TMA (ex Jabil). Licenziato un altro dipendente della caciara (sospetta) dell’estate scorsa. La solidarietà del sindacato Usb a cui l’operaio appartiene: “Il piano di ristrutturazione è solo un favore all’azienda americana”
4 Dicembre 2025 - 05:11
IN CALCE IL COMUNICATO DELLA SEGRETERIA USB
MARCIANISE (G.G.) – Jabil sarebbe andata via da Marcianise a prescindere dal futuro dei 400 e passa dipendenti dell’azienda. Il piano di ristrutturazione presentato dalla TMA è stata l’unica proposta strutturata per creare una possibile prospettiva di sopravvivenza e rafforzamento di un’azienda che continua a occuparsi della produzione di schede elettroniche e digitali utilizzabili per diverse funzioni. Questo piano è stato sottoposto al governo che non solo l’ha accettato, ma lo sostiene attraverso l’impegno diretto, nella nuova proprietà, di Invitalia, un braccio operativo del Ministero dell’Economia che sostiene piani di industrializzazione e di salvataggio di imprese in difficoltà, ed è entrata sottoscrivendo il 45% delle quote. Il piano prevede l’utilizzo in fabbrica, a rotazione, di una parte dei dipendenti, mentre agli altri è garantita la cassa integrazione. Ciò, se non andiamo errati, per tre anni, quando secondo il piano industriale tutti dovrebbero entrare in servizio e la TMA dovrebbe proseguire a pieno organico.
Queste fasi che hanno portato alla cessione dello stabilimento di Marcianise sono state fortemente osteggiate da un gruppo di lavoratori dipendenti. Per carità, tutto legittimo. Però, quando a un certo punto si è arrivati a un livello di contestazione a pieni decibel rispetto a un piano di ristrutturazione che meritava e merita di essere verificato sul campo, si è capito che probabilmente i promotori di questa protesta non erano collegati al timore che tutto andasse lo stesso a carte 48. Il fatto che il governo fosse impegnato direttamente offriva, per definizione, delle garanzie, in quanto smontare il meccanismo immediatamente sarebbe molto più difficile per un’azienda partecipata dalla Repubblica Italiana rispetto a quanto possa accadere per un’azienda totalmente privata. Non siamo riusciti a capire quale fosse il re di Prussia al cui servizio hanno operato i capi della protesta, ma che gli argomenti esposti, legati a una presunta debolezza dell’attore industriale — la società dell’imprenditore Aniello Stellato — fossero strumentali, lo hanno capito tutti. Stellato si è posto il problema della coesione interna: il suo obiettivo è quello di stabilire con i lavoratori un patto affinché ci si possa giocare insieme la carta della piena riabilitazione economica dell’azienda. Ed è chiaro che ciò non poteva avvenire se dentro la struttura delle maestranze continuavano a essere presenti coloro che si sono mostrati contrari, attraverso manifestazioni anche dure nelle quali sono volati insulti personali nei confronti dell’imprenditore.
Perché se uno è in contrasto e rema contro in modo pregiudiziale, lo farà di sicuro anche quando il piano di ristrutturazione ha preso concretamente le mosse, come accaduto. Difficile, dunque, ritenere che la decisione di procedere al licenziamento di uno di questi dipendenti possa essere ascrivibile a un semplice desiderio di vendetta o a una volontà di normalizzare, in maniera antisindacale, i rapporti interni.
Questo è il nostro punto di vista perché abbiamo assistito a una protesta così dura ma allo stesso tempo non incardinata su una piattaforma rivendicativa chiara, precisa e comunque costruttiva, dato che l’obiettivo di un operaio o di un dirigente dovrebbe essere quello di lavorare, di mantenere il proprio posto ed eventualmente migliorare il livello delle proprie remunerazioni, e non quello di scegliere le proprietà, men che meno quando queste sono garantite dal governo che ne diventa addirittura socio.
Ciò lo abbiamo scritto prendendo spunto dal licenziamento di Michele Madonna. Può darsi che ci siano delle ragioni diverse da quelle che abbiamo esplicitato in questo articolo, ma comunque crediamo che qualcosa stia ancora producendo, in termini di conseguenze, ciò che è capitato la scorsa estate, quando Stellato e gli altri dirigenti di TMA sono stati costretti a farsi scortare dalla Polizia per entrare in un albergo della città capoluogo dove era stata indetta la conferenza stampa per illustrare il nuovo piano di ristrutturazione.
IL COMUNICATO DELLA SEGRETERIA USB – In calce all’articolo il comunicato con il quale il sindacato USB esprime solidarietà a Michele Madonna, colpito da un provvedimento di licenziamento che, vogliamo ricordare, è impugnabile di fronte a un giudice del lavoro il quale, nel momento in cui dovesse convincersi che le ragioni di questo provvedimento siano contra legem, ne disporrà il reintegro.
USB definisce intimidatorie le contestazioni disciplinari subite da Michele Madonna che hanno costituito il viatico del suo licenziamento. Sposa in pieno le tesi — da noi valutate per il momento come fumose e di complicata legittimità — espresse da Madonna e dagli altri dipendenti in protesta nel periodo di definizione dell’accordo tra la TME di Stellato, da cui poi è gemmata la TMA. “Il suo unico ‘reato’? – scrive USB – Aver criticato apertamente l’operazione Jabil–TMA, un’operazione che USB ha sempre denunciato come priva di garanzie industriali e occupazionali, e che oggi si rivela per quello che è: una scatola vuota costruita per liberare Jabil dalle proprie responsabilità.”
Il comunicato di USB ci aiuta a fare il punto della situazione sugli effetti del conflitto sviluppatosi tra TMA e i protestanti: “Dopo il licenziamento di Pasquale Zeno, le sospensioni illegittime di Peppe Nappo, dopo Giuseppe Nastro, dopo le contestazioni a raffica che continuano, adesso si colpisce direttamente un dirigente regionale colpevole di aver denunciato — pubblicamente, in modo trasparente, in assemblee sindacali e davanti ai lavoratori — un’operazione industriale indegna.”
Ovviamente interpelleremo TMA, mettendoci totalmente a disposizione nel caso in cui decidesse di replicare alla nota accompagnata da almeno 30 email di attestati di solidarietà provenienti da singole persone e da segreterie regionali della stessa USB da tutta Italia.
