“Informazione e fango mediatico”: a Cellole un focus sul limite tra cronaca, etica e linguaggio giornalistico. Il Video

1 Giugno 2026 - 09:43

La testimonianza live di Antropoli: dalle vette della chirurgia al baratro della ingiusta detenzione

CELLOLE / SESSA AURUNCA / TEANO / CASERTA (Elio Zanni) – Esiste il fango mediatico, persone e “giornalisti” – o presunti tali – in grado di stravolgere artatamente la realtà dei fatti e mettere in moto la cosiddetta “macchina del fango”? Esiste chi tutti i giorni mette su un combinato disposto per rivalità o ricatto verso altri colleghi e testate, oppure contro taluni politici locali che non si piegano, reticenti nel favorire forme di pubblicità commerciale sui “giornali sprizza-fango”? Purtroppo sì. Posto, però, che la fattispecie di cui sopra non ha a che vedere con i casi di incomunicabilità tra giornalisti normalmente critici e quei politici – emeriti caproni – disposti a parlare solo con “giornalisti-dattilografi”, pennivendoli senza fegato e senza cervello, non dotati del benché minimo di spirito critico. Situazioni, queste, non rare dalle nostre parti. Diciamo che sono due casi separati.

Ma come comportarsi nel primo caso – il fango mediatico assoluto e ricattatorio – come reagire e come difendersi da giornali che conducono campagne sistematiche e mirate, finalizzate a distruggere la reputazione, l’onore e la credibilità di una persona, di un politico, di un professionista? E come può difendersi, viceversa, il giornalista dai politici-caproni e corrotti di cui sopra spara-querele temerarie? Diavolo, quanti argomenti!

Di questo e molto dipiù si è discusso appena lo scorso venerdì 29 maggio 2026 a Cellole, presso il Polo Culturale di Piazza Franco Compasso, durante una mattinata di formazione, riflessione e discussione sul tema del fango mediatico. Si è parlato però anche dell’altra faccia della medaglia, ossia dell’importanza del giornalismo autentico e responsabile, come lo ha definito il giornalista e scrittore Salvatore Minieri davanti agli organizzatori dell’evento Tommasina CasaleMatilde CrollaFrancesco Vettone e Stefania Modestino, che ha curato le presentazioni. Moderatore d’eccezione è stato Gianluca Pota, giornalista e direttore della testata online campana Gold Web Tv, con sede a Caserta, il quale ha guidato il flusso degli interventi stimolando la riflessione del pubblico e dei numerosi professionisti presenti in sala.

A parte i calorosi saluti di un comprensibilmente irrefrenabile sindaco, Guido Di Leone, e dell’ex assessore alla cultura Fiore Renzo D’Onofrio – entrambi alle prese con il problema della formazione della nuova giunta comunale – il confronto ha goduto di alcuni autorevoli interventi del segretario dell’Ordine dei Giornalisti della Campania, Vincenzo Colimoro. E non era possibile parlare di macchina del fango al netto da chi ne è stato travolto: Carmine Antropoli, medico chirurgo di rilievo nazionale specializzato in Chirurgia generale, Oncologica e Gastroenterologica, attualmente direttore della Uoc di Chirurgia generale ad indirizzo Gastroenterologico (Chirurgia 3) e Primario chirurgo presso l’Aorn Cardarelli di Napoli.L’intervento di Antropoli, recava lo stesso titolo del suo diario-denuncia: “Dal Volturno al Tevere al Nilo. Storia umana e di malagiustizia”.

Davanti ai giornalisti, l’ex sindaco di Capua ha ripercorso i mesi della sua detenzione, dall’arresto scattato all’alba del 4 febbraio 2019 con la pesantissima accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. Un racconto diviso in tre “sezioni carcerarie”: il Volturno, che rappresenta Capua, la sua città e la sua vita politica e professionale; il Tevere, che evoca il duro reparto di alta sicurezza in cui è stato rinchiuso all’inizio; e infine il Nilo, la sezione dei detenuti comuni dove è stato spostato dopo che è stato riconosciuto non mafioso. Antropoli ha ricordato di aver vissuto lo “sfogo di legge”, come lo chiamavano in carcere: quattro mesi in custodia cautelare prima di ottenere i domiciliari e affrontare un lungo processo conclusosi solo anni dopo con l’assoluzione perché il fatto non sussiste.

Nel suo racconto emerge l’impatto con la dura realtà del carcere, quella da sempre sollevata da Radicali Italiani, da Marco Pannella e da Radio Radicale, che spesso ricorda la tragedia di Enzo Tortora, evocata nell’occasione anche dall’ex assessore D’Onofrio: le celle sovraffollate, il freddo dovuto ai termosifoni guasti, l’acqua calda che spesso manca, le giornate che scorrono lente tra il passeggio nel cortile e le lunghe ore in cella, la solitudine claustrofobica, la vergogna, le notti insonni, ma anche il forte attaccamento alla fede e la nascita di amicizie inaspettate dietro le sbarre.

Dal punto di vista giornalistico si sono registrate poche consolazioni, come quella offerta dalla testata casertace.net con il direttore Gianluigi Guarino che, unico e raro, coraggiosamente scriveva che non aveva dubbi su Antropoli, conoscendolo bene e sapendo come sarebbe andata a finire, aggiungendo poi che forse più di qualcuno dovrebbe chiedere scusa a uno dei più importanti chirurghi della regione, messo alla gogna per anni con l’accusa assurda di aver intrallazzato e favorito la camorra.

L’incontro di Cellole, voluto da officina0823.it ha confermato la forte urgenza, avvertita sia dai professionisti dell’informazione sia dalle istituzioni, di ritornare a un uso consapevole e rigoroso della parola, ribadendo che la libertà di stampa non può mai prescindere dal rispetto della dignità umana e dalle regole etiche della professione. In conclusione, la convinzione di chi scrive è senza dubbio che il libro di Antropoli dovrebbe essere letto certamente da tutti, ma soprattutto da chi ha il potere di togliere la libertà alle persone.