L’EDITORIALE MARCIANISE. Ecco perchè i post con cui Giuseppe Golino e la moglie Lina Scialla hanno risposto al decreto proditorio di Velardi sono un atto di generosità in difesa delle prerogative calpestate del consiglio comunale

12 Giugno 2021 - 19:01

Una nostra riflessione dopo i fatti dei giorni scorsi. Chi dovrebbe difendere la funzione consiliare di fronte ai contenuti strafottenti, frettolosi, sbrindellati dell’atto firmato dal sindaco? La presidente Angela Letizia. Se, se…stiamo freschi

 

di Gianluigi Guarino

Noi che scriviamo da diversi anni delle vicende relative al sindaco pro tempore di Marcianise Antonello Velardi, avevamo maturato l’idea che le persone candidatesi con lui alle elezioni comunali del settembre scorso, fossero “gente strana”, soggetti come quelli che un formidabile Rocco Papaleo raccomanda a suo figlio, interpretato da Checco Zalone, di non frequentare, evitando di innamorarsi di una donna maghrebina.

La nostra convinzione, che ha informato questo punto di vista, era fondata su un ragionamento semplicissimo: nel 2016, il vero Antonello Velardi era conosciuto da pochi (tra i pochi, c’eravamo noi), e dunque potette anche utilizzare il prestigio derivatogli dalla sua funzione all’interno de Il Mattino, rivelatasi poi sottile, al limite della trasparenza, visto il licenziamento in tronco inflittogli dal giornale fondato da Scarfoglio e dalla Serao. Stavolta, invece, non c’era alcun elemento per associarsi a lui in base ad una conoscenza del soggetto, che poi, nel momento in cui i rapporti fossero precipitati, poteva essere sempre definita superficiale e, in quanto tale, diventare un’attenuante, com’è stato per tanti di coloro che lo hanno appoggiato e successivamente, strabuzzando letteralmente gli occhi, sono stati costretti ad abbandonarlo.

Per

cui, al netto dei quasi due anni e mezzo, durante i quali Velardi è stato in carica nella precedente consiliatura, nessuno poteva affermare seriamente di trovarsi di fronte ad una persona competente al punto da poter svolgere la funzione di sindaco di una città difficile come Marcianise, e nessuno poteva sostenere che Velardi fosse un vero democratico, una persona tollerante, aperta ad punto di vista altrui, disposta ad ascoltare. Ciò alla luce della folle successione di eventi, avvenuta dal giugno 2016 fino all’ottobre 2019 quando i suoi consiglieri di maggioranza, autenticamente disperati, furono costretti a mandarlo a casa, con la stessa rassegnazione di quelle persone le quali capiscono, ad un certo punto, di non poter stabilire un dialogo, una dialettica con chi regola l’esposizione del suo pensiero in base a parametri decisamente esorbitanti dall’ambito del razionale.

Dunque, il dato caratteriale che spesso ha creato e continua a creare scene da vero e proprio teatro dell’assurdo, era emerso con chiarezza e anche chi faceva parte della sempre più esigua schiera di persone che non leggono CasertaCe, si poteva tranquillamente capire che una qualsiasi forma di relazione, di collaborazione politica ed istituzionale, si sarebbe potuta fondare solo e solamente su una caratteristica ben definita: obbedienza cieca. Ma soprattutto, obbedienza acritica. Della serie: chi sta con me deve parlare solo quando “piscia la gallina”, poi quando c’è qualche mollica da dare, decido io, se, come e quando.

Va da sè che un personaggio del genere non avrebbe funzionato neppure se, nei guazzabugli e negli orditi genealogici della Roma imperiale, fosse riuscito, allo stesso modo con cui capitò ad esempio al Nerone o al Caligola, a diventare imperatore. Figuriamoci in democrazia, nel cui ambito, uno così non viene preso neanche sul serio ma va solo spernacchiato.

Per cui – così ragionavamo -, se ci sono tante persone che ancora lo seguono, questo non può essere legato ad un’impronta carismatica visto che nel caso di Velardi non si intravedeva più neanche “un quadro di lontananza”, un involucro empatico.

Cosa rimaneva dunque quale strumento valutativo per qualificare i seguaci di Velardi? La evidente alienazione, la evidente dissociazione da una realtà fatta, al contrario, di consapevolezze e della saggezza minima del buon padre di famiglia. Insomma, degli svalvolati o quasi.

E invece, ha suscitato in noi una riflessione e anche qualche ripensamento la reazione che il consigliere comunale Giuseppe Golino ha manifestazione a quella che per noi è stata normalità, cioè all’ennesimo innesco della miccia corta di Velardi, il quale ha tolto, ipso facto, in 10 minuti, la delega alla protezione civile che aveva attribuito proprio a Golino, per punire il suo esercizio di libertà personale ma, aggiungiamo noi, colpendo, ancor più gravemente, il diritto e le prerogative di un consigliere comunale in quanto rappresentante del popolo, in quanto rappresentante di una parte cospicua dei cittadini di Marcianise. E solo perchè questi aveva osato, in maniera civile e, in tutta onestà, lo abbiamo letto più volte quel post, con accenti moderati e ragionevoli, esprimere una critica rispetto al modo con cui è tenuto l’ormai famoso e famigerato laghetto del Ring verde di Marcianise.

Ecco perchè abbiamo citato proprio quei due imperatori, cioè Nerone e Caligola. Traslando, infatti, questa vicenda del contesto della Roma imperiale, il Nerone l’avrebbe anche accoppato un suo consigliere, ma avrebbe fatto trascorrere qualche giorno, magari convocandolo e, nell’umiliarlo davanti alla sua corte, acquisire anche qualche informazione sui motivi per cui il “ribelle” aveva espresso le proprie critiche.

Quella del sindaco è stata un reazione finanche più scomposta di quella che avrebbe avuto quel mattacchione di Nerone: ha scritto un decreto totalmente privo della relazione tra una causa, totalmente invisibile e l’effetto della revoca di Golino, quale consigliere comunale delegato alla Protezione Civile.

E allora, arretrando di qualche secolo e parafrasando una citazione riguardante gente un pò più seria del Nerone, va dato a Golino quel che è di Golino. Vanno infatti sottolineati i contenuti di due post pubblicati: il primo proprio a firma di Golino, il secondo a firma della moglie Lina Scialla.

E qui dobbiamo riconoscere che attorno a Velardi non ci sono tutti svalvolati. C’è anche qualcuno che possiede modi, forma, passione, compostezza e rispetto. Il che, però, va detto, fa crescere in qualche modo le nostre perplessità rendendo ancora più inspiegabili i motivi per i quali due persone come Golino e la moglie, che scrivono in questo modo, che commentano con amarezza, ma anche con ortodossa serenità, l’accaduto, possano aver investito su Antonello Velardi.

Senza padrini e senza padroni, non si ferma il vento con le mani“. Questo è la chiusa del post del consigliere comunale. Al di là della parte finale che evoca, almeno per noi, cultori ed esperti appassionati della storia del ventesimo secolo e quindi anche della musica pop che l’ha percorso in Italia, un verso scritto da Gianni Bella, per la sorella Marcella Bella (“Non si recinge l’aria“), è apprezzabile il richiamo chiaro che il consigliere comunale fa a quello che non è solo un suo diritto, ma è un diritto dell’uomo, una struttura di civiltà da cui discende la convivenza pacifica tra uomini e donne, tra cittadine e cittadini che nella cornice della legge concorrono alla formazione del bene comune, confrontando ed eventualmente scontrando, le proprie idee con quelle altrui.

Senza padrini e senza padroni“, dunque. Non vogliamo eccedere nella interpretazione che potrebbe essere strumentalizzata quale forma di adulazione in funzione di un passaggio di Golino nel gruppo di chi ritiene questo sindaco un disastro per la città di Marcianise. Noi, infatti, non abbiamo mai lisciato il pelo ad alcuno, perchè com’è noto, Golino ha subito in passato, e le subirà ancora, qualora lui o chiunque altro dovesse compiere atti, a nostro avviso, sbagliati, le nostre severe critiche. E’ successo perchè sulla vicenda della Pro loco a nostro avviso aveva torto. Ripetiamo, a nostro avviso, naturalmente.

Oggi, dunque per gli stessi motivi, per la stessa ragion d’essere delle critiche di allora, non possiamo non riconoscere le sue ragioni, non volendo noi professare l’indennità dei disonesti intellettuali, cioè, non perchè queste tesi, questi contenuti, queste ragioni siano espresse da Golino, da Tizio, Caio, Sempronio. Semplicemente perchè un consigliere comunale, il quale si limita a rivendicare la dignità come cifra di libertà nell’interpretare il proprio ruolo di rappresentante del popolo sovrano, va difeso a prescindere, si chiami pure Belzebù o Jack lo squartatore o Francesco Schiavone Sandokan. Questione di liberalismo, cari signori.

L’atto proditorio e arrogante, l’abuso che si connota come tale nel momento in cui il sindaco non spiega, nel decreto, i motivi per cui ha tolto la delega a Golino, così come, siamo ancora in zona anniversario, Benito Mussolini, in uno dei suoi peggiori discorsi, dal balcone di Piazza Venezia, non spiegò per quale diavolo di motivo stesse dichiarando guerra alla Francia e alla Gran Bretagna.

Ora, ci verrebbe da dire, “Siamo tutti Giuseppe Golino“. Ma non lo diciamo ad alta voce perchè qualche cretino, anzi più di qualche cretino, non capirebbe il senso, retorico nella forma, solidamente politico nella sostanza, di questa affermazione. Siamo tutti Golino perchè quello che ha fatto Velardi, superando tutti i limiti della decenza istituzionale e, consentitecelo, non solo istituzionale, è un atto anti democratico, senza se e senza ma.

E quel preambolo del suo decreto, con il quale firma il taglio della delega alla Protezione Civile, diventa una caricatura di una pezza a colore che non c’è. Qui non è infatti in discussione che un sindaco sia il titolare della potestà sulle deleghe attribuibili agli assessori oppure, anche nella loro forma più leggera, ai consiglieri comunali. Qui è in discussione un’etica della funzione democratica che non può essere esplicitata in maniera selettiva, ma che, anche nelle decisioni più nette, in cui si nota maggiormente un connotato presidenzialista (cesarista, no, non esageriamo) della funzione sindacale, non deve mai superare il limite del rispetto.

E qui i limiti sono stati superati, sia per quanto riguarda il rispetto della persona, sia per quel che riguarda il rispetto della sua famiglia. Non casualmente difesa, come fanno di solito le leonesse alfa, dalla moglie di Golino che ha fatto per intero il suo mestiere, dicendo tutto il bene del mondo su ciò che il consorte impegna, in termini di tempo, per la cura e la crescita del fondamentale servizio di Protezione civile. Ma qui c’è da imitare, nel mestiere di difensore, la signora Lina Scialla perchè lei giustamente difende il marito, e i democratici devono invece, difendere la funzione di consigliere comunale, dato che il modo con cui il sindaco ha affrontato questo caso, colpisce direttamente anche tutti quelli che alle elezioni di settembre hanno votato per Golino e che possono ritenersi legittimamente offesi da un atto di evidente disprezzo del principio della rappresentanza democratica.

Qui sotto pubblichiamo sia il post di Giuseppe Golino che di sua moglie. Leggerete parole e concetti che vanno a ricostituire la dignità umiliata da un sindaco sempre più scollacciato, obnubilato che rischia veramente di consegnare la città di Marcianise ad un clima di guerra civile. Golino, davanti alla volgarità, alla rozzezza, ha saputo rispondere con eleganza, nel momento in cui ha scritto che è stato lui a chiedere di essere revocato e l’ha fatto proprio in quanto non vuole ritagliarsi un destino di reggicoda, di docile esecutore di ordini e di direttive da parte di un sindaco, non a caso, da lui definito padrino e padrone.

Tutto qui: Giuseppe Golino e anche sua moglie hanno dunque riattivato il collegamento interrotto con la dignità di una democratica istituzione, qual è il consiglio comunale. Alla luce di quello che abbiamo letto, c’è da attendersi che Golino si muoverà, almeno nei prossimi tempi, di conseguenza. Dunque non passerà certo all’opposizione, ma costituirà in consiglio comunale una posizione a presidio della dignità, delle prerogative, del prestigio dell’organo di cui fa parte, votando sì quando sarà d’accordo, votando no quando non sarà d’accordo, oppure astenendosi.

Libero, aperto e con lo sguardo fisso negli occhi del sindaco a cui si rivolgerà con la pari dignità di un organo istituzionale che, lasciatecelo dire, riveste un valore anche superiore alle cariche esecutive, soprattutto in luoghi in cui il sindaco è stato letteralmente trascinato dalla sua coalizione, dai candidati al consiglio, essendo stato il proprio contributo personale vicino allo zero, così come hanno dimostrato i risultati dell’urna del 20 e del 21 settembre.

Non abbiamo mai avuto problemi ad ammettere i nostri errori e dunque diciamo di nuovo che la reazione di Giuseppe Golino ci ha fatto capire che non tutti quelli che nello scorso settembre si sono candidati con Velardi sono degli inconsapevoli attori dell’umana esistenza.

 

QUI SOTTO IL POST DI GOLINO

LA QUIETE DOPO LA TEMPESTA…
Fatti forza. Hai le spalle forti. (Cit.)
Voglio cominciare così con questa citazione che ritengo sia perfetta e la più adeguata a sintetizzare tutte le altre che ho ricevuto per solidarietà.
Ne approfitto per ringraziarvi tutti.
Allora, come promesso la mia attività amministrativa e politica riprende dal punto in cui è stata interrotta e cioè dai progetti posti in essere e che seguirò passo passo fino alla loro conclusione.
Stamattina sono stato a Santa Venere ed ho visto con mia estrema soddisfazione che è stata già installata la cabina elettrica che ospiterà i gruppi elettrogeni che alimenteranno sia le pompe di svuotamento sia tutto l’impianto semaforico.
Bisogna fare presto perché siamo a rischio allagamento, visto le varie instabilità meteorologiche.
Ho proseguito poi nel visitare il laghetto del ring verde ed ho constatato che il livello dell’acqua è già sufficiente per scongiurare danni alla fauna che vive in quel paradiso e che presto, molto presto tornerà tale.
Vi continuerò a tenere aggiornati sulla vicenda.
Per ultimo e non perché sia meno importante, voglio spendere qualche parola in merito alla revoca della delega alla protezione civile.
Ebbene ho chiesto io al Sindaco che mi venisse revocata. L’ho chiesto perché ho una struttura ossea che ancora mi regge. Nessuno mi dica cosa devo fare. Era una delega che imponeva di essere una sorta di segretario.
Io non sono il segretario di nessuno.
Il mio peso specifico in termini di azioni e decisioni nel nostro gruppo di Protezione civile non è mutato.
Tutto questo grazie all’adeguamento del nuovo regolamento alla legge numero 1 del 2 gennaio 2018.
Adeguamento che abbiamo fatto insieme il sottoscritto e il viceprefetto Michele Lastella, approfitto fin d’ora per ringraziarlo ancora.
Il nuovo regolamento prevede che sarà sempre l’assemblea elettiva a nominare i responsabili. L’assemblea elettiva è costituita dai volontari tutti.
La Protezione Civile è libera, menomale aggiungo!
#senzapadrini
#senzapadroni
#nonsifermailventoconlemani
#consiglierecomunaledimarcianise

QUI SOTTO IL POST DI LINA SCIALLA

Moglie consigliere Golino
Uno dei compiti di un consigliere comunale è quello di denunciare e raccogliere le problematiche del proprio paese, per poi cercare di risolverle. In questo, e non perché sono di parte, il consigliere Golino ha avuto sempre una particolare attenzione, nonché audacia e bravura che lo contraddistinguono. Da quando ha avuto l’incarico di coordinatore della protezione civile, ha preso a cuore l’importanza del suo compito sociale, interessandosi e coinvolgendo i suoi ragazzi (apprezzandoli e valorizzandoli uno ad uno) a tutte le iniziative sociali di cui Marcianise è stata coinvolta. Il lungo periodo, purtroppo, della pandemia lo ha tenuto impegnato in azioni di solidarietà determinanti per la città a discapito del proprio lavoro e nonché della propria famiglia (chi meglio di me può affermarlo). Ha messo a disposizione del gruppo tutte le sue capacità organizzative, gestionali e risolutive dovute anche alla sua professione. Insomma ha dato e da sempre il massimo. Per queste sue doti, il sindaco giustamente lo ha nominato come suo delegato. Non voglio credere che la scelta di togliergli la delega sia perché il consigliere abbia denunciato un possibile disastro ambientale della sua città, provvedendo poi subito a rimediarlo con il proprio gruppo di protezione civile. Questa la vedo come assurdità da parte del sindaco (persona di cui nutro una profonda stima, avendo avuto la possibilità di conoscerlo).

Denunciare una problematica è doveroso ed è ancora più doveroso provvedere alla soluzione di un problema comune.