TIBERIO LA TORRE & GIOVANNI ZANNINI. L’interrogatorio: Eravamo parenti, padrini tra nonni e mio fratello ha battezzato sua moglie”
3 Aprile 2025 - 21:00

La tesi esposta dall’imputato.per estorsione. Parentela n effetti, aggiungiamo noi, non c’è, ma gli intrecci di padrinato con battesimi e cresime danno l’idea di un rapporto in passato, addirittura eccellente. “Doveva cresimare mio figlio. Ora vi racconto il. danno che mi fece non presentandosi al pricesso senza avvertirmi”
MONDRAGONE (g.g.) – Tiberio La Torre, nel suo interrogatorio avvenuto qualche settimana fa nel corso del processo in cui è imputato per il reato di estorsione ai danni del consigliere regionale Giovanni Zannini e dell’imprenditore di Mondragone Alfredo Campoli, ha fatto riferimento anche alle relazioni semi-parentali, ma comunque fraterne, tra lui, la sua famiglia e le famiglie di Zannini e della moglie Margherita Palmieri.
Questo discorso è stato utilizzato dall’imputato come elemento difensivo per cercare di persuadere i giudici che, in virtù di questi rapporti antichi, storici e solidi, non avrebbe mai potuto compiere un’attività estorsiva nei confronti di Zannini e della sua famiglia. La Torre ha addirittura dichiarato che Zannini è un suo familiare, affermando:
“Il suo bisnonno – questa la dichiarazione letteralmente riportata nel verbale – e mio nonno erano compari. Papà” – ha continuato l’imputato – “e zio Giovanni Zannini erano compari, e lui doveva cresimare mio figlio. Comunque, gli manda delle e-mail a mio figlio e dice: ‘Vieni a convincere tuo padre, che mi mette nei guai, tutti i processi sono fatti, lo aiuto io.’ Mio figlio gli risponde: ‘Ma noi non abbiamo tutta questa disponibilità,’ perché stava in Scozia. E allora Zannini dice: ‘Ma non ti preoccupare, noi siamo familiari.’”
A questo punto, Tiberio La Torre ha fornito una nuova informazione: “Familiari pure perché Margherita Palmieri è stata battezzata da mio fratello Mariano La Torre.”
Alla domanda del giudice Luigi Meccariello, che gli ha chiesto di chiarire chi fosse Margherita Palmieri, l’imputato ha risposto:
“È la moglie di Zannini. Mio fratello e il padre di Margherita sono amici da più di cinquant’anni.”
Il racconto di Tiberio La Torre non è fine a sé stesso, ma, come detto in apertura, finalizzato a dimostrare che, considerato questo rapporto, non avrebbe mai potuto compiere un’estorsione ai danni di Giovanni Zannini.
Infine, l’imputato ha raccontato il cosiddetto casus belli, ossia l’episodio che aveva suscitato la rabbia del figlio. Era stata fissata un’udienza presso il Tribunale di Napoli, nella quale Tiberio La Torre, imputato in quell’occasione per tentato omicidio, avrebbe dovuto chiedere di accedere al rito abbreviato. All’epoca non esistevano ancora le videoconferenze, e quel giorno mancavano le scorte per tradurlo dal carcere di Regina Coeli di Roma, dove era detenuto, al tribunale di Napoli. L’avvocato Silvestri lo aveva fatto avvertire per tempo affinché potesse presenziare all’udienza.
Ma La Torre era convinto che la sua impossibilità a raggiungere Napoli e l’impedimento sopraggiunto dell’avvocato Silvestri sarebbero stati compensati dalla certa presenza di Giovanni Zannini. Tuttavia, così non fu: Zannini non si presentò e, di conseguenza, sfumò per Tiberio La Torre la possibilità di accedere al rito abbreviato e ai benefici di pena che questo comporta.
La Torre reagì in modo sarcastico con il figlio, criticando pesantemente il comportamento di colui che avrebbe dovuto essere il padrino di cresima del ragazzo. Da qui la reazione del figlio, e il resto è storia nota.