LA NOTA. La fattoria di Sandokan, la violenza che torna e perché l’uscita del comune di S.Maria da Agrorinasce nulla c’entra con quella decisa da Casal di Principe

28 Novembre 2020 - 13:32

CASERTA (G.G.) – Questo giornale non ha mai nutrito complessi di sorta né malmenate paure quando si è trattare di esprimere qualche critica al modo con cui Agrorinasce, il consorzio dei Comuni dell’agro aversano e della piana dei Mazzoni che ha messo insieme una struttura finalizzata a gestire, avviandolo ad iniziative di tipo sociale ed economico, l’enorme patrimonio confiscato ai clan, che da quelle parti si riassumono in un unico grande cartello, con tanti riferimenti territoriali confederati: il clan dei Casalesi.

Se in passato anche il sindaco di Casal di Principe Renato Natale, altra persona che non ci è granché simpatica, ma di cui tutto possiamo scrivere eccetto che abbia coltivato e coltivi empatia nei confronti della criminalità organizzata, ha deciso a un certo punto di uscire da Agrorinasce, vuol dire che le dinamiche di questo consorzio, che fu fondamentalmente una creazione di lorenzo Diana, meriterebbero di essere molto più al centro di un democratico confronto, di un libero dibattito di idee rispetto a quanto accada nella realtà.

class="p1">Il presidente Allucci ha fatto cose buone, ma anche cose meno buone.

Eppure si ha la sensazione che esista un timore reverenziale nei suoi confronti, che lo porta ad esser divenuto, di fatto, zona franca da critiche per effetto di una situazione costruita a priori.

Abbiamo voluto fare questa premessa perché l’ottimo articolo di Rosaria Capoccione, che pubblichiamo in calce, affronta proprio una questione riguardante Agrorinasce e la defezione sospetta, l’uscita dal consorzio da parte del Comune di Santa Maria la Fossa, che l’ha decisa con una delibera di consiglio approvata in digitale nei giorni scorsi.

L’uscita dal consorzio dovrebbe comportare l’acquisizione, da parte del Comune, che lo sfilerebbe ad Agrorinasce, del finanziamento da 15 milioni di euro erogato dallo Stato per il pieno recupero alla legalità della grande fattoria Balzana, un tempo centro di produzione della Cirio e poi finito nelle mani della famiglia di Francesco Schiavone Sandokan, che negli anni ’90 la controllò attraverso l’imprenditore Dante Passarelli, mister Ipam, il re dello zucchero che ne diventò proprietario.

La particolarità di questa vicenda è che il sindaco Nicolino Federico è andato, come si suol dire, a carro armato, portando in consiglio la delibera nonostante il parere contrario dell’ex direttore dell’Agenzia dei Beni Confiscati, Mario Morcone, e anche del prefetto di Caserta Ruberto.

E se l’invito di Morcone può essere preso per quello che è, graduando cioè una valutazione dello stesso in una scala morale,  visto e considerato che oggi ricopre la carica di assessore regionale alla Socurazza, diverso è il discorso relativo al parere del prefetto, che è il parere del governo.

In che parole il sindaco di S.Maria la Fossa e la sua maggioranza si sono posti, tra le proteste dell’opposizione guidata dall’ex sindaco Papa, in contrasto con lo Stato Italiano.

E siccome non possono essere sottovalutati o scollegati da questa vicenda i molti episodi di violenza, a partire dall’incendio del campo di grano, giusto per citarne uno, di cui sono stati fatti segno le gestioni dei beni confiscati al clan dei Casalesi proprio nella zona di S.Maria la Fossa, diventa agevole affermare che la decisione della maggioranza che regge le sorti del Comune non è neppure lontanamente assimilabile a quella che, a suo tempo, fu presa dal sindaco di Casal di Principe Renato Natale.

In questa circostanza, infatti, nulla conta il giudizio democratico di consenso o dissenso che si può erogare intorno alla gestione del presidente di Agrorinasce Allucci.

Qui c’è un consiglio comunale che dentro ad una vicenda inquietante di atti intimidatori, compie un’operazione con l’obiettivo di gestire in proprio i 15 milioni di euro e di scegliere autonomamente i soggetti che quel bene dovranno gestire.

Per cui, o il sindaco Federico alza l’asticella, ma la alza alla grandissima, dimostrando di poter fare garanzie allo Stato, al prefetto, al questore, ai Carabinieri e alla GDF sulla trasparenza di un bene simbolo qual è la Balzana, oppure avrà sbagliato di grosso e meriterà la revoca del finanziamento che, ricordiamo, è stato attribuito in connessione ad un bene che lo Stato ha confiscato, assumendolo nella sua proprietà, prima di concederlo al Comune.

Per cui non è affatto detto che, cambiate radicalmente le condizioni di partenza, lo Stato quel bene potrebbe riprenderselo.

 

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