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Il direttore di CasertaCE per 3/4 d’ora davanti al giudice con la Pignetti presente. Deludente il suo post di commento che indugia nel pettegolezzo e non sul merito. Nessuna domanda dal suo avvocato

27 Novembre 2023 - 17:56

Non avremmo scritto questo articolo se, dopo averla guardata diritta negli occhi, non fosse uscito questo post nel quale il problema – pensate un po’ – non è costituito dalla lunghissima esposizione in cui ho spiegato senso e contenuto dei miei 7/8 articoli, bensì su un velato pettegolezzo, visto che i nomi da me proncunciati davanti al giudice la presidente ASI non li fa. Le ribadiamo per la 100esima volta l’invito a un confronto di merito sul modo con cui lei da 9 anni amministra l’ASI CASERTA. Un invito sempre caduto nel vuoto e inviato perché non in un solo suo scritto che fosse uno ha mai risposto a tono a fatti inerenti le procedure amministrative e le modalità di utilizzo di centinaia e centinaia di migliaia di euro di pubblico danaro. Qui sotto, prima della didascalia e dell’articolo, il post della presidente Pignetti

Gentile presidente Pignetti, né il sottoscritto, né alcuno dei collaboratori di CasertaCE appartiene al novero dei suoi amici Facebook; dunque, il post in altro, evidentemente, ci è arrivato da amici-social suoi o amici dei suoi amici taggati o raggiunti da condivisione. Nel caso di suo fratello, ammesso e non concesso che al tempo della notizia – che lei ha sopravvalutato perché abbiamo realmente usato un tono scherzoso per commentarla – il suo profilo fosse privato, è bastato un semplice screenshot fatto dai suoi amici per propagarlo al di là degli amici del profilo privato. Dunque, come detto stamattina in udienza, è assolutamente normale acquisire contenuti da profili privati, per i quali non bisogna certo violare i codici inespugnabili della Banca d’Inghilterra o del tesoro della Corona.

CASERTA (g.g.) – Avevo maturato la speranza che la presidente Asi Raffaela Pignetti, a cui ho rivolto rispettosamente il mio sguardo alla mia entrata e alla mia uscita, avesse qualcosa di più serio da scrivere a commento dell’interrogatorio da me reso, nella veste di imputato, trasformatosi poi in un dialogo tra me e il mio avvocato difensore, dal momento in cui né il pubblico ministero, il quale l’aveva chiesto espressamente, né l’esimio avvocato romano Giuseppe Rossodivita, rappresentante in aula delLlla presidente, hanno ritenuto di dover aggiungere altro alle mie confutazioni, alla mia difesa durata circa 3/4 d’ora.

I capannoni sequestrati a Ferdinando Canciello; la sfasatura temporale tra il provvedimento di sospensione, firmato dalla prefettura di Caserta a carico del sindaco Nicola Tamburrino, in quel periodo ridotto agli arresti domiciliari, e quello molto più lento adottato all’Asi di Caserta, che ha consentito ad un arrestato ai domiciliari di continuare a svolgere per un certo periodo la funzione di componente del Comitato Direttivo. E ancora, i binari delle Ferrovie dello Stato letteralmente scomparsi senza che di ciò fosse stata informata la società Ferrovie dello Stato in un area Asi di Gricignano; le singolari e discutibilissime modalità utilizzate per l’assunzione di Francesca De Angelis, fedelissima di Raffaela Pignetti, un caso assimilabile ad altri casi in cui persone legate al Consorzio Intercomunale sono passate dallo status di dipendenti a tempo determinato a quello di dipendenti a tempo indeterminato, senza sviluppare la loro carriera professionale tramite concorso, come prevede, invece, la Costituzione all’articolo 97, comma 4. Ma anche la cassa integrazione covid realizzata con una procedura che aveva indotto alla bocciatura del piano ASI; la vicenda da me raccontata per l’ennesima volta dei 60/70 mila euro spesi, attinti dal pubblico danaro, dalle casse del Consorzio solo per presentar querele ai miei danni, cifra che, nel mio esame, ho corretto, dichiarando di averla probabilmente sottostimata, dopo aver citato la relazione dei revisori dei conti che, qualche mese fa, hanno messo nero su bianco (meglio tardi che mai) che spendere 451 mila euro di incarichi legali esterni in un solo anno, in presenza di un’ufficio legale costituito presso l’ASI, così come successo nel 2022, ha rappresentato una spesa eccessiva, giusto per usare un eufemismo, come eccessivi per i Revisori sono stati i 100 mila euro per i viaggi e la rappresentanza della presidente e di altri. Dulcis in fundo, il “formidabile” affidamento all’avvocato di Trentola Ducenta, scoperto da noi in una delibera del 4 luglio 2019 e avvenuto, lo sappiamo che è difficile crederci, ma è così, mentre Saverio Griffo era agli arresti domiciliari per la questione della Tangentopoli di Trentola, oggi incardinata presso un collegio del tribunale di Aversa-Napoli Nord.

Insomma, una vera e propria montagna di cose e tanta carne a cuocere nel mio interrogatori.

D’altronde, la presidente Pignetti, pur sapendo che il suo avvocato avrebbe potuto riferirgli i contenuti del mio non confutato esame dell’imputato, pur sapendo che lo stesso avvocato Rossodivita avrebbe potuto accedere, di qui a poco, al verbale stenografato di questi 3/4 d’ora di serrata rappresentazione dei fatti, ha preferito sacrificare mezza giornata di lavoro, di lunedì, quando, presumibilmente, di impegni e di cose da fare per il bene di questa provincia ce ne sarebbero alla sede dell’ASI, per gratificarmi della sua presenza fisica, per gratificarmi del suo sguardo cortesemente ricambiato dal mio.

E invece, cosa ha partorito nella sua incontinente necessità di esternare purchessia via social il suo pensiero nel corso di una giornata che, presumibilmente, ha incastrato nelle sue ferie e che ha deciso di trascorrere tra il tribunale e la scrivania da leonessa della tastiera, le cui parole potete leggere in testa all’articolo?

Che Guarino, durante il suo interrogatorio, ha fatto i nomi di chi gli dava le notizie.

Embé? Qual è il problema? Vedete, se uno dovesse valutare superficialmente il post che, come sempre noi pubblichiamo in capo agli articoli che dedichiamo all’ASI e alla sua presidente, non avremmo dovuto perderci neppure un secondo di tempo, ma qualcosa bisogna dirlo, non sulla stretta analisi del testo, ma su quello che – a mio avviso – significa lo scritto in questione.

Perché se alla presidente Raffaela Pignetti punge l’estro di rappresentare come importante, anzi, come fondamentale, anzi, ancora, come unico elemento da segnalare in una sua reazione, cioè nella reazione del presidente pro tempore dell’ASI Caserta, il fatto che io abbia formulato dei nomi durante l’interrogatorio, vuol dire che per lei, e per l’istituzione che rappresenta, questo dato, a mio avviso del tutto irrilevante, è il dato che conta di più rispetto ad ogni altro nell’alfabeto della comunicazione di una politica che sopravvive a se stessa e alimenta se stessa attraverso la gestione assolutamente iniqua, sprecona, clientelare del pubblico danaro.

Insomma, tutto ciò, nella sensibilità e nell’esposizione del pensiero istituzionale della presidente ASI, interessa più di quanto il sottoscritto abbia detto, commentando e difendendo i miei articoli, entrando nella carne viva della gestione amministrativa, dei fatti procedurali, delle modalità attraverso cui la presidente Pignetti e i componenti del Comitato Direttivo gestiscono il pubblico denaro attraverso la potestà assegnatagli dalla mala-politica.

Ciò, già di per sé, rappresenta – sempre a mio avviso – una ragione chiara, indiscutibile per considerare inadeguata la presidenza di Raffaela Pignetti che, al contrario, da ben nove anni e con un auto attribuzione di un ulteriore proroga di due, gestisce il Consorzio ASI.

Una volta, e l’ho detto anche durante la mia testimonianza in tribunale, vorrei e vorremmo avere la soddisfazione di ricevere una confutazione di merito e non un semplice adescamento concettuale direzionato verso il pettegolezzo.

Scusate, ma qual è il problema se Anthony Acconcia, nel momento in cui è stato licenziato nel modo in cui è stato licenziato, una maniera che poi un giudice del lavoro di Santa Maria Capua Vetere ha ritenuto illegittima, mi ha detto, non essendo più dipendente dell’ASI, che a suo avviso l’ente aveva già speso 60 mila euro in avvocati per le querele intimidatorie (così le definisce il sottoscritto e così le ho ho chiamate stamattina) finalizzate a tapparci la bocca?

Insomma, dove sta il problema? Per noi non sta da nessuna parte, per la presidente Pignetti e, invece, l’elemento cardinale di quanto emerso questa mattina.

E, attenzione, però: la presidente dell’ASI nel suo post non scrive il nome di Acconcia, nonostante io l’abbia declinato in udienza. Perché non l’ha scritto nel post, riportando e appoggiandosi su una mia dichiarazione?

L’avrebbe potuto fare senza alcun problema, visto che non esiste fatto pubblico, più pubblico dei pubblici, del dibattimento di un processo che si tiene in nome e per conto della repubblica italiana.

Ho parlato, come già scritto prima, al cospetto del giudice, dei sequestri di alcuni cantieri di Ferdinando Canciello. Avevo assunto quest’informazione dai carabinieri e dal consigliere comunale di opposizione di Carinaro Stefano Masi che la esponeva a me, esercitando il suo diritto e il diritto di ogni rappresentante del popolo di rivolgersi ad un giornalista per raccontare fatti che non riguardano l’arredamento del bagno di Ferdinando Canciello, bensì riguardano fatti di inerenza pubblica.

E anche in questo caso, allora, embè? Quei sequestri erano già stati effettuati, c’erano i cartelli, i sigilli dell’autorità giudiziaria già apposti.

Per quanto riguarda, poi, i binari sotterrati nell’area industriale di Gricignano, ho parlato di fonti dei carabinieri, relativamente a una foto che ne attestava il dato.

Insomma, la presidente Pignetti cosa fa e cosa scrive? Invece di occuparsi della gravità della scelta di spendere decine e decine di migliaia di euro, attinti dal denaro pubblico, per querelare 15 volte un giornalista, si pone il problema di chi ha fatto uscire la notizia. E, avendolo ascoltato in udienza, ne trae anche soddisfazione che, però, esprime a modo suo: nascondendo i nomi, sempre tra il detto e il non detto, cioè con un una modalità espressiva che non appartiene a chi ricopre una carica istituzionale, ma che, invece, non ce ne voglia la presidente Pignetti, è registrabile nelle chiacchiere da comare che si consumano tra un balcone e l’altro, oppure nel crocchio di sedie posizionate in un cortile in qualche serata oppressa dalla calure estiva.

Insomma, invece di porsi il problema di rispondere e di dire la sua su questi fatti e su quello del danaro speso – caso più unico che raro in Italia e nel pianeta Terra – per perseguitare un giornalista, concentra la sua attenzione su chi abbia fatto uscire la notizia.

Vedete, l’ho dichiarato anche al giudice stamattina: il sottoscritto non ha mai parlato, né direttamente, né indirettamente, né per corrispondenza con la presidente Pignetti, come non ha mai parlato con il 99% dei politici, dei mandarini e delle mandarine degli enti strumentali e neppure con i burocrati che popolano questi e gli enti locali di superiore gerarchia.

Mai ci ho parlato. Non li conosco e non li voglio conoscere. Per me, si chiami Pignetti o si chiami Vattelappesca e la stessa identica cosa.

Il sottoscritto e il giornale che dirige combattono e combatteranno sempre contro ogni malaffare della politica malata di questo territorio, contro gli sprechi e contro la mala gestione.

Per noi, spendere 451 mila euro in un solo anno per attribuire incarichi legali ad avvocati esterni, avendo nel proprio organigramma un ufficio legale, e spendere 100 mila e passa euro per viaggi, spese di rappresentanza, eccetera è assolutamente riprovevole e rappresenta uno spreco di denaro pubblico inaccettabile.

Lo diciamo, l’abbiamo detto e lo diremo sempre.

E alla Pignetti, accucciata in un angolo in un’aula di tribunale, l’ho detto indirettamente stamattina nella mia testimonianza, esposta alla presenza di un giudice della Repubblica Italiana, alla presenza di un PM della Repubblica Italiana, dell’esimio avvocato Rossodivita, che sicuramente merita le decine e decine di migliaia di euro, a riscontro delle parcelle inviate all’ufficio Economato dell’Asi, e al cospetto del mio avvocato Mario Griffo.

Poi, per carità, la giustizia farà il suo corso e ne accetterò il suo responso. Se sarà positivo, sarò contento.

E non perché questo dispiacerebbe alla signora Pignetti, della quale, onestamente, non mi e non ci interessa granché quando si rappresenta quale persona fisica, ma perché ritengo che un’assoluzione fornirebbe una ragione a quelle ragioni ampiamente documentate che io, nel rispetto e al cospetto di un tribunale della Repubblica Italiana, ho esposto.

Se sarà, invece, negativo, ovvero se sarò condannato, ricorrerò tranquillamente e ordinatamente alla corte di Appello e poi, di nuovo, eventualmente, alla Cassazione. Se la mia condanna diventerà definitiva, poi, scriverò cento articoli per contestarla. Ma la rispetterò e faciliterò la sua esecuzione, come dovrebbe fare ogni normale cittadino in una democrazia che discute e contesta una sentenza dei tribunali, ma non ne può discutere e contestare la sua applicazione.

Tutto qui. Questo articolo io non l’avrei scritto se la presidente Pignetti non avesse regalato alla sua interessantissima e sempre ricchissima bacheca di Facebook la sua esternazione odierna che, ripeto, ne definisce il tratto.

E definisce soprattutto il tratto della sua esperienza istituzionale, connotata dal pensiero debole, da un pensiero debole che più debole non si può.