ORE 13.03. ESCLUSIVO. ASCOLTA GLI AUDIO. Il CUP dell’OSPEDALE DI CASERTA è una vergogna. Utenti presi in giro da un disco: operatori inesistenti

13 Ottobre 2022 - 13:11

Dopo una serie di lamentele e richieste di aiuto giunte in redazione, abbiamo deciso di provarci anche noi a metterci in contatto con il Cup, per ricevere informazioni sulle prenotazioni e sulla gestione di un’eventuale visita. Siamo arrivati due volte vicini al parlare con un centralinista, almeno così sembrava

CASERTA (g.g.) – Ascoltate con attenzione i due audio che pubblichiamo in testa a questa breve nota.

Allertati dalle proteste e dalle denunce giunteci da diversi cittadini, ci siamo voluti rendere conto personalmente sull’autenticità di un fatto che riteniamo molto grave, anzi, gravissimo e che tale dev’essere considerato una volta e per tutte.

Perché

qui, con la storia di minimizzare sempre si fa finta che la regione Campania abbia quattro spiccioli a disposizione e ogni giorno ha la necessità di celebrare comunque le nozze con i fichi secchi. E invece non è così.

La regione stanzia milioni e milioni di euro

per mettere a disposizione dei casertani dei centri unici di prenotazione all’Asl e all’azienda ospedaliera Sant’Anna e San Sebastiano.

E se per ogni euro investito che il signor De Luca oggi, il signor Caldoro prima, ancora prima il signor Bassolino e il signor Rastelli, buon’anima, a cavallo dei due secoli, la cifra di produttività non arriva probabilmente neppure a coprire la decima parte, ovvero 10 cent di euro, vuol dire che questo è un sistema fondato sul furto, sulla rapina perpetrata quotidianamente ai cittadini-contribuenti, visto e considerato che una vagonata di miliardi viene trasferita ogni anno dalle casse centrali del governo a quelle di ogni regione, con la Campania che, contando su sei milioni di abitanti ed essendo la sesta regione più popolata del Paese, dopo Lombardia e Lazio, di questi miliardi si aggiudica una considerevole fetta, utilizzata come mangiatoia di ogni clientela, di ogni scelta operativa, tutte mai realizzate utilizzando il discrimine della meritocrazia, della preparazione e sempre realizzate, invece, misurando il grado di fedeltà, il grado di potenziale obbedienza cieca e mai dialettica di chi andrà poi a svolgere la funzione di primario, di capo dipartimento, ma soprattutto di direttore generale, di direttore sanitario e di direttore amministrativo per i quali, in Campania, oltre all’attitudine all’obbedienza di cui sopra, viene richiesto implicitamente di essere sufficientemente ignoranti in merito alle materie che dovranno essere trattate nell’esercizio della propria funzione.

Perché un ignorante, gratificato con 7/8 mila euro al mese, sarà concentrato sul suo stipendio, sui suoi privilegi e non si metterà mai a contestare o ad aprire un fronte dialettico con un dirigente, con un burocrate dell’area della sanità della regione Campania, appartenente invece alla categoria dei servi di ogni padrone, ma che esercitano tale funzione, utilizzando cognizioni e competenze in questo caso apprezzabili.

Il disastro della sanità campana, dunque, sta anche in queste cose che non appaiono gravissime, ma che condizionano la vita di cittadini, di persone che hanno velocemente bisogno di visite, controlli medici, analisi di laboratorio o strumentali e, a maggior ragione, con questi chiari di luna dell’economia nostrana, non si possono permettere di pagare una struttura privata o anche di andare intramoenia, sempre a pagamento, in una struttura pubblica.

Ma scusate, con tutte le tasse che paghiamo, è mai possibile che da diversi giorni il Cup regionale che accoglie tutte le richieste formulate ai Cup aziendali dai cittadini che intendono sottoporsi ad un trattamento sanitario, ad una visita, impugnando una regolare impegnativa stilata dal medico curante, è letteralmente disastrato, funziona ad intermittenza e stamattina, ad esempio, non ha funzionato nemmeno una volta.

E mai possibile che con tutte le tasse che paghiamo dobbiamo essere coglionati e per di più da un disco che, come potete ascoltare dagli audio registrati nel giro di mezz’ora, veramente ti sfotte perché tu, provando ad accedere al centro informazioni del Cup dell’ospedale di Caserta, vieni illuso sul fatto che da lì a pochi secondi toccherà a te, visto e considerato che proprio il disco ti rassicura che tu sei il primo, al massimo il secondo della lista di attesa composta di chi, come cittadino-contribuente, ha chiesto – e dovrebbe invece pretenderlo – che alla fine dall’altro lato, come il disco promette, ti passano un operatore che in realtà non incrocerai mai, perché ad un certo punto, dopo un inquietante transito da una voce femminile a una maschile (e viceversa), il disco ti fa una pernacchia e ti attacca il telefono in faccia.

Sappiamo, ormai, che scrivere di vergognai nei nostri articoli e nei nostri titoli non serve a nulla, perchè i nostri politici hanno la faccia come il culo. Manco parliamo dei sedicenti manager, che secondo noi sono i meno colpevoli, perchè la politica li ha scelto proprio in base a quelle caratteristiche di una sesquipedale incompetenza, tranquillamente e in ogni circostanza manipolabile, orientabile, dove il politico di potestà desidera.

I nostri direttori generali, succede oggi, ma anche nel passato prossimo, non si accontentano della raccomandazione formulatagli dal rappresentante politico locale del presidente della regione.

Non si accontentano perchè gli è stato detto, gli è stato ordinato che su ogni singola assunzione, sentiti i viceré locali, devono comunque rapportarsi a De Luca o ai suoi diretti collaboratori.

Questa è la sanita in Campania. Per questi audio, in Emilia-Romagna, in Veneto, in Toscana o in Lombardia, si scatenerebbe una polemica pesantissima di molti giorni, mentre da noi passeranno in cavalleria come la solita notizia relativa ad un disguido, un disagio non avvertito come un problema per uno e un solo motivo: perchè da noi non esiste, ripetiamo, non e-si-ste, una società civile, un tessuto civile di cittadini che prima di tutto si svegliano di mattina, rivendicando quello che dovrebbe essere un loro specifico ruolo, un elemento cardinale per il funzionamento di ogni democrazia, di ogni stato di diritto.

Qui in Campania non c’è società civile, né tessuto civile, per cui non c’è né democrazia, né stato di diritto.