napoli, il 77enne Antonio Napolano, la parte di un compendio ancora più ampio, appartenente nominalmente alla proprietà della coop. Apollo Due, con legale rappresentante la moglie del suddetto Napolano, la signora Rescigno, il tutto per una somma pari a 250 mila euro.

L’intervento della pm Mannu è raccontato nella prima puntata, mentre nel commento che accompagna questo articolo (online a breve) è narrata la timidezza con cui il tribunale della città del Foro si è mosso, decurtando pesantemente le decisioni a cui la Mannu era giunta.

Era il 2015 e Di Palma ritiene di aver acquistato un capannone di proprietà di una cooperativa agricola qual era Apollo Due. Sa che la società IVG – Istituto Vendite Giudiziarie – è da qualche tempo custode giudiziario di quel bene. Si trattava di un soggetto molto quotato, visto che in quel periodo tra Napoli e Caserta faceva letteralmente incetta di incarichi di custodia.

250 MILA EURO E TROVARSI UNA DISCARICA

Salvatore Di Palma parte da Caiazzo con il sorriso sulle labbra, arriva a contrada Palmieri e invece di trovare residui di pesche o banane, si trova davanti una montagna di rifiuti e di attrezzature. Trova anche un sedicente geometra, un dipendente di Campania Energia srl, ovvero la società che gestiva tutto l’apparato dei rifiuti di un Napolano che, già dal 2009, non si occupava più di frutta, ma che aveva tenuto in vita una cooperativa agricola che, essendo tale, aveva tratto in inganno Di Palma. Questo geometra, con quell’area di così, con spiccato accento di Casal di Principe, prova a convincere il Di Palma a desistere, illustrando tutti i problemi presenti all’interno di quel sito, impaurendolo anche con storie di rifiuti interrati.

Ma l’imprenditore di Caiazzo ritiene di avere pieno diritto di essere proprietario del capannone e che quindi venga liberato da tutta quella monnezza che, probabilmente, aveva a che fare con l’attività di Campania Energia, ma che stava dentro ad un immobile della coop. Apollo 2. Napolano da una parte e Napolano dall’altra.

Di Palma cerca di dialogare con il custode giudiziario che, essendo tale, dovrebbe sbaraccare nel momento in cui la procedura si conclude con una vendita. E qui le cose si complicano. IVG cade dalle nuvole, o meglio, fa finta, secondo noi, di cadere dalle nuvole, perché era lì da otto anni e non poteva non sapere le vere attività che si compivano nel capannone.

Questo atteggiamento segna il primo ostacolo, il più grave, al diritto di proprietà di Di Palma. Esiste, nel diritto penale italiano, il giudice per l’esecuzione che stabilisce se una pena dovrà essere scontata in carcere, ai servizi sociali o a casa tua, mentre nel diritto civile è garante dell’esecuzione di quanto stabilito da un tribunale in merito a un fallimento o ad una procedura esecutiva, come nella vicenda che ha coinvolto Di Palma.

IVG, UN CUSTODE GIUDIZIARIO COSI’ ATTENTO CHE NON SI ACCORGE DI UN SEQUESTRO

Il giudice in questione a Santa Maria Capua Vetere era Ermelinda Mercurio. Questa emette due provvedimenti: uno di liberazione, l’altro obbliga il custode giudiziario, sempre la IVG, a relazionare con la massima urgenza sugli accessi eseguiti negli anni precedenti.

La liberazione sarebbe sulla carta la rimozione di tutti i rifiuti del capannone. Sulla carta perché i rifiuti sono stati sì rimossi, ma il 16 agosto scorso con fiamme che, per qualcuno, sono state provvidenziali. Ma di questo parleremo nella terza ed ultima puntata che dedicheremo alla vicenda.

Quelli di IVG sono gente scafata e davanti al provvedimento della giudice si fregano le mani perché sanno bene che una procedura di liberazione può durare anni e anni se non collabora e non si facilita la forza pubblica. Sulla relazione, non ne parliamo proprio.

A un mese da questi provvedimenti, la giudice Mercurio va in giusta maternità e torna in servizio un anno dopo, nella primavera del 2016. A proposito della massima urgenza prescritta dalla giudice, quattro mesi dopo il primo provvedimento, aveva presentato nel luglio 2015 un foglietto nella cancelleria del tribunale, allegato ad un giudice che, come detto, non era in servizio.

E quell’evento fortunato della maternità fa giacere il foglietto nei cassetti per un altro anno. A dimostrazione della “grinta” messa da Istituto Vendite Giudiziarie per liberare quel bene, nella relazione c’è scritto della realizzazione di due accessi, uno nel 2013, l’altro nel 2014, quindi precedenti all’acquisto da parte di Di Palma.

Sul primo glissano, sul secondo, invece, affermano di aver notato che nella proprietà attigua a quella oggetto di procedura esecutiva insisteva un’attività di gestione dei rifiuti. In poche parole, se è vero come è vero che dal 2009 Napolano si occupava di rifiuti, in quella particella gestita dal custode IVG, fino al 2014 non c’erano rifiuti, secondo quanto segnala il custode giudiziario.

IVG, dall’alto della sua sapienza professionale, non aveva notato, però, che già nel 2011 quel capannone era stato colpito da provvedimento di sequestro con annesso procedimento penale, successivamente, bontà dei giudici sammaritani, archiviato con un non luogo a procedere per prescrizione.

Malafede di IVG o totale dabbenaggine? In tutti e due i casi questa società con sede operativa a Giugliano – comune non lontano da Marano – non era all’altezza di svolgere la funzione di custode giudiziario, mentre riceveva centinaia di incarichi simili.

La giudice Mercurio ritorna e chiede dove eravamo rimasti? Seconda relazione a firma di Salvatore Di Palma. Nel documento si segnala che, a distanza di un anno dall’acquisto, è ancora in mano al custode giudiziario, ma sarebbe meglio dire in mano alla cooperativa agricola Apollo 2 che, però, agricola di fatto non è più in quanto, acquisendo il know how di Campania Energia, riceve e stocca tonnellate e tonnellate di monnezza.

NONOSTANTE TUTTO, LA IVG RESTA. E ARRIVA L’AVVOCATO DE STASIO

Noi non siamo giudici, ma in questo caso è una questione di buon senso. Se un custode giudiziario è demenziale al punto da non aver registrato, pur essendo in carica, il sequestro penale dell’oggetto dell’esecuzione, uno gli dice: “scusa, fatti un po’ più in là e facciamo lavorare un altro custode che adesso nomino”.

Invece, la Ivg emana un fascino particolare. La giudice Mercurio conferma questa società e nomina un ausiliario, un tal avvocato Pasquale De Stasio.

Quest’ultimo, come si suol dire, mette il topo alla guardia del formaggio. Da una parte, dopo aver messo un po’ di ordine tra cancelli, ingressi ed eccetera, afferma un’ovvietà e cioè che tutta quella monnezza dovrà essere rimossa da Napolano; dall’altra parte, prende il topo IVG, in quel momento esautorata, e anche lui, oggetto di un colpo di fulmine, asserisce che questa operazione di ripulitura dovrà realizzarsi sotto l’egida del custode tornato in sella. In sostanza, De Stasio scrive che i camion devono entrare vuoti ed uscire pieni. In pratica, un genio. In un certo senso, lo diciamo con ironia, ma si tratta di un professionista che aveva capito tutto, tanto da citare la Fontana di Trevi in vendita nel film di Totò come metafora della situazione.

E INVECE DI CALARE, LA MONTAGNA DI RIFIUTI CRESCE

Così riparte il gioco dell’oca: quattro caselle avanti e otto indietro. Di tutti questi consigli dati da De Stasio, succede solo che la IVG, ammirata, guarda Napolano mentre rimuove tutte le preziose attrezzature che gli servono per altre attività, altri fatti suoi. Non solo la monnezza resta lì, bensì cresce.

Dopo di questo, diciamocela tutta, la giudice Mercurio trova una soluzione ineccepibile giuridicamente per alzare bandiera bianca, per arrendersi con onore. Cosa dice, in pratica: io sono giudice titolare della procedura di esecuzione, quindi a me tocca solamente constatare la vendita effettuata dell’immobile e non posso entrare dentro alla liberazione che ho deciso, ma non devo seguire direttamente. Prende i 250 mila euro di Di Palma, compresi altri soldi residui, altri 300 mila circa, e li ripartisce. E nella ripartizione ci sono anche i quattrini che IVG ha intascato con ogni probabilità, ammesso e non concesso che ci abbia rinunciato, ma non ci risulta.

Nella prossima puntata le ulteriori mossi, purtroppo inutili, di Di Palma, il quale incassa una sentenza favorevole, vanificata, nelle more del letargo degli ufficiali giudiziari, da un’inquietante sospensiva della corte di Appello di Napoli.