CASERTA e MONDRAGONE. Divario shock (non per noi) tra le tasse accertate e quelle incassate. L’ideologia de Il Fatto Quotidiano e…

MONDRAGONE (g.g.)Il Fatto Quotidiano è un giornale che, al di là del suo connotato ideologico che spesso si dimostra oggettivamente fazioso, coltiva questa sua caratteristica lavorando duro sulle ricerche, su fatti concreti, attinenti su quell’amministrazione attiva che incide direttamente sulla vita dei cittadini. E questo rappresenta un fatto lodevole di per sé. Della serie, se proprio uno deve fare un giornalismo di parte, è meglio realizzarlo come Il Fatto Quotidiano.

Ovviamente i dati raccolti non sempre vengono utilizzati per quello che sono tecnicamente e per quello che rappresentano come strumento di una valutazione che, prima di arrivare alla politica, deve esaurire un’attività di analisi di tutti i suoi fattori tecnico-amministrativi.

Questa premessa per dire che l’utile articolo che pubblichiamo nel link in calce al nostro, se da un lato permette di focalizzare una delle tare dei problemi peggiori delle amministrazioni locali, dall’altro lato fa di questa ricerca solo uno strumento di politica attiva, adeguandovi un proprio pregiudizio senza l’analisi riflettuta dei numeri.

Perché affermare, come fa Il Fatto, in questo caso rappresentato dalla sua estensione costituita dal settimanale FQ Millennium, diretto da Peter Gomez, che il divario molto spesso imbarazzante, tra il cosiddetto “accertato“, cioè la platea dei contribuenti di un comune rispetto alle tasse locali e l'”incassato reale” non può essere addebitato soltanto a una premeditata volontà di evadere il dovere di cittadinanza del contribuente.

Questo è solo un aspetto della vicenda. Ce ne sono altri. Sicuramente quello più importante è costituito dall’incapacità dei comuni di ristrutturare i citati elenchi, fornendo un quadro dell’accertamento dei tributi da versare che, ricordiamo, entrano come posta attiva intossicando, dopando gravemente i bilanci. Un elenco serio, fedele e soprattutto possibile.

Prendiamo il caso del comune di Caserta. Tra l’accertato e l’incassato c’è un divario del 50% circa, ma stavolta non si può dare colpa al concessionario, cioè alla Pubbliservizi. Il fatto è che il comune, non sappiamo se per incapacità o malizia, fornisce elenchi obsoleti che conteggiano a titolo di importi accertati il folle tributo Tari, che sta, per i pochi che non lo sanno, per”tassa rifiuti”, di 9€/mq che dovrebbero essere pagati dagli esercenti dei parcheggi a pagamento. In questo modo il comune capoluogo non incassa nemmeno un euro, anche perché, qualche anno fa, la Commissione tributaria mise nero su bianco l’illegittimità della misura di questa tassa, ricordando al comune di Caserta che la media nazionale prevede un prelievo di 1.50/2 euro a metro quadro. Siccome il consiglio comunale non ha mai deliberato questa modifica, il comune di Caserta non incassa né i 9 euro, né i 2 che potrebbe pretendere.

Ecco, questo è uno dei diversi casi che drogano gli importi che danno corpo agli accertamenti delle tasse e dei tributi comunali. Ecco perché non bisogna, se si vuol fare una valutazione seria, affermare che il problema dipenda soltanto dall’evasione. Ma siccome questo è funzionale a un bello e suggestivo titolo sui “paradisi fiscali”, che in realtà non abiterebbero in sperdute isolette oceaniche ma qui da noi, allora Il Fatto, statalista per ideologia, raccoglie buoni dati ma li valuta in maniera non corretta.

Ora non sappiamo se il comune di Mondragone, tra i recordman nazionali dello scarto tra accertato e incassato (11 milioni di euro circa finiti nelle casse comunali nel 2017, a fronte di accertamenti da 36 milioni di euro, pari a uno spaventoso a un 70% o poco meno), abbia gli stessi problemi di Caserta. Quello che ci dispiace dire però è che Mondragone ha senz’altro un primo cittadino impreparato.

Perché, ideologia o non ideologia, quelli de Il Fatto si comportano bene nel momento in cui, a correlazione del rapporto contattano Virgilio Pacifico per dargli la sacrosanta possibilità di replicare e di dire la sua. La circostanza di un Pacifico che sfugge, come scrive Il Fatto, al dovere di fornire una spiegazione, conferma, ancora una volta, che è difficile affermare che Mondragone sia governata da questo sindaco e non invece da altri esponenti della politica locale.

Pacifico avrebbe potuto rispondere facilmente, affermando che il dato del 2017 non può essere addebitato a lui e alla sua amministrazione, visto che lui le elezioni le ha vinte a giugno di quell’anno e che tutta la struttura organizzativa della riscossione dei tributi è riconducibile ai sui predecessori. Questo avrebbe potuto rispondere in linea generale, mettendo una toppa alle lacune che sicuramente ha in termini di conoscenza della matrice di quell’imbarazzante divario, della configurazione analitica delle voci scritte sul documento delle tasse e dei tributi accertati.

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QUI SOTTO IL PASSAGGIO NEL QUALE SI LEGGE CHE IL SINDACO NON HA VOLUTO RISPONDERE