AVERSA. Roba da pazzi! Il Comune ha abbonato 800mila euro alla Publiparking sulla Tosap parcheggi dopo che per lo stesso motivo insieme alla Sua aveva revocato TerzoMillennio

3 Agosto 2020 - 09:12

AVERSA (Gianluigi Guarino) – Beh, comincia veramente ad appassionarci questa vicenda della seconda gara d’appalto in due anni per la gestione dei parcheggi a pagamento della città di Aversa. D’altronde, questa non è certo una materia estranea alla storia di Casertace. Tutt’altro. Ad esempio, quando anni addietro, si discuteva sull’obbligo, previsto dalla legge, dalle norme allora vigenti pendente sulla testa dei concessionari, di corrispondere al Comune i tributi Tosap e Tari, Casertace, pur avanzando delle perplessità, che evidentemente, per come sono andate poi le cose , erano pienamente fondate, utilizzava il suo proverbiale carico da 10 contro certe “iavocelle” che i vari Comuni, a partire da quelli di Caserta capoluogo e di Santa Maria Capua Vetere, mettevano in atto per far sì che, in una maniera o nell’altra, i concessionari non versassero, o versassero in maniera molto relativa, i citati tributi.

Ricordiamo bene, e speriamo lo ricordino anche i nostri lettori piu attenti e fedeli, che questa pessima consuetudine costituiva la nostra prima contestazione mossa ai Comuni, molto aperti alle necessità di quella che al tempo si chiamava Publiserviz ei che, per una cessione di azienda, si trasformò in Publiparking, passando dalla proprietà della famiglia Natale, cioè di Nino e della figlia Elena, a quella della… famiglia Natale, nell’applicazione del rinomato rito casertano che qualifica etnicamente una originalissima tipologia dell’appena citato istituto della cessione di ramo d’ azienda.

Quando la Corte di Cassazione con l’ordinanza del 21 luglio 2017 ci rese fortunati, perché affermò che i concessionari non avrebbero dovuto corrispondere la Tosap ai Cimuni, ricalcando in pratica la gran parte del contenuto dei nostri rilievi, delle critiche che muovevamo alla normativa vigente, ne ricavammo una gratificante soddisfazione. Le aree che accoglievano gli stalli per le auto parcheggiate non potevano essere, dunque, equiparate, secondo i giudici della Cassazione, ad un marciapiede, che ospita sedie e tavolini di un bar o ad un’area su cui insistono tende, gazebo e/o le bancarelle di un mercato. Quello spazio, scrivevano gli ermellini di piazza Cavour, viene temporaneamente impegnato dall’auto in sosta in ottemperanza al contratto di concessione e di esso il Comune, dunque, la mano pubblica, non perde la disponibilità. E siccome lì sopra, in quelle piazzole il concessionario non ci organizza banchetti o aperitivi, ma solo e solamente parcheggi di auto, questa funzione è pienamente assorbita dai diritti e dai doveri, dagli obblighi di costo, assunti dal privato, nel momento in cui con un’offerta migliorativa, questo si è aggiudicato la gara.

Attenzione, la Cassazione si pronunciò in questa maniera per la Tosap, ma non per la Tari-Tarsu. E di questo, a nostro avviso, si capisce anche il perché, individuabile nella natura di questo tributo, fondamentalmente diversa da quella della Tosap.

Ma andiamo per ordine. Nello stesso anno 2017, precisamente il 29 novembre, quando cioè dall’ordinanza della Cassazione erano trascorsi quattro mesi e mezzo e dunque l’ufficio legale del Comune di Aversa aveva tutto il tempo per acquisirla e utilizzarla per spiegare agli altri uffici municipali che un orientamento del massimo organi di giurisdizione di legittimità non è che possa essere disatteso così a cuor leggero, la stazione unica appaltante rappresentata dalla sezione di Caserta del Provveditorato alle opere pubbliche della Campania e del Molise, chiese all’impresa che si era aggiudicata la gara, cioè alla TerzoMillennio, dei chiarimenti. Tra questi anche quello relativo ai motivi per cui, nel piano dei costi presentato dall’azienda, non erano stati previsti i 915mila euro, calcolati dagli uffici, da corrispondere a titolo Tosap e circa 164mila euro a titolo di Tari. La TerzoMillennio rispose il 30 novembre, cioè 24 ore dopo la richiesta di chiarimento formulata dalla Sua, pienamente ispirata da quella dal Rup Stefano Guarino, comandante dei vigili urbani, declinando i punti essenziali dell’ordinanza della Corte di Cassazione.

A dimostrazione di cio’ che abbiamo sempre sostenuto sulla Stazione unica appaltante di Caserta, quello che era ed è ancora, fortunatamente senza più fare danni nel momento in cui assumeva la veste di Sua, un organismo dello Stato, non si pose nemmeno lontanamente il problema di valutare in autonomia (perché proprio per questo motivo era nata l’idea della Stazione unica appaltante), le ragioni esposte da TerzoMillennio. Lo Stato italiano si stese prono, tradendo la mission originaria della Sua, ai piedi della tesi del Comune di Aversa, esposta negli uffici del provveditorato, dal Rup, cioè dal dirigente Stefano Guarino, comandante dei vigili urbani al tempo, come, del resto, oggi.

Nel secondo documento che pubblichiamo in calce a questo articolo, c’è, poi, la conferma dell’inutilità vergognosa della Sua che scrive testualmente: “La stazione unica appaltante ritiene che le condizioni cui il soggetto operatore è obbligato sono quelle della normativa vigente, ovvero l’art. 38 del D. Lgs n.507/1993”.
In poche parole e in parole molto povere, che sintetizzano efficacemente, però, secondo noi, il pensiero delle istituzioni coinvolte in questa vicenda, la Sua di Caserta, fa da schermo protettivo alla posizione di Stefano Guarino e del Comune di Aversa e dice di fottersene del fatto che un supremo pronunciamento giurisprudenziale della massima Corte della legittimità del nostro Paese, abbia demolito una norma prevista in un decreto legislativo. Attenzione, noi non contestiamo il diritto è la legittimità di un organo dello Stato, cioè, nel caso in questione, della Sua, di non uniformarsi alla giurisprudenza della Cassazione. Ma è un autentico schifo, invece, il modo con cui questo viene fatto, attraverso un’affermazione apodittica, generica, superficiale e dunque sprezzante nei confronti della stessa Cassazione. Con quella risposta, l’aggiudicazione della gara dei parcheggi a TerzoMillennio fu revocata.

Passa un po’ di acqua sotto i ponti, la grande ipocrisia della Sua non c’è più ed è il Comune di Aversa con una commissione presieduta da un tal Musto e costituita da un tal Giuliani e un certo Pea, ma soprattutto avendo come interlocutore lo stesso Rup della prima gara, cioè il comandante dei vigili urbani Stefano Guarino, a pubblicare il nuovo bando, che diventa, stavolta, terreno di caccia di Publiparking, che vince facile, con una sorta di percorso netto, raggiungendo, cioè, ad un punteggio addirittura vicino al massimo possibile come somma dell’offerta tecnica e di quella economica.

Bene, bravo, bis.

Di fronte a un esito del genere, uno è portato a pensare che Publiparking abbia nobilmente accettato l’impostazione “normativista”, il muro alzato contro l’ordinanza della Cassazione e contro l’interpretazione giurisprudenziale della norma, con cui il Comune di Aversa, rappresentato dallo stesso roop di oggi, cioè il comandante Stefano Guarino, aveva ispirato la decisione della Sua due anni prima.

E invece non è così: il 6 aprile 2019, infatti, la commissione di gara, alla presenza del citato Rup, si riunisce e siccome non è molto elegante aggiudicare velocemente un appalto di quelle dimensioni senza esprimere neppure un rilievo “devozionale” e manieristico, chiesta a Publiparking una serie di chiarimenti. Uno di questi è così declinato: “Giustificazioni relative alla mancata indicazione dei costi relativi alla Tari, cui è obbligato il soggetto assuntore del servizio, giusto riscontro del quesito agli atti della gara.”

E la Tosap che fine ha fatto? In questa seconda gara, in cui la concessione si espande per 5 anni e non per due, com’era per la gara del 2017, sono o meglio sarebbero circa 800mila gli euro che Publiparking dovrebbe pagare al Comune di Aversa a titolo di Tosap. Ma il Comune non glieli ha chiesti proprio. E questo si capisce proprio dal rilievo posto dalla commissione e riguardante la sola Tari.
Eh sì, perché come potete leggere dalle “giustificazioni” che il 19 aprile 2019 cioè 13 giorni dopo la richiesta formulatale dalla commissione di gara, la Publiparking si trasforma a sua volta in un organo giudiziario e con un ragionamento, a nostro avviso contorto, collega l’ordinanza della Cassazione del luglio 2017 sulla Tosap ad una dimostrazione deduttiva del fatto di non essere obbligata a pagare la tassa rifiuti o Tari che dir si voglia Comunque, con molta sufficienza, Publiparking scrive alla fine di quel suo documento che se proprio bisogna darli al Comune di Aversa questi soldi della Tari, esistono nel piano dei costi presentato a corredo dell’offerta, corposi fondi da cui si potrà, eventualmente e tranquillamente attingere.

Standing ovation della Commissione che il 4 maggio 2019 aggiudica definitivamente la gara affermando che la Publiparking ha dato “tempestivamente riscontro” ai dubbi posti dalla stessa Commissione.

In poche parole, questi qua hanno utilizzato l’ordinanza della Cassazione sulla Tosap per tentare di non pagare la Tari, perché gli 800 mila euro di Tosap il Rup Stefano Guarino, per motivi incomprensibili, gliel’aveva già “abbonata”. E sono proprio i motivi sbandierati da Publiparking ad essere stati respinti in toto nel dicembre 2017 quando la Stazione unica appaltante ha firmato l’atto di revoca dalla gara vinta da Terzo Millennio relazionandosi al RUP Stefano Guarino, che nel 2017 afferma che la Tosap e il suo pagamento sono obbligatori, mentre nel 2019 rimuove totalmente questo tributo dai requisiti, nonostante il fatto che la legge utilizzata nell’anno 2017 esista ancora ed è tecnicamente vigente anche nella parte demolita dai giudici del terzo grado. In poche parole, rispetto a due anni prima, non c’è stata alcuna novitàm Al contrario, il comune di Aversa si è comportato in maniera antitetica nonostante il Rup fosse sempre lo stesso.

Così vanno le cose ad Aversa. Così vanno le cose in provincia di Caserta. Tutto il meccanismo si esercita a presentar querele nei confronti miei e di questo giornale. E lo fa perché un regime di impunità crea, sostanzialmente, una condizione di fatto per la quale “loro” hanno ragione a fare quello che fanno e noi, invece, abbiamo torto, anzi diffamiamo scrivendo quello che scriviamo. Tantissimi nostri articoli vengono ignorati nella fase delle indaginidalla magistratura inquirente. Questo ci costringe ogni volta, con una possibile richiesta di rinvio a giudizio che ci pende sulla testa, a chiedere di essere interrogati per chiarire prima di tutto che, il più delle volte, quegli articoli sono corredati, come questo di oggi, da una documentazione ponderosa, probante e inoppugnabile.

Vabbè, che ne parliamo a fare…

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