(ARI)FOCUS. Quattrini, interessi, coop e inadempienze del comune. Così gli Sprar sono diventati galline dalle uova d’oro

CASERTA(g.g.) Abbiamo aspettato qualche paio di settimane prima di ritornare su un argomento che appartiene pienamente alla tradizione delle inchieste giornalistiche, marchio di fabbrica di questo quotidiano online. La vicenda Sprar non ci ha convinto sin dal primo momento, almeno per quel che riguarda le cose verificatesi nella “piazza” di Caserta.

E sapete perchè? Perchè tutto il mondo dei servizi sociali, degli enti di potestà e di gestione, collegati al comune e ad un Ambito territoriale, ridicolo per alcuni aspetti e inquietante per altri e in cui le amministrazioni di Casagiove, San Nicola e Castel Morrone, svolgono una funzione di mera comparsa, è un letamaio a cielo aperto.

Non lo diciamo noi. O meglio, noi, negli anni, ci siamo formati questa opinione anche attraverso processi cognitivi indipendenti. Ma è chiaro che carta canta e se la dda chiede 12 anni di carcere per l’ex vicesindaco Enzo Ferraro e solo qualcuno in meno per il suo fedelissimo di sempre, “nostro signore delle cooperative“, al secolo Pino Gambardella, ci sarà un perchè, canterebbe Riccardo Cocciante. Nel caso di Ferraro e Gambardella, il perchè sullo “stare insieme” dei due, è risultato evidente dalle carte processuali.

Quello che è venuto fuori poi durante la gestione di Marcello Iovino successiva a quella di Cappuccio e, prima ancora, a quella del defunto Gianmaria Piscitelli, ha riempito le pagine di questo giornale e la vita di chi vi scrive, trascorsa, in molta parte, a rompersi il mazzo e a distruggersi gli occhi nella lettura di documenti scandalosi, come quello, tanto incredibile, quanto impunito, relativo alla più volte citata gara per l’affidamento del servizio di assistenza amministrativa all’ufficio di piano del citato Ambito, revocata, dopo aver aperto le buste delle offerte economiche, dalla commissione, formata, non a caso, dall’allora dirigente Marcello Iovino, dal suo predecessore Cappuccio e, ancor più non a caso, visto che tutta la vicenda ha finito per gratificare di fatto la nota signora Casella, da Gianfranco Natale, capo di Gabinetto del sindaco Carlo Marino.

E allora, perchè mai, in un contesto tanto degenerato, da anni luogo di illegalità e di ruberie di ogni genere, la vicenda dei tanti quattrini introitati dal comune e passati a certe cooperative, doveva rimanere esente dal trattamento tipico dell’area dei servizi sociali e dalle sue ben note specialità della casa?

Ecco perchè non ci ha stupito il fatto che la procura della repubblica di Santa Maria Capua Vetere, spalleggiata dal Nucleo investigativo del reparto operativo dei carabinieri di Caserta, Comando provinciale, abbia iscritto nel registro degli indagati 7 persone appartenenti a questo comitato di gestione dei centri Sprar di Caserta e San Nicola (CLICCA QUI PER LEGGERE L’ARTICOLO IN PROPOSITO), operanti, almeno sulla carta, insieme alle suore Orsoline.

Soldi, tanti soldi. Una valanga di soldi. Progetti che, insieme, hanno veicolato verso Caserta cifre nel complesso di gran lunga superiori al milione e che, secondo la procura e secondo i carabinieri, non sono state utilizzate e spese in maniera lineare.

Dalle notizie filtrate dalle maglie strette di chi sta indagando, si sono comprese le definizioni generali dell’inchiesta, cioè l’analisi delle relazioni tra quello che il comitato del Canapificio ha dichiarato, rispetto a quello che era il mandato attribuito dal comune di Caserta.

Insomma, una struttura investigativa che parte, almeno in apparenza, almeno stando a quel poco che è emerso e che è trapelato, dal presupposto che ci siano due aree distinte: quella dei soggetti gestori operativi dei progetti, e quella del comune che avrebbe erogato una serie di atti che, forse, non avrebbero poi trovato rispondenza, non sappiamo se sul terreno economico e contabile o su quello tecnico amministrativo, o su tutti e due, nell’azione del comitato del Canapificio.

 

LA NECESSITA’ DI UN NUOVO E ANCOR PIU’ ATTENTO APPROFONDIMENTO – E allora, mai come ora, è importante che noi di CasertaCe, che non crediamo esista questa distinzione o almeno non esiste nella maniera in cui la stessa è regolata dalla legge, tra il soggetto attuatore e il comune di Caserta, noi che conosciamo le commistioni e le storiche cinghie di trasmissione, generatrici di turpitudini e nefandezze di ogni sorta nella storia di questa città, come fior di inchieste giudiziarie hanno dimostrato, dicevamo, è importante ricostruire queste trame, partendo dai fondamentali. Perchè dai fondamentali si potrà comprendere quante inadempienze, fino a prova contraria, non dolose, si siano verificate nelle procedure.

Il punto di riferimento di tutto l’affare Sprar, perchè di affare si è trattato, dato che negli occhi di chi ci ha lavorato sono comparsi solamente i marchi dei quattrini, dell’euro, in una versione riveduta e corretta del simbolo dei dollaroni che, ogni tanto, appariva negli occhi di Zio Paperone, è rappresentato dall’articolo 8 del decreto del Ministero dell’Interno del 10 agosto 2016, a firma dell’allora titolare del dicastero Marco Minniti.

Un pò di pazienza, ma è importante leggere alcune lettere del comma 4 dell’articolo 8. Partiamo dalla lettera d) di questo decresto: “Ai fini della presentazione della domanda è richiesta la seguente documentazione: d. scheda descrittiva della struttura corredata da planimetria, almeno 5 fotografie (esterno, camera, servizio igienico, sala comune, cucina.

Proseguiamo con la lettera “e) relazione dell’ufficio tecnico comunale  o da questi asseverata qualora prodotta da soggetto privato, per ogni unità immobiliare indicata nella domanda. In caso di comprovati motivi che impediscono la produzione del documento tecnico al momento della presentazione della domanda, l’ente locale aggiudicatario del finanziamento deve provvedervi entro trenta giorni dalla data di pubblicazione del decreto del ministro di cui all’art.2, comma 4, de decreto. Per le strutture destinate all’accoglienza dei msna (minori stranieri non accompagnati, n.d.r.) deve essere prodotta autorizzazione al funzionamento/accreditamento in base alla normativa regionale e nazionale laddove non sussista ancora un recepimento regionale del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 21 maggio 2001, n. 308, recante “requisiti minimi strutturali per l’autorizzazione all’esercizio dei servizi e delle strutture a ciclo residenziale e semi residenziale a norma dell’art.11 della legge 8 novembre 200, n. 328.

 

IL DECRETO MINISTERIALE E LA MISTERIOSA RELAZIONE TECNICA DEL COMUNE DI CASERTA – Non è che il legislatore scrive “relazione tecnica” e, tu, comune, ci puoi mettere quello che ti pare, i pensieri della notte, i fumetti, la storia di Topolino e del commissario Basettoni, le ricette di nonna Abelarda ecc. Quella relazione che purtroppo il legislatore non ha precisato e non ha declinato ulteriormente, deve contenere dei punti fermi e un punto fermo non può essere rappresentato certo dal fatto che siccome un appartamento, per portare un esempio, quello di parco Crispino che ha accolto e accoglie decine di immigrati-rifugiati, è dotato di una certificazione di agibilità a monte, questa si trasmette sic et simpliciter sulla destinazione specialissima che a quell’appartamento si attribuisce.

 

L’ACCERTAMENTO DI CONFORMITA’ DELL’IMMOBILE – Non può non esserci un accertamento di conformità dell’immobile. Perchè una cosa è se in quelle stanze ci va ad abitare una famiglia di 4 o 5 persone, altra cosa se ci vanno a stare 10 o 15 rifugiati.

E’ chiaro che le caratteristiche devono essere adeguate e, in effetti, quelli del comitato dell’ex Canapificio, queste caratteristiche, da parte loro, le hanno adeguate, costruendo muri divisori, strutture interne che hanno cambiato la conformazione dei locali adattandoli alle necessità. Con rispetto parlando, se un cesso è adeguato per una famiglia, occorre verificare se è adeguato anche per 15 persone. In poche parole, occorre un attestato di conformità che deve rappresentare l’asse portante della relazione tecnica.

Questa certificazione di conformità, ci chiediamo, è contenuta all’interno della relazione tecnica, così come questa viene richiesta obbligatoriamente nella prima parte della lettera E del comma 4 dell’articolo 8, del decreto del ministero degli interni del 10 agosto 2016?…Finalmente è finito questo scioglilingua un burocratese. Quei locali sono stati stravolti e non può essere utilizzato un titolo, costituito a monte e che fotografa una struttura così com’era precedentemente all’utilizzo della stessa, per l’ospitalità dei rifugiati.

 

IL GIOCO DI PRESTIGIO DEI CERTIFICATI ASL – Secondo punto: quei furboni del comune di Caserta, di fronte al fastidio (e per loro dicesi fastidio, il fatto che non produce la distribuzione di quattrini) di dover fornire un’autorizzazione ai ricongiungimenti familiari, hanno sempre preteso, pur non esistendo più quest’obbligo da qualche anno, che l’asl di Caserta andasse in quelle case per capire se le stesse fossero salubri e fossero sanitariamente agibili.

Improvvisamente, inopinatamente e stranamente l‘asl è scomparsa dalla scena, in quanto non più interpellata dal comune di Caserta, per tutte le case e gli appartamenti, utilizzati, in cambio di quattrini, e che quattrini, per lo Sprar. Perchè, magari, se l’asl fosse andata nelle stanze di Parco Crispino o in quelle di altre location, prese in uso anche con i buoni uffici di qualche sacerdote tanto eloquente, quanto agganciato a valori e pruriti secolari, alcune di queste partite sarebbero, forse, saltate.

Questa la prima puntata. Ne seguiranno altre.